lampiÈ finalmente in linea il primo rapporto annuale sullo stato delle politiche locali e globali (e il loro effetto sociale) per la diffusione delle tecnologie dell'informazione e comunicazione (TIC), scaturito dal WSIS (Tunisi, novembre 2005) e dalla necessitàà di monitorare, particolarmente nei paesi emergenti, la diffusione delle TIC (ma anche dell'Open Source ecc.), intese come necessario strumento per l'inclusione sociale.
Il testo è articolato in quattro parti:
A p.16 sono richiamate le misure dell'Agenda di Tunisi per favorire la costruzione della società dell'informazione: tra queste, il necessario sostegno alle istituzioni formative, scientifiche e culturali, tra cui biblioteche, archivi e musei in quanto garantiscono l'accesso libero e gratuito all'informazione e favoriscono l'aggregazione sociale, soprattutto nelle zone depresse.)
The Global Information Society Watch 2007 report è disponibile a <http://www.globaliswatch.org/files/pdf/GISW_2007.pdf [PDF 3751 k].
Più della metà degli italiani non usa internet: il 52 per cento degli abitanti della Penisola non ha alcuna familiarità con il web.
Èil dato che emerge da un'indagine commissionata dall'Osservatorio permanente contenuti digitali ad AcNielsen.
La fotografia del Paese "connesso" mostra che il 23 per cento degli italiani naviga quotidianamente e il 25 accede alla rete meno di una volta giorno.
Sul totale, i consumatori "forti" di tecnologie sono il 31 per cento: di questi, tuttavia, la maggioranza (il 17 per cento) appartiene alla categoria "technofan", vale a dire coloro che usano i new media per svago, in modo poco consapevole e raramente per informarsi.
Il restante 14 per cento la vera "avanguardia", che coniuga interessi tecnologici e culturali: si tratta degli "eclettici" che padroneggiano gli strumenti messi a disposizione dalle novità informatiche e li sfruttano soprattutto per fini creativi e culturali, facendone un uso attivo.
Sono disponibili online a <http://www.delos.info/index.php?option=com_content&task=view&id=594&Itemid=327> le seguenti presentazioni del corso "Digital Libraries for the Digital Librarian. Making the Journey from Traditional to Digital Libraries", 28 May - 2 June 2007, Settignano, Firenze, organizzato nell'ambito del progetto europeo DELOS:
La posta elettronica arriva finalmente in biblioteca, ma non, come temono alcuni, per l'uso privato che i lettori fanno delle attrezzature pubbliche (che, in quanto tali, sono appunto a disposizione dei privati).
Ma, prima, la notizia sulla comunicazione.
Se siete cittadini UK, entro la fine del mese potete depositare i vostri messaggi di posta elettronica (spediti o ricevuti) nel nuovo archivio "Email Britain" presso la British Library con il supporto della Microsoft. L'archivio si affiancherà a quello esistente delle lettere manoscritte depositate nella BL, con l'intento di testimoniare i nuovi modi di comunicare vigenti in Gran Bretagna, raccogliendo un milione di messaggi. Da luglio l'interrogazione dell'archivio sarà aperta al pubblico, dapprima solo dai terminali della British.
E adesso la notizia bibliotecaria.
Le 10 categorie sotto le quali i messaggi di posta elettronica saranno catalogati sono: Blunders (embarrassing revelations, mistaken identity, etc), Life changers ( job offers, marriage proposals, etc), Complaints (public transport, poor customer service, etc), Spam (the best or worst spam emails received), Love and romance (romantic emails which tugged at the heartstrings), Humorous emails (funny forwards, office banter, jokes, etc), Everydays emails (exchanging recipes, organising nights out, etc), News (good and bad news, births, illness, accidents, etc), World around you (emails/views on topical events, news from around the world, etc), Tales from abroad (long distance emails from far flung places).
L'XI che manca - a parte la pubblicità - è quella degli insulti, che pure sono ormai un modo corrente di comunicare via Internet.
"Good information is the best medicine" dice Donald A.B. Lindberg, direttore della National Library of Medicine, il cui motto figura in epigrafe al sito dell'Associazione dei Bibliotecari della Sanità (BDS): la buona informazione è la migliore medicina. E dev'essere veramente così, se l'Istituto Millward Brown ha trovato, su una popolazione di 800 navigatori, che ben 3 su 4 interrogano la rete per ottenere informazioni sulla salute. Così, il web finisce per diventare il "medico" preferito soprattutto per quanto riguarda le malattie meno gravi.
Altri dati, riguardo ai soggetti: l 66% degli intervistati ha dichiarato di usare Internet come fonte d'informazione sulla salute, mentre il 54% chiede al medico e il 53% si rivolge al farmacista (in media, ogni intervistato ha dichiarato di utilizzare 2,7 fonti d'informazione). Crolla invece l'influenza della tv, indicata come fonte d'informazione solo dal 25% degli intervistati.
Invece, riguardo agli oggetti: in testa alle malattie più "cliccate" ci sono i problemi relativi al peso e all'obesità (32%), seguiti dal mal di schiena (25%), dal mal di testa (23%) e dalle malattie stagionali. Al sesto posto si piazzano contraccezione e gravidanza. La classifica si inverte quando si parla di ricerche di informazioni sui farmaci: al primo posto malattie stagionali e mal di testa (18%), seguiti da peso e mal di schiena (15%). Infine: i siti specialistici superano di gran lunga quelli generici (i cosiddetti portali "orizzontali").
La circolazione "virale" dell'informazione è quel fenomeno di social networking per cui gli utenti di Internet mostrano un'ultra-reattività alle novità immesse sul mercato dell'informazione con il risultato che, dalla mattina alla sera, un nuovo oggetto posto sulla Rete riceve milioni di utenti e ha già provocato approfondite discussioni.
Ne può conseguire una grande e immediata notorietà del sito secondo ciò che viene chiamato effetto Slashdot (o barra-punto, /.), il sito che pubblica notizie derivate da altre fonti e poste al commento del pubblico - immediatamente dopo la pubblicazione il sito viene letteralmente preso d'assalto da migliaia di lettori, che spesso generano un traffico così elevato da renderne gli effetti simili a un attacco di tipo "denial of service" (DoS, negazione del servizio per troppi accessi) - oppure, se i commenti sono negativi, la distruzione della buona fama del prodotto o del produttore.
Ne ha fatto recentemente le spese la Microsoft cha aveva regalato migliaia di portatili Acer "Ferrari" con su Window Vista, sperando in pubblicità positiva ma che invece, per la parola d'ordine immediatamente circolata "è talmente schifoso che lo regalano", ne ha ricevuto danni.
Morale, afferma Stefano Mc Vey: le aziende dovrebbero curare un'azione supplementare di marketing per sondare e monitorare ogi giorno il modo in cui la propria reputazione viene percepita e trattata dall'utenza del web, sia per imparare a orientarsi meglio nel dialogo verso gli utenti sia per evitare disastri alle proprie public relations.
La serie dei workshop OAI rappresenta uno dei maggiori appuntamenti mondiali per i tecnici-sviluppatori di software per gli archivi digitali, per coloro che si occupano di formulare politiche Open Access, i finanziatori e i ricercatori che se ne servono.
Il programma offre un buon mix di tutorial pratici preparati da esperti in materia, presentazioni di progetti e ricerche, poster e gruppi di discussione.
I principali interventi del CERN Workshop on Innovations in Scholarly Communication (OAI5) sono resi disponibili in video su web via broadcast alla URL <http://indico.cern.ch/conferenceOtherViews.py?view=standard&confId=5710>
Circa 10 minuti dopo ciascuna presentazione svolta nell'auditorium principale, verrà pubblicato il file.
Sempre a partire dalla pagina <http://indico.cern.ch/conferenceOtherViews.py?view=standard&confId=5710> sono accessibili anche molte delle presentazioni.
Lo sostiene Larry Sanger <http://en.wikipedia.org/wiki/Larry_Sanger>, che del Wiki è stato co-creatore, al quale sta cercando di opporre Citizendium, neo-wiki ma con esperti certificati e resi pubblici.
L'occasione della presa di posizione negativa di Sanger è stata data dal ministro dell'Educazione britannico Alan Johnson che ha recentemente applaudito a Wikipedia, al suo valore culturale e anche al suo significato educativo. Replicandovi, Sanger ha sostenuto che Johnson "non ha compreso i molti problemi che affliggono Wikipedia, da quelli di gestione alla sua comunità spesso non funzionale, dai contenuti frequentemente inaffidabili ad una serie di scandali", come il caso di Ryan Jordan insegna, ventiquattrenne studente di una piccola università del Kentucky e sedicente esperto teologo con lo pseudonimo di Essjay, con il quale aveva contribuito a molte voci dell'enciclopedia sull'argomento.
La scoperta dell'imbroglio ha gettato in crisi la credibilità della Wikipedia in quanto tale, senza però entrare nel merito del contenuto delle voci firmate da Essjay (risultate copiate da opere divulgative).
"Sebbene Wikipedia sia un fenomeno piuttosto utile e incredibile - ha proseguito Sanger - sono ormai sicuro che non possa più essere messa a posto".
La mattina del 13 aprile un sisma abbastanza forte ha fatto temere per la stabilità della nuova mega biblioteca di Città del Messico "José Vasconcelos", tanto che un'interrogazione parlamentare ha chiesto un sopralluogo urgente da parte della Protezione civile.
Ma non è questo il solo pericolo: "Non è una biblioteca, è un naufragio", ha scritto Joëlle Stolz su "Le Monde" del 10 aprile, informando che il 20 marzo scorso la mega struttura, inaugurata dieci mesi fa in pompa magna dall'ex presidente Vicente Fox, ha chiuso i battenti sotto un diluvio d'acqua "interna": umidità delle pareti e degli ambienti, ossidazione delle strutture metalliche, deterioramento accelerato dei marmi, vera e propria inondazione del parquet dell'auditorio, ascensori bloccati, giardino botanico ancora allo stato di sodaglia, per non parlare di 200 mila volumi (su 500) non catalogati.
È pertanto sospeso, dice il comunicato pubblicato su < http://www.bibliotecavasconcelos.gob.mx>, il servizio al pubblico ma non il lavoro degli impiegati: forse in Messico d'ora in poi il termine "sub-bibliotecario" potrebbe non indicare più una condizione gerarchica, ma una competenza aggiuntiva di sport acquatico...
Nel 1993 Marc Anderssen (che molti chiamano Anderson) e altri lanciano Mosaic, il primo browser per il web e, l'anno dopo, la Netscape Communications, che si è poi evoluta fino agli attuali Firefox e Thunderbird.
Fin qui è storia antica.
Nel 2004 Anderssen/Anderson (insomma, Marc) riparte dal social network con Ning, un social software che fornisce la piattaforma Internet per la creazione di libere comunità fondate, gestite e personalizzate dagli stessi utenti e che, due anni dopo, già conta più di 30 mila comunità.
La creazione della propria comunità è ora resa più facile, automatizzando molti dei processi più fastidiosi e con il supporto di un apposito blog per gli sviluppatori e consentendo anche di guadagnare (spendendo poco), con il programma Ning for businesses.
Il cerchio si chiude, per ora, con la comunità library20.ning.com, per bibliotecari interessati al web 2.0 (in Italia: biblioteca20.ning.com, il cui elenco dei membri è su tre pagine a partire da <http://biblioteca20.ning.com/profiles/friend/list?page=1>)
Pare che siamo tra i più chiacchieroni, almeno stando a Technorati, il motore di ricerca dedicato al mondo dei blog, che nel dicembre 2005 ne ha registrato 8 milioni, 35 nel 2006 e 72 nel 2007.
Ogni giorno si creano dai 3000 ai 7000 splog (ovvero blog finti creati solo per aumenare il proprio ranking sui motori di ricerca).
La statistica vede, infatti, l'italiano - con il 3% dei blog mondiali - tra le lingue più diffuse, dietro al giapponese (37% e in crescita), all'inglese (36% ma in diminuzione) e al cinese (8%), ma davanti seppur di poco allo spagnolo (3%), al francese (2%), al russo (2%), al portoghese (2%), al tedesco (1%) e, lingua emergente, al farsi (1%).
Dalla ricerca risulta però anche dell'altro: una crescita del fenomeno blog in rallentamento tendenziale, con ritmi di crescita progressivamente minori ("ci è voluto più tempo per raddoppiare la quantità dei blog da 35 a 70 milioni che non da 5 a 10 milioni": 180 giorni nel primo caso, 320 nel secondo). E c'è poi anche una lingua franca (di fatto, la prima in assoluto) che si sta affermando prepotentemente, quella dei tag, che ha cambiato il modo di comunicare, mettendo sul medesimo piano immagini, video e post. In due anni il numero dei post "taggati" è arrivato a 250 milioni: si direbbe proprio che il mondo autorale del web si sia finalmente convinto che senza indicizzazione non c'è informazione.
Giuseppe Granieri: Appunti di anatomia della conversazione. «Apogeonline», 28/3/2007, <http://www.apogeonline.com/webzine/2007/03/26/19/200703261901>.
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