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AIDAinformazioni |
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201
anno 23, numero 1-2, gennaio-giugno 2005 |
Avviato dagli amici dell'artista già dal 1889, quando fondando
la Beethoven-House Association impedirono l'abbattimento dello stabile,
l'archivio collocato nelle cantine della casa si è via via arricchito
di lettere, spartiti, manoscritti, quaderni di conversazione, oggettistica,
tanto da arrivare oggi a possedere la più ricca collezione documentaria
dell'artista. Da dicembre 2004 - e "Il Sole - 24 Ore" di domenica 6 marzo
2005 gli dedica una pagina culturale a firma Beda Romano - è invece
consultabile in parte al sito Internet <www.beethoven-haus-bonn.de>.
Allo stato attuale, l'Istituto Fraunhofer di Sankt Augustin ha digitalizzato
solo 26mila pagine di più di 5mila originali, rendendo fruibile
all'ascolto e alla consultazione una minima parte del ricchissimo archivio.
E se lo scopo primario del progetto è - come afferma Andreas Eckbardt,
direttore della Beethoven-Haus - quello di «preservare i documenti
originali, avvicinando un nuovo pubblico all'opera di Beethoven»,
non meno interessante appare la possibilità di sondare nuovi rapporti
tra arte e scienza, creatività musicale, per dirla con Howard Gardner,
e intelligenza cognitiva. Dal nostro punto di vista poi, intriganti sembrerebbero
nuove ipotesi di rappresentazione dei contenuti vista l'ampiezza
delle possibilità offerte dalla tecnologia informatica approdate
a forme sperimentali di visualizzazione musicale: «Grazie
ad un sofisticato programma informatico, la musica del secondo atto del
Fidelio
- ci riferisce Beda Romano - è rappresentata su uno schermo. Figure
astratte, composte da piccolissime particelle, si muovono al passo di musica
mentre il visitatore, munito di occhiali tridimensionali, ascolta l'opera
del 1805 attraverso dieci altoparlanti». La Beethoven-Haus si propone,
dunque, come laboratorio post-moderno che con-pone performance classiche
con effetti sinestetici di ultima generazione. La duplicità dell'offerta
museale, del resto, è resa evidente dalla stessa organizzazione
degli oggetti documentari: la casa-museo, divisa in due ali da un cortile
interno, espone in "Im Morhen" due pianoforti a martello, la viola
dei concerti giovanili, le cornette acustiche ecc., e nel Virtual Beethoven
Salon tutto è predisposto per un viaggio musicale nell'opera beethoveniana
attraverso sedici computer corredati di cuffie. Ma al di là dell'offerta
museale, sia che si parli di emozioni musicali sia che si parli di imponenza
documentale delle collezioni, ciò che cattura l'attenzione del nostro
punto di vista è l'innovazione progettuale della biblioteca, a cui
gli autori del progetto, avviato nel 1996, attribuiscono tout court la
finalità classica dell'informazione, quasi a sottolineare la prospettiva
naturale che attende il futuro delle biblioteche e dell'informazione di
un tale settore. «Digital libraries are organized collections of
digital information - affermano Bogen, Lahme e Lechner <www.isoc.org/inet99/proceedings/2b/2b_2.htm>
- The Digital Beethoven-Haus is an innovative digital library project of
the Beethoven House Association in Bonn and German National Research Center
for Information Technology».
| La prima fase del progetto ha finalizzato i fondi ad un
programma di ricerca per la digitalizzazione retrospettiva che ha reso
fruibile in copie digitali gli stock bibliotecari. La seconda fase si è
rivolta alla digitalizzazione degli artefatti, tridimensionali, non distribuibili
in formati a stampa. La struttura informativa dell'Archivio digitale, riferibile
a copie di documenti e a metadocumenti consiste, pertanto, nelle sue caratteristiche
peculiari e di qualità, in una catalogazione in cui gli artisti
e le composizioni (autori e titoli) sono prelinkati (fixed topics)
con ogni altro tipo di riferimento interno; in una classificazione cronologica
delle opere; in annotazioni varie sulle opere/documenti, sulla reperibilità
delle fonti a livello mondiale, sulla segnalazione della letteratura secondaria.
La funzione di ricerca, reale/sul posto oppure online, è
affidata ad un demonstrator che offre tavole di contenuti, indici,
display
di documenti, possibilità di stampa e acquisto di copie. L'archivio
digitale implementa il sito, mentre un database generale supporta i servizi
del museo. Dalla sua attivazione a regime, nel solo mese di dicembre 2004,
il sito ha registrato 250mila contatti rispetto ai 35-40mila della media
precedente.
È questo forse uno scenario di speranza anche per la Casa di Busseto? |
Mondscheinsonate, inizio del terzo movimento www.beethoven-haus-bonn.de |