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AIDAinformazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
anno 23, numero 1-2, gennaio-giugno 2005

In-Formazione. Competenze & professioni emergenti 
Beethoven-Haus: la cantina e il web

Anna Baldazzi
Presidente CREA, Genzano di Roma, annabaldazzi@virgilio.it
Mentre Vienna si prepara a festeggiare il 250mo anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart il prossimo 27 gennaio 2006 con l'inaugurazione di una casa-museo, "Casa di Mozart", ricavata dalla restaurazione di un palazzo a sei piani al centro di Vienna, dove l'artista compose Le nozze di Figaro; e mentre resta sospeso il destino del museo di Giuseppe Verdi a Busseto, messo in vendita dai proprietari per mancanza di fondi, ma già chiuso al pubblico dal 1996, un'altra casa-museo, invece, il museo-laboratorio di Beethoven approda al web.

Avviato dagli amici dell'artista già dal 1889, quando fondando la Beethoven-House Association impedirono l'abbattimento dello stabile, l'archivio collocato nelle cantine della casa si è via via arricchito di lettere, spartiti, manoscritti, quaderni di conversazione, oggettistica, tanto da arrivare oggi a possedere la più ricca collezione documentaria dell'artista. Da dicembre 2004 - e "Il Sole - 24 Ore" di domenica 6 marzo 2005 gli dedica una pagina culturale a firma Beda Romano - è invece consultabile in parte al sito Internet <www.beethoven-haus-bonn.de>. Allo stato attuale, l'Istituto Fraunhofer di Sankt Augustin ha digitalizzato solo 26mila pagine di più di 5mila originali, rendendo fruibile all'ascolto e alla consultazione una minima parte del ricchissimo archivio. E se lo scopo primario del progetto è - come afferma Andreas Eckbardt, direttore della Beethoven-Haus - quello di «preservare i documenti originali, avvicinando un nuovo pubblico all'opera di Beethoven», non meno interessante appare la possibilità di sondare nuovi rapporti tra arte e scienza, creatività musicale, per dirla con Howard Gardner, e intelligenza cognitiva. Dal nostro punto di vista poi, intriganti sembrerebbero nuove ipotesi di rappresentazione dei contenuti vista l'ampiezza delle possibilità offerte dalla tecnologia informatica approdate a forme sperimentali di visualizzazione musicale: «Grazie ad un sofisticato programma informatico, la musica del secondo atto del Fidelio - ci riferisce Beda Romano - è rappresentata su uno schermo. Figure astratte, composte da piccolissime particelle, si muovono al passo di musica mentre il visitatore, munito di occhiali tridimensionali, ascolta l'opera del 1805 attraverso dieci altoparlanti». La Beethoven-Haus si propone, dunque, come laboratorio post-moderno che con-pone performance classiche con effetti sinestetici di ultima generazione. La duplicità dell'offerta museale, del resto, è resa evidente dalla stessa organizzazione degli oggetti documentari: la casa-museo, divisa in due ali da un cortile interno, espone in "Im Morhen"  due pianoforti a martello, la viola dei concerti giovanili, le cornette acustiche ecc., e nel Virtual Beethoven Salon tutto è predisposto per un viaggio musicale nell'opera beethoveniana attraverso sedici computer corredati di cuffie. Ma al di là dell'offerta museale, sia che si parli di emozioni musicali sia che si parli di imponenza documentale delle collezioni, ciò che cattura l'attenzione del nostro punto di vista è l'innovazione progettuale della biblioteca, a cui gli autori del progetto, avviato nel 1996, attribuiscono tout court la finalità classica dell'informazione, quasi a sottolineare la prospettiva naturale che attende il futuro delle biblioteche e dell'informazione di un tale settore. «Digital libraries are organized collections of digital information - affermano Bogen, Lahme e Lechner <www.isoc.org/inet99/proceedings/2b/2b_2.htm> - The Digital Beethoven-Haus is an innovative digital library project of the Beethoven House Association in Bonn and German National Research Center for Information Technology».
 
La prima fase del progetto ha finalizzato i fondi ad un programma di ricerca per la digitalizzazione retrospettiva che ha reso fruibile in copie digitali gli stock bibliotecari. La seconda fase si è rivolta alla digitalizzazione degli artefatti, tridimensionali, non distribuibili in formati a stampa. La struttura informativa dell'Archivio digitale, riferibile a copie di documenti e a metadocumenti consiste, pertanto, nelle sue caratteristiche peculiari e di qualità, in una catalogazione in cui gli artisti e le composizioni (autori e titoli) sono prelinkati (fixed topics) con ogni altro tipo di riferimento interno; in una classificazione cronologica delle opere; in annotazioni varie sulle opere/documenti, sulla reperibilità delle fonti a livello mondiale, sulla segnalazione della letteratura secondaria. La funzione di ricerca, reale/sul posto oppure online, è affidata ad un demonstrator che offre tavole di contenuti, indici, display di documenti, possibilità di stampa e acquisto di copie. L'archivio digitale implementa il sito, mentre un database generale supporta i servizi del museo. Dalla sua attivazione a regime, nel solo mese di dicembre 2004, il sito ha registrato 250mila contatti rispetto ai 35-40mila della media precedente.

È questo forse uno scenario di speranza anche per la Casa di Busseto?


Mondscheinsonate
inizio del terzo movimento
www.beethoven-haus-bonn.de


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