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trimestrale
- ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201
anno 28, numero 3-4, luglio-dicembre 2010 |
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Laura Ballestra Biblioteca Mario Rostoni. Università Carlo Cattaneo, Castellanza - lballestra@liuc.it |
Si è svolto dal 30 novembre al 2 dicembre l’annuale appuntamento londinese dei professionisti dell’informazione. Parola d’ordine di quest’anno: “go mobile!”
Il mondo della telefonia intelligente (gli smart-phones) affascina migliaia di utenti e non solo in Italia, dove la telefonia mobile raggiunge cifre ragguardevoli (da rilevazione sui paesi OECD, l’Italia per numero di abbonamenti di cellulari segue in Europa solo la Germania, in assoluto Germania, Giappone e USA, Oecd, 2009). I guru dell’Online assicurano che bisogna occuparsi subito di come il nostro sito, e catalogo, viene visualizzato attraverso questi strumenti, perché la diffusione dei cellulari, e degli smart-phone, è prevista altissima.
Banche dati di periodici e siti web già si rifanno la faccia per il “mobile”, ma soprattutto tante le soluzioni allo studio per capire se convenga davvero sviluppare applicazioni ad hoc per i differenti “devices”, che cominciano ad essere tanti. Pareva già complesso il panorama, con Tablets, Net-book, I-pad, lettori di libri digitali, ma ora ci sono i vari smart-phone (I-phone, Blackberry, HTC…), anche se è difficile pensare che per un utente sia possibile mantenere molti strumenti contemporaneamente, e quindi si imporranno nei prossimi anni delle scelte.
I singoli produttori si attrezzano e mostrano nei loro stand le loro soluzioni: WordCat ha lanciato da tempo una versione “mobile”, al momento supporta Android e iOS; IEEE Xplore, solo per fare un altro esempio, ha lanciato IEEE Xplore Mobile, ossia l’accesso alle risorse elettroniche di IEEE tramite cellulare. Per leggere un articolo il consiglio di IEEE, piuttosto ragionevole, per ora è di inviarsi una mail senza affannarsi con il cellulare.
Accanto al filone “mobile” altro tema molto seguito è quello delle applicazioni di “Cloud Computing”. Lascereste gestire a Google il servizio di mailing istituzionale del vostro ateneo? Lo hanno fatto alcuni atenei, ad esempio al De Monford University UK. Sembra con buoni risultati (salvo un paio di “black-out” del servizio), ma ovviamente non mancano i problemi e le perplessità, soprattutto in tema di sicurezza e possesso dei dati. Molto diffuse le applicazioni web per il lavoro dei dipendenti di un’istituzione, ad esempio Google.docs o Microsoft Sharepoint.
Una certa riflessione è scesa su Web 2.0. Dalla conferenza, che si svolge in contemporanea all’esposizione, giungono voci meno entusiastiche di qualche anno fa, quanto meno l’invito è a riflettere sugli obiettivi prima di lanciare la biblioteca in esperienze di social web che «non sono mai gratis come sembrano» (Peter Godwin, Univeristy of Bedfordshire Uk) e di valutare bene la sostenibilità nel tempo dell’esperienza.
Stessa cautela sull’idea che fosse possibile un social tagging delle risorse web. Pare che non ci sia poi tutto questo interesse da parte degli utilizzatori di risorse web a diventare degli autori di metadati e quindi ecco che il social tagging si fa “ibrido”, e ad esso si affiancano le più tradizionali tassonomie, ma rispuntano anche parole “antiche”, si fa per dire, come thesauri.
Interessante cercare di capire cosa il professionista dell’informazione racconta oggi di sé. Escludiamo pure quanto è già quotidianamente davanti ai nostri occhi e che all’Online è molto ben rappresentato, ossia di nuovo tecnologie di tutti i tipi in perenne evoluzione e onnipresenti nel nostro lavoro. Resta il fatto – ci dice Rebecca Davies (Aberystwyth University) - che i bibliotecari di università vivono tempi fast and furious. Proprio per questo restare con i piedi per terra aiuta a capire che con i tagli che stanno vivendo le biblioteche non si può fare a meno di darsi delle priorità, scegliere quali servizi tagliare e quali sostenere. Altra chiave per Davies è quella di lavorare in parnership, non solo “per” il corpo docente, in modo da poter operare le scelte necessarie in collaborazione e non in contrapposizione. Non è indifferente a tal proposito la percezione che il corpo docente ha della biblioteca, che Davies approfondisce riferendosi ad un’indagine condotta a partire dal 2000 e oggi aggiornata con i dati 2009 su oltre 3000 docenti americani (Schonfeld, Housewright, 2010): accanto alle tradizionali funzioni della biblioteca, “buyer”, “archive”, “gateway”, dal 2009 è stato chiesto ai docenti come giudicano in termini di importanza le funzioni di “supporto alla ricerca” e “supporto alla didattica”. Un 60% degli intervistati si riconosce in queste due visioni di biblioteca, importanti in misura eguale a quella di “gateway”. Se la biblioteca in primis resta un acquirente di risorse (90%), l’aver coinvolto i docenti nell’offrire servizi a supporto della loro didattica e ricerca è risultato un modo efficace di costruire relazioni su una base più ampia, e il corpo dei docenti di questa indagine in maggioranza lo riconosce. Per gli “informationists” nuove sfide!
Bibliografia
Schonfeld, Roger C., Housewright Ross, Faculty Survey 2009: key strategic insight for libraries, publishers and society, ITHAKA S+R
Oecd, Communications Outlook, Oecd 2009
     
© AIDA - Mail to Webmaster - Creato 2011-01-07 - Ultima modifica 2011-01-07