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AIDAinformazioni |
trimestrale
- ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201
n. 1-2, anno 25, gennaio-giugno 2007
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Gli articoli
La
confrontabilità delle esperienze (in margine a un seminario
AIDA) [*]
[1]
Domenico Bogliolo - AIDA; Certidoc Italia; Università
"La Sapienza", Roma
Paola Pittoni
- Università "La
Sapienza", Roma
Abstract: Sono messi a confronto, in tre
studi di caso, i percorsi organizzativi e riorganizzativi per il
conseguimento dell’efficacia e dell’efficienza
dell’amministrazione digitale ai fini della trasparenza
dell’azione amministrativa e dei suoi
benefícî per il cittadino, nonché le
concrete iniziative che queste realtà hanno posto in essere
per l’integrazione fra sistemi documentali e sistemi
informativi, nell’orizzonte dell’adozione del
quadro normativo presupposto e conseguente al Codice
dell’amministrazione digitale
. Lo studio tenta anche la
definizione di un metodo di lavoro per la confrontabilità di
queste esperienze che, se validata, potrebbe servire da modello
propedeutico per il rafforzamento e lo sviluppo
dell’interscambio delle esperienze stesse. Il metodo
consentirebbe infatti la valutazione di processi (quegli stessi che,
innescati dalla normativa, stanno inducendo trasformazioni
organizzative che incombono in maniera caotica sulle pubbliche
amministrazioni), tramite la strutturazione di una rete di filiere di
comunicazione, mediante l’uso di strumenti di modellizzazione
delle esperienze realizzate. Lo studio propone, infine, prospettive
strutturali e funzionali delle professioni dell’informazione
e della documentazione che operano entro le organizzazioni, sia come
presupposto sia come conseguenza del Codice
dell’amministrazione digitale.
Parole chiave: Gestione
di progetto – Gestione della conoscenza – Sistemi
informativi – Sistemi documentali – Gestione
documentale – Sistemi di classificazione –
Creazione di modelli – Amministrazione – Pubblica
amministrazione – Amministrazione digitale – Codice
dell’amministrazione digitale – Protocollo
informatico – Università – Enti di
ricerca – Professioni
dell’informazione-documentazione
The
experiences’ comparability. According
to the new Italian Digital Administration Code all administrative
organizations must improve their transparency to better serve their
public and integrate documentation and information systems. In this
context a three case study comparison of the structuring and
restructuring of information processes in digital administrative
organizations is carried out. The study also attempts to define a
working method aimed to make these experiences comparable; if this
comparative approach is validated, it could work as a preparatory model
to reinforce and develop interchange among experiences of this kind.
This method would allow the evaluation of these processes (we refer to
processes that, triggered by legislation, are transforming work
organization within the public administrations in a chaotic manner) by
building a network of communication channels and by applying concrete
experiences modelling tools. Furthermore this study presents structural
and functional prospects for those who work in the information and
documentation area in administrative organizations. The presence of
information specialists in these organizations is a warrant of the
efficacy of these processes; on the other hand the efficacy of the
processes generates stronger needs for information specialists in this
field.
Keywords: Administration
– Classification systems – Digital administration
– Document management systems – Electronic protocol
system – Information and documentation professionals
– Information specialists – Information systems
– Italian Code for digital administration –
Knowledge management – Modelization – Project
management – Public administration – Research
bodies – Universities
1. Esperienze
a confronto
L'organizzazione della
sessione pomeridiana
Affrontate, nel corso della mattinata, le problematiche generali legate
all'informatizzazione di vari servizi amministrativi nell'ambito
archivistico, documentale e organizzativo, la seconda parte della
giornata è stata dedicata alla rilevazione e al confronto
delle prassi messe in opera in talune realtà organizzative.
A causa dei limiti imposti da un seminario di una sola giornata, si era
scelto, durante le fasi preparatorie, di confrontare tre delle molte
possibili realtà organizzative, ma scegliendo quelle che
potessero essere, seppur in parte, rappresentative del tutto: due del
mondo universitario ("La Sapienza" di Roma, rappresentata da Paola
Pittoni, e l'Alma Mater Studiorum di Bologna, rappresentata da Michele
Toschi) e una del mondo della ricerca (l'Agenzia Spaziale Italiana,
rappresentata da Gioacchino Lamanna).
In realtà, l'obiettivo era più alto: derivare,
dalle analisi delle rispettive prassi, regole generali di comportamento
valide per affrontare, in futuro, casi simili. La pubblicazione degli
Atti della Giornata ne ha dato parziale conto. Qui e ora possiamo
tentarne un'integrazione entrando in maggiori e forse più
esaustivi particolari circa l'organizzazione stessa dell'incontro
pomeridiano. L'ambizione è stata di estrarre, dall'occasione
del Seminario, un metodo valido per l'impianto di ricerche e di prassi
ulteriori. Ciò che segue ambisce quindi a non essere solo
pensiero, ma a presentare una modalità secondo la quale esso
possa diventare azione.
Sapevamo che tutte e tre queste realtà si erano spese nel
raggiungimento del medesimo obiettivo: la razionalizzazione
dell'organizzazione al fine di massimizzare efficacia ed efficienza dei
flussi documentali, tentando di rendere operativo e pienamente attuale
il dettato normativo vigente, mediante l'integrazione fra il sistema
degli archivi e quello dell'informazione, che a sua volta presuppone
un'integrazione di livello superiore, cioè quella tra
l'informatica, la tecnologia e il diritto. Inoltre, tutte e tre queste
realtà avevano seguito percorsi simili, iniziando la loro
avventura con l'installazione del protocollo elettronico, inteso come
punto nodale del circuito dei documenti amministrativi, porta
d'ingresso e d'uscita per la nascita e la conclusione di tutti i
processi dell'organizzazione.
Ci sono delle strade che sono parallele. Le destinazioni sono
probabilmente identiche o poco differenti le une dalle altre, anche se
le strade sembrano diverse, perché ogni organizzazione
è diversa dall'altra, e anche due università non
sono identiche nell'organizzazione delle tre "anime" comuni che le
caratterizzano: la didattica, la ricerca, l'amministrazione. Ogni
organizzazione, infatti, funziona come un individuo, un essere
individuale o, meglio, un'individualità collettiva. Allora -
ci si è chiesti - se si riuscisse a dimostrare
scientificamente, cioè in modo ripetibile, che alcune
esperienze sono sì vie parallele ma convergenti,
probabilmente le linee-guida che ciascuna di queste
università e di questi Enti di ricerca ha seguito potrebbero
venir codificate e quindi irrobustirsi, così, sui medesimi
principî operativi comuni. Ciò che abbiamo,
così, provato a suggerire e che abbiamo cercato di
verificare è in qual misura e con quali metodologie le
esperienze che sono state spese individualmente nel portare avanti
questo percorso - e che sicuramente vanno valorizzate e vanno
adeguatamente tesorizzate - riescano a trasmettere conoscenza. Come
accumulare l'esperienza, come analizzare l'esperienza accumulata, come
trasmettere la conoscenza e il recepimento di questa conoscenza?
Per rispondere a queste domande ci si è quindi concentrati
su tre ipotesi fondamentali:
- la confrontabilità
delle esperienze;
- la misurabilità
delle esperienze;
- la ripetitività
delle esperienze.
Se queste esperienze, ci si è detto, risultassero
misurabili in qualche modo e quindi ripetibili, la loro analisi
potrebbe costituire una guida condivisa per la gestione futura del
problema. Affinché il confronto risultasse, quindi, il
più possibile utile per ogni altro amministratore coinvolto
nel raggiungimento dei medesimi obiettivi, il confronto stesso avrebbe
dovuto essere ideato mediante la proposta, a ciascuno dei tre
convenuti, di una medesima serie di domande, alle quali i tre convenuti
avrebbero dovuto cercare di rispondere, come in un'intervista con
domande identiche per tutti. Cosa che è stata fatta.
Motivi contingenti non hanno, però, consentito fino in fondo
questo allineamento preventivo delle strutture e dei contenuti dei tre
interventi, per cui l'accettazione della lista stessa da parte dei
relatori non è stata sufficiente a determinare
l'organizzazione degli interventi, che quindi sono rimasti - a parte
generiche indicazioni programmatiche - sostanzialmente indipendenti gli
uni dagli altri.
Per conseguire comunque una (relativa) confrontabilità delle
esperienze si è, quindi, dovuta seguire una strada
differente.
La costruzione della
"griglia" per l'elaborazione delle domande
Le domande erano state, ovviamente, costruite a partire da una
"griglia" sistematica, una matrice delle componenti dei percorsi
organizzativi. La griglia stessa era stata costruita in maniera
induttiva sperimentale e non preventivamente condivisa con
altri, con l'intento di renderla uno strumento d'analisi comparativa,
realizzabile e utile per il futuro. La griglia stessa è,
comunque e a cose fatte, parsa valida di per sé, se diversi
dei partecipanti della mattinata l'hanno considerata positivamente,
come rappresentazione della possibilità di introdurre una
metodologia scientifico/comparativa in grado di restituire al lavoro di
gruppo una strutturazione sperimentalmente ripetibile.
Tra l'altro, nel corso stesso della mattinata è emerso un
fatto importante, che era comunque stato alla base della costruzione
della griglia: in qualunque organizzazione si lavora sempre in due direzioni
contemporaneamente, come se costruissimo un palazzo cominciando da un
piano intermedio e non dalle fondamenta, e si lavorasse
contemporaneamente verso l'alto e verso il basso. Ciò
significa che contemporaneamente, a mano a mano che si elaborano
strategie per raggiungere certi fini, gli stessi fini possono essere
cambiati e, anzi, vanno cambiati nel corso del tempo. Non essendoci una
dialettica, si crea una specie di circolo vizioso o, almeno, una
circolarità, tra i fini e le strategie: a mano a mano che i
primi vengono conseguiti, ci si accorge che, in realtà,
erano stati mal definiti e che è necessario affinare
l'analisi e, quindi, mutare le strategie di conseguenza; è
dunque un problema di definizione del metodo, di elaborazione del
modello. Questi lavori sono continui e contemporanei.
Potrebbe essere utile, allora, trovare quel minimo comun denominatore
che supponiamo debba esistere, per vedere di estrapolare una "linea
rossa" trasversale ai risultati. La griglia di confronto era stata
infatti costruita proprio al fine di rintracciare questa "linea", con
l'obiettivo di trovare un primo spunto di riflessione metodologico per
avviare quel lavoro collaborativo di arricchimento, miglioramento,
condivisione, da restituire a tutte le amministrazioni coinvolte.
Seguendo una metodologia induttiva, si sono dapprima elencate le classi
concettuali implicate, qui presentate nella Tabella 1,
alla
quale erano state preposte le seguenti considerazioni.
La
presentazione delle
esperienze di amministrazione digitale in realtà
organizzative differenti costituisce uno strumento di primaria
importanza sia per il disvelamento "sul campo" delle linee-guida
seguite nell'attuazione dei rispettivi progetti, sia per la
confrontabilità delle esperienze stesse fino alla
possibilità della loro misurabilità e, quindi,
per la loro ripetibilità. Scopo dell'operazione è
di contribuire ad elaborare delle strategie comuni fondate, per quanto
possibile, sulla scientificità del metodo.
Tale metodo potrebbe consentire, nelle intenzioni, di
valorizzare e tesaurizzare gli sforzi compiuti nel corso della
progettazione per la risoluzione di tutti i problemi provenienti dalle
diverse realtà organizzative che vengono qui confrontate
(resistenza al cambiamento, cultura d'impresa, risorse, normative,
razionalizzazione del sistema informativo, livello di alfabetizzazione
informatica, ecc.).
Scopo non ultimo è la provocazione di un
ripensamento sistematico dei fini di tutto l'apparato concettuale e
tecnologico che ruota intorno all'impianto dell'amministrazione
digitale, nella convinzione della subordinazione dei mezzi ai fini
stessi.
Si propone, pertanto, l'utilizzazione di una griglia
comunicativa unica intorno alla quale costruire una sorta di
"intervista" che possa essere considerata come minimo comun
denominatore mediante il quale portare in primo piano esperienze e
risultati ottenuti nelle differenti realtà presentate.
Saranno quindi elaborate alcune domande da costruire
insieme, intorno all'universo delle classi di mappe concettuali.
Inoltre, si propone che l'organizzazione temporale della sequenza delle
domande rispecchi la matrice cartesiana (come una tabella a doppia
entrata) mediante la quale è auspicabile che le soluzioni
presentate divengano soluzioni sostenibili per l'intera
comunità, in funzione degli altri concetti operanti sulle
ascisse e sulle ordinate della matrice stessa.
Tabella
1 - Le
classi concettuali
Progetti
Gruppi
Comunità di prassi
Team
di lavoro
Gerarchie |
Classificazione
Indici
Ontologie
Significati
Memoria
Conservazione
Accesso |
Internet
Usabilità
Accessibilità
Portali
Modelli
Formazione |
Intranet
Controllo di gestione
Codice Stanca
Legge 241/90
Testo unico
Linee guida e Moreq |
Amministrazione
Organigramma
Sistema di classificazione
Sistemi statici
Sistemi dinamici |
Evoluzione servizi
Evoluzione PA
Obsolescenza
Trasparenza
Privacy
Sicurezza informatica
Profilazione |
Gestione della conoscenza
Conoscenza
Gestione dei Contenuti
Applicazioni di
Content management
Archivistica
Burocrazia
Normativa |
Economia
Evoluzione economica
Mission
Obiettivi
Valore aggiunto
Criticità |
Persone
Responsabili
Oggetti
Basi di dati
Programmazione orientata agli oggetti |
Sistemi informativi
Sistemi documentali
Documenti
Informazioni
Dati
Metadati
Entità Relazione |
E-procurement
B2B, B2C
Filiera produttiva
Bilanci aziendali |
Organizzazione
Cultura
Trasmissione cultura |
Mercato della conoscenza
Risorse economiche
Personale
Risorse strumentali |
Operatività
Sostenibilità
Soluzioni
Indicatori |
E-government
Digitalizzazione
Investimenti |
Sistemi di ERP
Tecnologia
Innovazione |
Impatto organizzativo
Orientamento al cambiamento
Resistenza al cambiamento
Orientamento ai risultati
Sistemi di qualità
Sistemi di controllo |
Comunicazione
Flussi documentali
Standard |
Processi
Procedimenti
Procedure
Servizi
Produzione documenti |
Reti
informatiche
Clienti
Utenti
Informatizzazione
Alfabetizzazione informatica
Soluzioni distribuite |
Efficacia
Efficienza
Semplificazione
Complessità
Metodi
Metodologie |
Si è così creata una matrice delle funzioni
fondamentali, divise in tre fuochi verticali: i presupposti, da
considerare come il momento dell'analisi, il
confronto
fra queste
stesse esperienze in relazione alla disciplina
(giuridica, sistemica e
ingegneristica) che è stata data alle attività e
al pensiero necessario per realizzare i risultati di questa analisi,
nonché la descrizione del progetto che
è stato
portato avanti, in relazione alle soluzioni
che sono state trovate. La
voce "soluzioni sostenibili" era intesa come sintesi finale delle
interviste, alla ricerca della norma valida per il lavoro futuro.
La matrice è presentata nella seguente Tabella
2.
Tabella
2 - La matrice funzionale
|
Presupposti
|
Incontro-confronto
delle esperienze
|
Descrizione
del progetto
|
|
analisi
|
disciplina
|
soluzione
|
|
obiettivi
|
normativa
|
risultati
|
|
risorse
|
organizzazione
|
output
|
|
metodi
|
modelli
|
soluzioni
sostenibili
|
Per ogni riquadro della matrice è così stato
elaborato un insieme di domande la cui totalità intendeva
esaurire l'argomento specifico, e fornire in più una guida
certa per lo svolgimento delle interviste.
La Tabella 3
che segue presenta le domande predisposte e comunicate ai
relatori.
Tabella
3 - Le domande proposte
|
ANALISI
1. Rispondenza agli
obiettivi generali dell'Organizzazione. In
relazione agli obiettivi generali della vostra organizzazione, come si
è posto il vostro specifico progetto?
Commento: cioè, come avete
cercato di riconoscere e di
rispondere agli obiettivi generali? Spesso, quando un'amministrazione
chiede di svolgere un compito, non ne indica anche lo scopo, il
perché finale: l'amministratore pensa e decide, e si rivolge
al tecnico per la realizzazione, dal quale si aspetta un'esecuzione
poco più che meccanica. Ciò è
profondamente errato perché la condivisione dei fini deve
appartenere alla conscientia operandi di ciascun attore. Lo
specialista
dell'informazione ha allora il dovere di estrarre dalle disposizioni
ricevute il fine dell'incarico ricevuto e di chiederne conto
critico all'amministratore.
1.1 Trasversalità e
collaboratività interne
all'Organizzazione. Che approccio si è dato in
fase
analitica alla collaborazione con strutture trasversali e/o progetti
preesistenti operanti in campi limitrofi come, per esempio, sistemi
informativi generali, eventuali sistemi documentali, Intranet o sistemi
- razionalizzati e non - di controllo di gestione?
Commento: è il tema della
trasversalità dei
sistemi informativi, pervasivi dell'ambiente considerato, fino ad
arrivare al controllo generale di gestione: singoli sistemi informatici
possono rispecchiarne la totalità o possono muoversi in
compartimenti stagni, senza reciproco interscambio.
1.2 Analisi della normativa
integrata in relazione al contesto
organizzativo. Qual è stato l'apporto analitico
da voi dato
in merito al gruppo di normative standard che hanno presupposto e
preceduto il Codice Stanca (Testo unico per il protocollo, eccetera)?
In particolare, rispetto al gruppo di oggetti veicolati nei significati
del Codice Stanca (documenti, informazioni, dati, metadati generali
dell'organizzazione) è esistito un apporto esprimibile in un
diagramma entità-relazione capace di mettere in rapporto
gruppi e filoni diversi all'interno della realizzazione?
Commento: la norma non è solo
una cornice generale e
astratta entro la quale creare una realtà coerente;
l'applicazione della norma ne rivela anche i limiti, le contraddizioni
non preventivate, a contatto con la stratificazione organizzativa nella
quale si opera. L'applicazione della norma è sia uno
strumento per l'ulteriore razionalizzazione dell'organizzazione sia
un'occasione autocritica della norma stessa.
2. Analisi delle
soggettività coinvolte. Quanto in
profondità e quanto in estensione (e quante sono state le
soggettività coinvolte - persone giuridiche ed Enti
contabili autonomi) si è proiettata la vostra analisi in
relazione alla complessità del sistema di riferimento?
Commento: cioè fino a che
livello di approfondimento
è giunta l'analisi in relazione alla pluralità
delle soggettività coinvolte, e in relazione alla
complessità che sta all'interno di questa stessa struttura?
2.1 Analisi della portata
conoscitiva e comunicativa. Qual è
stata la portata conoscitiva e comunicativa approfondita nell'analisi
del sistema dei flussi?
Commento: più grande
è l'organizzazione, maggiore
è la complessità dei suoi flussi informativi e
documentali. La capillarità dell'analisi ne è
quindi un limite e altro limite è la comunicazione
(orizzontale, verticale, trasversale) della sua struttura rivelata
dall'analisi stessa.
3. Analisi
dell'organizzazione delle risorse. Quale organizzazione in
termini di risorse è stata prevista per la
fattibilità dello sviluppo della soluzione scelta?
Commento: come, cioè, la
fattibilità delle
soluzioni ha tenuto conto delle risorse esistenti? Ha creato nuove
risorse, ha pensato di riallocare queste risorse in un modo diverso?
È stato fatto uno studio di fattibilità e, se
sì, con quali caratteristiche?
3.1 Studio di
fattibilità. In particolare, è
stata compiuta un'indagine comparativa concernente categorie di risorse
come il mercato della conoscenza, le risorse economiche da allocare o
da potenziare, la qualità e la quantità del
personale da coinvolgere o da acquisire, le risorse strumentali
necessarie alla realizzazione del sistema?
Commento: si tratta, evidentemente, di
un'analisi progettuale che
considera l'occasione del protocollo elettronico come "chiave" per la
regolazione del sistema totale degli interscambi comunicativi,
informativi e documentali dell'organizzazione.
3.2 Strutturazione per la
determinazione dell'organigramma di
riferimento. Dal punto di vista delle risorse
organizzative e ai fini
del metodo scelto per la determinazione dell'organigramma di
riferimento, si è fatto ricorso a gruppi di lavoro,
comunità di prassi, organizzazione per matrici,
strutturazione funzionale, strutturazione gerarchica, o si è
scelta un'acquisizione passiva del sistema?
Commento: la strutturazione più
o meno cognitiva che viene
data all'analisi riflette sia il grado di sclerotizzazione burocratica
dell'amministrazione sia gli spazi, esistenti o da riscattare, per il
coinvolgimento profondo e attivo del personale coinvolto o da
coinvolgere.
4. Analisi
dell'integrazione dei sistemi informativi presenti. In
funzione degli standard tecnologici e innovativi insediati
nell'organizzazione (come sistemi di ERP, di ODBC, portali, Intranet,
sistemi di workflow,
standard comunicativi, eccetera), quali sono state
le risultanze strategiche della vostra realizzazione?
Commento: la creazione e il governo di
prodotti e di servizi
dell'organizzazione si avvale di una molteplicità di
strumenti per la gestione integrata di tutte le risorse partecipanti.
Una visione strategica dei processi di integrazione
dell'amministrazione digitale deve tenerne conto già nel
primo disegno della prima installazione del protocollo.
DISCIPLINA
1. Trasparenza
dell'Amministrazione. Rispetto all'obiettivo
più generale di dare sviluppo alle esigenze della
società dell'informazione nel suo impatto con i cittadini,
con le imprese e con la pubblica amministrazione, come si è
posto il vostro progetto?
Commento: non è consentito
dimenticare che il primo impulso
all'amministrazione digitale è stato quello della
realizzazione programmatica del fine della trasparenza della stessa
azione amministrativa, non solo nei confronti dell'utenza, nel caso,
universitaria, ma di tutto il territorio geografico e culturale
circostante. Nella definizione del progetto, quanta parte ha avuto
questa consapevolezza?
1.1 Innovazione normativa prodotta.
In particolare, quali proposte sono
state avanzate e recepite dalla struttura organizzativa e quali
ricadute esse hanno avuto dal punto di vista della normazione interna?
Commento: e quali sono state le ricadute
organizzative concrete di tale
consapevolezza?
2. Classificazione dei documenti. In relazione alle
realizzazioni di
protocollo informatico, in che rapporto sta il vostro titolario con un
sistema di classificazione e di sistematizzazione dei significati
propri dei quali l'Ente è portatore?
Commento: il titolario non è
che uno dei sistemi - nel caso,
archivistico - di indicizzazione dei documenti. Lo scontro costante
è sempre quello che avviene fra strategie di pre- e di
post-coordinamento. L'evoluzione della struttura organizzativa e,
quindi, dei suoi contenuti si riflette nella indicizzazione dei suoi
documenti, che deve quindi trovare un equilibrio fra la rispondenza
classificatoria alla realtà, da un lato, e la certezza e la
permanenza della classificazione stessa - almeno, per periodi di tempo
significativi - dall'altro. Su quali discipline, quindi, e su quale
pensiero si è appoggiata la costruzione del titolario nel
rispetto di questo equilibrio?
2.1 Contributo alla creazione di
standard di classificazione. In
funzione delle politiche per l'innovazione dei processi amministrativi,
sono stati realizzati standard organizzativi in materia di
classificazione, indicizzazione, conservazione e accesso ai documenti?
Commento: e come le discipline e il
pensiero di cui sopra si sono
trasfusi in realizzazioni operative della nuova struttura di
significati?
2.1.1 Interoperabilità
e servizi. In particolare, e anche in
riferimento alle esigenze poste dalla contabilità generale
analitica dello Stato, come si è mossa la nuova struttura di
significati verso gli obiettivi della semplificazione dei rapporti
dello Stato con i cittadini, con le imprese e con il territorio?
Commento: e come queste realizzazioni
operative hanno contribuito alla
realizzazione dell'obiettivo dell'apertura proattiva
dell'organizzazione?
3. Nuovi servizi
alla comunità. Rispetto all'impatto
organizzativo e alla resistenza al cambiamento, qual è stato
il modello seguito per dar soluzione alla dialettica fra il
funzionamento efficace della realizzazione e la subordinazione alla
prestazione di servizi?
3.1 Livello di applicazione delle
Linee guida ministeriali. In quale
misura le funzionalità minime di protocollo informatico e il
titolario di classificazione sono riusciti a fungere anche da sistema
di controllo per una corretta amministrazione dei flussi documentali
generati dai processi?
3.1.1 Gestione della conoscenza.
Quali iniziative sono state progettate
per l'allargamento e l'avanzamento della cultura dell'innovazione
amministrativa e della semplificazione in funzione del modello
realizzato?
RISULTATI
1. Eccellenza ed
efficacia. Con riferimento al sistema di gestione
della qualità totale per il governo dei flussi documentali,
quali sono state le rilevanze maggiori alle quali è stato
dato esito per gli indicatori di rilevanza, accuratezza,
tempestività e puntualità,
accessibilità, confrontabilità, coerenza,
completezza, regolarità, chiarezza,
verificabilità e praticabilità?
1.1 Qualità dei
processi aziendali. In altre parole, quali
sono stati i risultati ottenuti in funzione del corpus di
metodologie
disciplinato nella Vision 2000 (organizzazione orientata al cliente,
leadership, coinvolgimento del personale, approccio per
processi,
approccio sistemico alla gestione, miglioramento continuo, decisioni
basate su dati di fatto, rapporto di reciproco beneficio con i
fornitori)?
2.
Ripetibilità e sostenibilità delle soluzioni.
In relazione agli obiettivi di organizzazione e di trasmissione di
nuova cultura realizzata tramite il vostro progetto, quali sono stati
gli esiti verificati in concreto?
2.1 Risultati a valore aggiunto.
In particolare, dal punto di vista
della sostenibilità della soluzione proposta, sono stati
raggiunti dei risultati a valore aggiunto concernenti
finalità più alte, come la formazione per i
funzionari, il monitoraggio del livello di alfabetizzazione informatica
del bacino d'utenza coinvolto, il livello dell'architettura tecnologica
in funzione della distribuzione dei nodi e delle postazioni di accesso
e della sicurezza del sistema, lo scambio dei flussi documentali e
della conoscenza distribuita mediante la realizzazione di un unico
punto di accesso organizzativo e tecnologico, l'analisi dei profili
d'utente comunque coinvolti nell'organizzazione, anche ai fini della
partecipazione ad organismi istituzionali per lo sviluppo di reti
telematiche territoriali (RUPA - Rete Unitaria della Pubblica
Amministrazione)?
|
L'analisi linguistica
Come detto sopra, non si sono potute coordinare in via preventiva le
presentazioni delle tre realtà. Ciò ha comportato
la caduta proprio del presupposto di base dell'intera operazione:
quello della confrontabilità.
Per restituire un minimo di
validità all'intera operazione, non rimaneva che un
intervento a posteriori: forti
di una parziale (e lacunosa)
registrazione su nastro degli interventi del pomeriggio, poi
appositamente trascritti come testo, si potevano analizzare i termini
utilizzati nelle presentazioni, confrontarli poi con la matrice
organizzativa predisposta, e infine verificare se fosse possibile
derivarne ugualmente uno schema valido per la ripetibilità
delle esperienze.
A questo ingrato (soprattutto perché realizzato quasi senza
ausili elettronici) compito si è sobbarcata Paola Pittoni.
2. La metodologia della
confrontabilità
Le parole sono fatte, prima che
per essere dette,
per essere capite:
proprio per questo, diceva un filosofo,
gli dèi ci hanno
dato una lingua e due orecchie.
(Tullio De Mauro)
Partendo dalla considerazione in epigrafe, ci siamo avventurati nel
tentativo di trovare, tramite vari strumenti messi a disposizione dalla
linguistica in campo semantico, un minimo comun denominatore tra gli
interventi effettuati e tracciare così le differenze
specifiche contestuali relative ai soggetti partecipanti al dibattito.
Metodologicamente, abbiamo seguito la strada che descriveremo in
seguito, purtroppo non confortati dall'ausilio tecnologico oggi
disponibile sul mercato, che è uno dei possibili percorsi di
analisi linguistica per giungere a delle conclusioni sintetiche.
La metodologia e i passaggi seguiti sono stati i seguenti:
- si sono isolati dal contesto linguistico i
termini semanticamente
valorizzabili; successivamente si è eseguito lo studio del
significato delle parole;
- tramite il conteggio delle parole, si sono
cercati i temi principali
del testo, si è effettuata la ricerca di sinonimi o vocaboli
intercambiabili resi evidenti in un'analisi contestuale dei campi
semantici più significativi, si è cercato di
interpretare quanto più possibile in maniera fedele il senso
di questi termini nel contesto di riferimento;
- per mezzo dell'analisi linguistica
computazionale, quindi tramite la
ricerca delle concordanze e occorrenze tra termini significativi
dedotti dalla precedente analisi, si è posta l'attenzione
sul ragionamento nell'approccio connessionistico per poter
concretizzare il riconoscimento di lemmi intorno ai quali classificare
dei significati in concetti e ontologie;
- per la creazione di un modello/schema di
riconoscimento, è
stato necessario ricontestualizzare i lemmi all'interno del discorso
contestuale, per ricostruire possibili cammini di conoscenza capaci di
limitare per quanto possibile la perdita d'informazione dovuta alla
particolare maniera di parlare di ciascun partecipante (vedi Allegato
1);
- con la consapevolezza che trarre delle
deduzioni, ossia dire delle
"verità", anche se parziali, implica riferire qualcosa che
si è visto nella sua completezza, si è tentato
dunque di ricostruire la memoria degli interventi tramite delle brevi
sintesi, di ripescare nella presenza all'evento percezioni, intuizioni,
esperienze, di cercare una procedura (comparazione di insiemi di lemmi)
che ci consentisse di utilizzare modelli eterogenei nella ricerca della
corrispondenza semantica (vedi Allegato 2).
Allegato
1 - Estrazione dei termini
Paola Pittoni
analisi
obiettivi generali - contesto immediatezza - universo
lavorativo ricco - diverse funzioni - contraddizioni -
criticità - concretezza - formulazione di modelli generali
analisi complessive - concretezza - diversità - strutture -
procedimenti - processi - gestione modalità presupposti
organizzazione - analisi - metodologia - collocazione - protocollo
minimo - applicazione - normativa - operativa - informatico - accettare
- dirigenza - capacità - trasformazione - reale - potere
– operativo - insieme - routine - consolidamento - tempo -
allineamento - esperienze - prassi - processo - accantonamento -
obiettivi - informatizzazione - protocollo - flussi documentali -
incapacità - impossibilità - azione -
realtà - tipologia - studio - comprensione - condizione -
imposizione - soluzione - analisi - fatta - organizzativo - emergere -
esistenza - legami deboli - incapacità decisionale -
volontà - impossibilità - tracciato - legami
forti - ufficio - persone - flusso - nucleo - analisi - superamento -
impasse - immobilismo - trasversalità -
collaboratività - interno - organizzazione - analisi -
orientarsi - immediatezza - cambiamento - ruolo - legami deboli -
impossibilità - azione - analisi - progetto - composizione -
migliore - coerenza - progetto - operativi - deduzione - soggetto -
realtà - poter essere - portatore - innovazione -
capacità - superamento - impasse - inserito - organizzatore
- tecnologo - riferimento - componente amministrativa - poter operare -
poter cambiare - cambiamento - direzione - impatto -
impossibilità decisioni coerenti - sperimentazione -
progetto reale concreto - superamento impasse - ruolo
dell'amministrativo fondamentale veicolo - superamento congelamento
complessità - impossibilità superamento caos -
coerenza funzione amministrativa - progetto funzione amministrativa
risultato - relazione contesto organizzativo - no potere
trasversalità interna - creazione progressiva nicchie
eccellenza - risultati parziali microcosmo eccellente - studio di
fattibilità - applicazione normativa - lungo percorso
aggregante proiettato nel futuro - mancanza di potere attuazione
coerente studio fattibilità - studio comparativo su funzioni
criticità bisogni - soluzione tecnologica processo
esclusione soluzioni non realizzabili - determinazione possibili
soluzioni tecnologiche mercato - confronto tra diverse soluzioni
tecnologiche realizzabili - identificazione soluzione tecnologica
fattibile - procedura per esclusione determinazione organigramma - per
esclusione creazione sistema classificazione - idea guida obiettivi
generali trasparenza - servizio utile comunità universitaria
- modello astratto perseguibile comunità universitaria -
esempio pratico comunità universitaria - mancanza potere
decisionale - obbiettivi astrattamente alti e potenti -
potenzialità tecnologiche massimamente evolute - mancanza
potere oggettivo necessità astrazione e
potenzialità superiori per poter non escludere a priori -
soggettività coinvolte coincidono con quelle che si sono
lasciate coinvolgere - strategia piccole comunità di prassi
in divenire - necessità riconoscimento potere dall'interno
tramite continuo divenire - dirigenza caos in tante direzioni - studio
macroprocessi - studio macroprocessi formazione cultura processo -
confronto e scambio interpersonale gestione macroprocessi - esperienza
definita governo occasione importante - protocollo punto di
tracciamento flussi dell'Ente - dalla normativa su trasparenza
normativa convulsa rincorre se stessa - normativa enormi
responsabilità e ambiti - necessità molto potere
proveniente dall'alto - normativa proveniente da vari organismi di
potere non integrata - normativa importante significativo diritti
cittadino - capacità anticipare cambiamento - tecnologie
funzionali cambiamento - progresso non subito dal cittadino - progresso
preceduto gestito e governato - ambivalenza analisi organizzazione
risorse - risorse dell'Ente - risorse poste in opera per rispondere
alla normativa - risorse in quanto adesione generale di processo al
mutamento - creazione gruppo di lavoro competenze trasversali
professionalità rappresentative ogni ambito processo globale
- risorse umane rintracciate esattamente nel ruolo della propria
funzione istituzionale - per il cambiamento necessario mutamento dei
soggetti coinvolti nei processi
Gioacchino Lamanna
possibilità
analisi progettuale - obiettivo megacatalogo
documentale - problema legami deboli - legami forti - organizzazione -
modello - organigramma - criticità - reingegnerizzazione -
processi integrazione - risorse umane - alta direzione
sensibilità - approccio - disponibilità al
cambiamento - personale - vertice - formazione - cultura al processo -
cambiamento - capillarizzazione - quantità personale
dedicato - amministrazione medio-piccola - problemi - amministrazione
grandi dimensioni - supporto - alta dirigenza - poter fare - piccolo
potere - insistenza - realtà - responsabilità -
attività professionale - strumenti - mezzi - mancanza di
serietà - mancanza di coerenza - Codice dell'amministrazione
digitale - responsabilità - dirigenza - diritti del
cittadino - conclusioni - attività - protocollo - risultati
- pianificazione - costruzione rapporti interpersonali - modello ASP
[Application Service Provider] - verifica mondo commerciale tecnologie
- esperienza ASP - modello - esperienza ASP da estendere imitare -
discorso proiettato al futuro - organizzazione documentale - centro di
documentazione
Michele Toschi
contesto
organizzativo - risultato - modelli - caos organizzato -
organizzazioni - funzionamento - estrema complessità -
articolazione - obiettivi - obiettivo didattica - missione
istituzionale - obiettivo - obiettivo ricerca - obiettivo - obiettivo
personale tecnico-amministrativo - obiettivo supporto - svolgimento
attività - organizzativo - significato - amministrazione
centrale - burocrazia professionale - struttura gerarchica ad albero -
responsabile dirigente - strutture didattica - strutture ricerca -
autonomia - responsabile pluralità di soggetti - organi
direttivi - finanziamenti autonomi - gestione dei finanziamenti
autonomi - centri di potere - intersezioni trasversali - lavoro
collaborativo - interscambio continuo - arena politica - caos
organizzato - struttura complessa - funzioni meno complesse - didattica
- ricerca - supporto - protocollo informatico partenza gestione
documentale - discussione sistema gestione documentale - esigenza caos
sistema informativo documentale - caos nel sistema documentale - caos
nel sistema informativo - mancanza conoscenza competenze soggetti e
strutture - chiarezza sistema organizzativo - chiarezza sistema
informativo - relazione tra ambiti informatizzazione privacy sicurezza
tecnologia avanzata - relazione knowledge management gestione della
conoscenza e sistema informativo - base comune conoscenza funzionamento
organizzazione - risorse umane e definizione competenze funzionali -
specializzazione sistemi di coordinamento per raggiungimento obiettivi
comuni - diverse competenze e professionalità focus chiarire
bene funzionamento processo per distribuire correttamente informazioni
e documenti nel tempo e modo soggetto giusto - fatto studio di
fattibilità per fare il punto della situazione - poter
mettere nello studio priorità, dati strutturali e
strutturati, informazioni, creare una mappa dalla quale partire -
importante per iniziare bene è razionalizzazione - primo
punto di riferimento razionalizzazione protocollo informatico -
capovolgimento approccio informatico tecnologico studio archivistica e
successiva tecnologia conseguente - importante collaborazione diverse
professionalità archivista esperto organizzazione giurista
informatico cultore tecnologie cambiamento - titolario classificazione
funzionale - importanza documenti solo se contestuale all'utilizzo
reale - importante nomina capo progetto responsabilità
risultato - metodologia del project
management vari ruoli in
collaborazione progettuale tra di loro - importante responsabile capo
progetto non strutturato in maniera gerarchica ma professionalmente
competente in materia - importante formazione capo progetto -
importante ruolo capo progetto non soggetto a legami gerarchici
necessità poter avere informazioni necessità
poter agire - alta dirigenza coinvolta in modo non gerarchico soggetta
alle richieste e prescrizioni capo progetto necessario per poter agire
e riuscire nel risultato - necessaria creazione gruppo
interdisciplinare diverse professionalità -
necessità di partire dagli errori dalle criticità
per utilizzare errori per cambiamento - tracciamento dell'errore,
riconoscimento, soluzione errore, cambiamento continuo - importante
coinvolgimento tutti i soggetti - la gestione dell'informazione
comporta annullamento gerarchie importante solo proprietario
dell'informazione da raggiungere - importante analisi
attività uffici dal punto di vista necessarie informazioni
connesse - mappatura svolgimento coinvolgimento risorse umane -
formazione risorse umane elemento necessario - necessità
formazione prima dirigenza e poi altre risorse umane - portata
conoscitiva flussi documentali comporta la capacità di
gestione ottimizzata delle risorse umane - risultati ottenuti sistema
di regole che rendono tracciabile l'informazione ai fini della
trasparenza - risultato regole sui diritti e sul potere dei soggetti
giusti a vedere i documenti necessari alle loro attività -
chi (soggetto) - può (potere) vedere documenti (utilizzo
informazioni) al fine di poter svolgere la propria attività
nel proprio ruolo - risultato manuale di gestione del protocollo
informatico - manuale di gestione importante per personalizzare
completare la normativa - manuale di gestione importante per fare
riferimento al proprio sistema di protocollo per qualificare nei
sistemi di qualità le procedure dell'Ente - risultato
classificazione generale sistema informativo per conoscere e
condividere i criteri - risultato classificazione
riconoscibilità dell'informazione poiché
strutturata e quindi valorizzata dal sistema Ente - risultato non
raggiunto digitalizzazione completa di tutte le tipologie di documenti
e flussi documentali ed eliminazione cartaceo poiché non
è sembrato essere obiettivo principale in questo momento -
risultato a valore aggiunto organizzazione che conosce meglio se stessa
- risultato a valor aggiunto maggior efficacia ed efficienza ritorno
economico sul miglior utilizzo risorse umane - risultato a valore
aggiunto riqualificazione delle risorse umane dovuta ad una
ottimizzazione dei processi
Allegato
2 - Frequenza dei termini
Sono stati conteggiati e valorizzati solo quei lemmi che apparivano
più di una volta almeno in due dei tre discorsi per poter
contestualizzare le conclusioni comparative in un ambiente linguistico
eterogeneo.
In ordine alfabetico
amministrativa
(componente) / amministrativo = 3
analisi = 10
approccio = 2
cambiamento / mutamento = 12
caos = 7
capacità = 6
cittadino = 3
classificazione = 4
coerenza / coerente = 3
coinvolgere / coinvolgimento / coinvolti-a-e = 6
collaboratività / collaborativi / collaborazione = 4
competenze = 4
complessità / complesso-a-i-e = 4
conoscenza / conoscitiva / riconoscibilità / knowledge
management = 7
contesto-i = 4
criticità = 4
cultura = 2
dirigente-i / dirigenza / vertice = 8
diversità = 7
documentale-i / documento-i = 14
esperienza-e = 4
flusso-i = 5
funzione / funzionale / funzionamento = 12
futuro = 2
generale-i = 4
gestione = 11
gruppo = 2
importante / importanza = 14
informatico-a / informatizzazione = 13
integrata / integrazione = 2
legame-i = 6 |
metodologia
= 2
modello-i = 6
modo / modalità = 3
normativa / codice amministrazione digitale = 10
obiettivo-i = 12
organigramma = 2
organizzazione-i = 9
persone / personale / interpersonale = 3
potere / poter / potenti / potenza = 21
procedura-e = 2
processo-i - macroprocessi = 17
professionalità organizzatore = 2
professionalità tecnologo = 2
professionalità archivista = 1
progetto / progettuale / project management
= 12
protocollo = 8
reale / realtà = 4
relazione = 3
responsabilità = 4
risorse / risorse umane = 13
risultato-i / output
= 13
ruolo-i = 6
sistema = 13
soggetto-i / soggettività = 10
soluzione-i = 7
struttura-e = 6
studio / studio di fattibilità = 9
tempo = 2
traccia / tracciamento / tracciabile / tracciato / rintracciate = 5
trasversali / trasversalità = 4
utile / utilità / utilizzo / utilizzare perseguibile = 6 |
In ordine di rango di frequenza
-
|
21 - potere / poter /
potenti / potenza
|
|
17 - processo-i -
macroprocessi
|
|
14 - documentale-i /
documento-i; importante / importanza
|
|
13 - informatico-a /
informatizzazione; risorse / risorse umane; sistema
|
|
12 - cambiamento /
mutamento; funzione / funzionale / funzionamento; obiettivo-i; progetto
/ progettuale / project management
|
|
11 - gestione
|
|
10 - analisi;
normativa / codice amministrazione digitale; soggetto-i /
soggettività
|
|
9 - organizzazione-i;
studio / studio di fattibilità
|
|
8 - dirigente-i /
dirigenza / vertice; protocollo
|
|
7 - caos; conoscenza
/ conoscitiva / riconoscibilità / knowledge management;
diversità; soluzione-i
|
|
6 -
capacità; coinvolgere / coinvolgimento / coinvolti-a-e;
legame-i; modello-i; ruolo-i; struttura-e; utile / utilità /
utilizzo / utilizzare perseguibile
|
|
5 - flusso-i; traccia
/ tracciamento / tracciabile / tracciato / rintracciate
|
|
4 - classificazione;
collaboratività / collaborativi / collaborazione;
competenze; complessità / complesso-a-i-e; contesto-i;
criticità; esperienza-e; generale-i; reale /
realtà; responsabilità; trasversali /
trasversalità
|
|
3 - amministrativa
(componente) / amministrativo; cittadino; coerenza / coerente; modo /
modalità; persone / personale / interpersonale; relazione
|
|
2 - approccio;
cultura; futuro; gruppo; integrata / integrazione; metodologia;
organigramma; procedura-e; professionalità organizzatore;
professionalità tecnologo; tempo
|
|
1 -
professionalità archivista
|
A partire dall'analisi eseguita, è stato quindi possibile
ricostruire una sintesi linguisticamente scorrevole delle
presentazioni, ora uniformate quanto all'uso dei termini significativi
e, quindi, dei concetti sottesi. Queste sintesi non posseggono,
ovviamente, la ricchezza comunicativa dei discorsi effettivamente
pronunciati - cosa, tra l'altro, che nemmeno lo scritto può,
né vuole, restituire; ne rappresentano, però, la
sequenza esatta nello svolgimento del pensiero e, quel che qui
più conta, comunicato attraverso parole che sono assurte al
rango di termini, divenuti cioè elementi di un
vocabolario
controllato. Da qui si può dunque, riteniamo, partire per il
completamento dell'esperimento di restituzione dei contenuti elaborati
con la metodologia comparativa. Le sintesi proposte sono state, infine,
validate dagli stessi Autori.
Prima sintesi: Paola Pittoni [2]
Lavora nell'ambito
dell'insediamento del nucleo di protocollo minimo
presso "La Sapienza" e sta lavorando anche su altri aspetti per
ampliare la piattaforma e l'organizzazione su un piano più
generale.
Si è ritenuto opportuno, nell'approccio al problema della
razionalizzazione dei flussi documentali, affrontare immediatamente gli
aspetti generali del contesto/universo lavorativo. Tale contesto si
è mostrato ricco di diverse esperienze, procedure,
procedimenti, dovuti alle diverse funzioni che svolge
un'università. L'implicazione immediata rispetto a questo
approccio è stata quella di imbattersi nelle contraddizioni
e nelle criticità concrete del contesto, per formulare
modelli generali di analisi complessive, atte ad imporsi nella
concretezza della diversità.
Questo ci ha portato a fare un altro tipo di studio: cioè,
riuscire a superare l'impasse dell'immobilismo. Su questo filone
metodologico si sono presi in considerazione le strutture, i
procedimenti, i processi, le possibilità di gestione
dell'organizzazione, in funzione del valore prioritario che ci
impegnava a rendere spazi operativi agli studi e ai lavori che via via
si andavano attuando. L'analisi metodologica e la collocazione
dell'infrastruttura tecnologica hanno dato come risultato
l'applicazione delle funzionalità di protocollo minimo e
l'applicazione della normativa dal punto di vista tecnologico,
nonché la creazione di nicchie di eccellenza. Queste sono
state attivate in funzione della capacità e della fiducia
che poteva assumere la dirigenza nei confronti del miglioramento e
della trasformazione nella pratica. Il potere di coinvolgere strutture
e risorse umane nel cambiamento è stato conquistato nella
prassi quotidiana, con il cambiamento oggettivo e progressivo di
routine consolidate, con il consolidamento nel tempo e l'allineamento
di esperienze e prassi differenti.
L'esistenza legata alla fisionomia dell'organizzazione di legami deboli
ci ha orientato verso una costruzione di un nucleo capace di
trasmettere i valori di una cultura del cambiamento grazie alla
costruzione progressiva di legami interpersonali forti.
L'incapacità decisionale ha portato alla costruzione di un
gruppo di professionalità eterogenee che ha cercato di
rendersi portatore di funzioni innovative, dimostrare la
possibilità e la capacità del superamento
dell'impasse immobilizzante.
Il riferimento sul quale si è potuto contare, per quanto
riguarda la componente amministrativa direttamente coinvolta, ci ha
consentito di acquisire quel potere - non sancito in maniera forte dal
vertice dell'organizzazione - di poter operare, di poter cambiare.
L'impossibilità di trasformare un piccolo nucleo in un
soggetto portatore di decisioni coerenti ci ha suggerito la creazione
di successivi prototipi sperimentali, grazie al ruolo
dell'amministrativo come fondamentale veicolo portatore di lavoro da
svolgere nella prassi.
Siamo consapevoli dell'impossibilità del superamento del
caos. Per affrontare la questione della trasversalità
interna, si è succeduto alla promozione di nicchie di
eccellenza capaci di restituire esperienze, problemi, errori e
criticità in un orizzonte rivolto a un lungo percorso
proiettato nel futuro.
Al fine di procurarci gli strumenti indispensabili per l'introduzione
del cambiamento, si è proceduto dunque per esclusione, prima
in riferimento alle tecnologie, poi in riferimento all'impianto di
classificazione, identificando di volta in volta, in un processo
collaborativo, contemporaneamente soluzioni e problemi, in un ciclo al
momento senza fine. In mancanza di un potere effettivo capace di
restituire le informazioni necessarie per fornire linee guida semplici,
allo scopo di evitare di aumentare il caos già presente, si
è preferito viaggiare a un livello astrattivo superiore con
lo sguardo fisso all'idea-guida degli obiettivi generali della
trasparenza, di rendere più potente e flessibile il modello
di riferimento per l'attuazione degli obbiettivi al fine di non
escludere a priori soggettività coinvolgibili, strategie di
formazione, strategie di capillarizzazione, insomma si è
affrontato il caos in piccole comunità di prassi in
divenire. Il compito che ci siamo assegnati è stato quello
di cogliere e portare in sé tutte le componenti
significative della caotica organizzazione, di esplicitarle quanto
più possibile per creare una coscienza autentica e
conoscenza condivisa nel tentativo di rintracciare a passo a passo la
storia stessa ai vertici della conoscenza. Le risorse poste in opera
per rispondere alla normativa hanno al momento aderito in modo generale
al processo di mutamento. Questo tipo di coinvolgimento ci è
apparso necessario e indispensabile per progredire con la unica
metodologia che al momento, anche se in modo parziale, ci ha portato
all'adozione di responsabilità e soluzioni.
Seconda sintesi: Gioacchino Lamanna [3]
Deve
realizzare l'obiettivo di un polo aerospaziale nazionale che metta
in condivisione un megacatalogo, assicurando le interconnessioni con i
centri di documentazione di altre agenzie e centri internazionali - per
beneficio di tutta la comunità accademica, scientifica,
industriale aerospaziale. È contemporaneamente impegnato sul
progetto definitivo di protocollo informatico, gestione documentale e
gestione degli archivi al fine di sviluppare e gestire un sistema
centralizzato di archiviazione e normalizzazione della documentazione
dell'Agenzia.
Dal punto di vista della possibilità di analisi progettuale,
per perseguire l'obiettivo finale della creazione di un megacatalogo
documentale, resta il problema dei legami deboli, o dei legami forti,
l'organizzazione, il modello dell'organigramma; più
semplicemente "le criticità" sono rappresentate dalla
difficoltà di un'adeguata reingegnerizzazione dei processi,
della necessaria integrazione delle risorse umane, di una conforme e
tempestiva sensibilità dell'alta direzione, della necessaria
disponibilità al cambiamento, sia del personale, sia dei
colleghi, sia del vertice.
L'Unità DOC, per parte propria, per quanto riguarda la
formazione, sta fornendo cultura e supporto capillare al processo di
cambiamento. Infatti l'ASI, pur essendo una struttura medio piccola, ha
i medesimi problemi delle grandi amministrazioni dove, se il supporto
arriva dall'alta dirigenza, le cose si possono fare. Ma d'altra parte
la piccola consistenza di risorse dedicate sprona i responsabili ad
insistere perché si vogliono onorare e riscontrare le
responsabilità affidate. Non potendo più tornare
al passato, è necessario volgersi al futuro,
perché le modifiche da introdursi, a norma del Codice
dell'amministrazione digitale, chiarificano le
responsabilità della dirigenza nel processo di
attuazione (che possono assumere anche la
definizione di inadempienza verso i diritti del cittadino).
I risultati ottenuti sono stati: la realizzazione di una
realtà sperimentale per l'impianto documentale GEDOC
[Gestione Documentale], la costruzione dei rapporti ai vari livelli
esterni, l'adozione del modello ASP, pur continuando a monitorare
l'ambiente esterno e verificare tutto quello che il mondo commerciale e
tecnologico può mettere a disposizione come soluzioni
tecnologiche diverse; inoltre la realizzazione del primo modulo del
Polo Aerospaziale Nazionale, il servizio di biblioteca tecnico
scientifica.
L'esperienza ASP, almeno per quello che ci riguarda, oltre che una
tecnologia è un modello da seguire, espandere e imitare. Pur
non avendo ancora altri risultati da presentare, si ritiene importante
mostrare come risultato della esperienza la necessità di
aprirsi ad un discorso proiettato nel futuro per l'approccio
sistematico al problema documentale in generale.
Terza sintesi: Michele Toschi [4]
Lavora
all'Università di Bologna come project manager
responsabile di una serie di progetti di innovazione con impatto
organizzativo (protocollo informatico, firma digitale, linee guida di
organizzazione per l'Ateneo, reingegnerizzazione dei processi
dell'amministrazione generale dell'Università di Bologna).
Fa parte di numerosi Gruppi di lavoro nazionali che hanno ad oggetto la
gestione documentale (Titulus97, Cartesio, etc.).
Negli ultimi anni il tema della gestione documentale è
tornato ad essere centrale per gli atenei italiani. Un contributo
fondamentale affinché ciò avvenisse è
stato dato dal Gruppo di lavoro interuniversitario Titulus97. Il Gruppo
è nato su iniziativa dell'Università di Padova
verso la metà degli anni '90 con l'intento di riprogettare i
sistemi di protocollo e gestione documentale degli atenei italiani.
Essi, infatti, risultavano del tutto inadeguati ad una pubblica
amministrazione moderna, rispettosa delle regole, efficiente, efficace
ed economica. Da diversi decenni si era persa la consapevolezza
dell'importanza e della centralità dei sistemi documentali
come fondamentali strumenti organizzativi e gestionali, oltre che come
mezzi imprescindibili di certezza giuridica e conservazione della
memoria dell'Ente; erano gestiti come mero adempimento
giuridico-formale senza alcun legame con la gestione manageriale dei
flussi documentali e del knowledge
management.
Nella sola amministrazione centrale dell'ateneo bolognese, tanto per
fare un esempio, esistevano ben 169 diversi sistemi di gestione
documentale e altrettanti registri di protocollo. Alcuni di questi
erano informatizzati, altri cartacei. Questi sistemi erano del tutto
indipendenti, non coordinati fra loro e si basavano su logiche diverse,
dettate dalle contingenze o dalle esigenze lavorative del singolo
ufficio, a volte del singolo funzionario. È evidente che un
sistema del genere provocava non pochi problemi: gli stessi documenti
erano protocollati e smistati più volte a strutture diverse,
era di fatto impossibile ricostruire i flussi di knowledge e document
management, poteva capitare che uffici diversi attivassero
procedimenti
amministrativi simili, basati sulla medesima documentazione, senza
alcun coordinamento. A ciò si aggiungeva la
difficoltà nel reperire la documentazione priva di ogni
classificazione condivisa, raccolta senza rispettare alcun "vincolo
archivistico" né i criteri di formazione dei fascicoli
procedimentali. I documenti, in sintesi, erano gestiti secondo logiche
proprietarie e non condivise, giuridicamente scorrette, non tenendo
conto delle più basilari regole archivistiche e
organizzative.
È evidente che tale situazione non era più
sostenibile specie in una organizzazione tanto complessa e grande:
l'Università di Bologna è la seconda
università dopo "La Sapienza" di Roma; ha oltre 100.000
studenti, circa 7.000 dipendenti (divisi, più o meno al 50%,
tra personale tecnico amministrativo e docente), 25 facoltà,
un centinaio tra dipartimenti e centri di ricerca di varia natura, 4
poli nelle principali città della Romagna (Ravenna, Rimini,
Forlì e Cesena) e addirittura una sede a Buenos Aires.
Per questi motivi l'ateneo bolognese ha deciso di riprogettare il
proprio sistema documentale aderendo al progetto Titulus97. Titulus97,
infatti, si presentava come qualcosa di estremamente originale ed
innovativo nel panorama italiano. L'obiettivo fondamentale del progetto
era quello di creare un sistema informativo vòlto a
razionalizzare e definire le regole per la gestione dei documenti
amministrativi, seguendone tutto il ciclo di vita (dall'archivio
corrente a quello storico). Tali regole andavano individuate
rispettando i dettami della moderna scienza archivistica. Una volta
definite e adottate queste regole fondamentali, ci si sarebbe
preoccupati di informatizzare il sistema di gestione documentale
adottando un software di protocollo e document administration disegnato
ad hoc in base alle specifiche organizzativo archivistiche dettate dal
Gruppo di lavoro. Il processo logico e metodologico con cui si
è arrivati a riprogettare il sistema documentale
è partito dalle regole archivistiche e dalle conseguenze
organizzative dell'applicazione di quelle regole. Solo in un secondo
momento ci si è posti il problema dell'implementazione
informatica del sistema.
L'attivazione di un moderno sistema di gestione documentale ha
richiesto uno sforzo organizzativo di non poco conto e l'elaborazione
di una metodologia adeguata. Il Gruppo di lavoro nazionale è
stato di fondamentale supporto per queste attività
poiché ha fornito gli strumenti di analisi e metodologici
utili ad affrontarle in modo corretto. Tuttavia è stata
necessaria un'analisi approfondita dello specifico contesto
dell'Università di Bologna che, probabilmente, ha
rappresentato la parte più difficile, complessa e articolata
dell'intero progetto.
Gli atenei, come è noto, sono organizzazioni "a legame
debole", dove è estremamente difficile agire secondo schemi
organizzativi troppo meccanicistici e strutturati. Hanno molte anime
(didattica, ricerca, attività di supporto alle prime due)
che coincidono con strutture organizzative diverse, difficili da
coordinare in modo unitario.
Questo significa tanti centri di potere, tante intersezioni.
Ciò è particolarmente evidente in atenei di
grandi dimensioni quali l'ateneo bolognese.
Queste tre "anime" (amministrazione centrale, strutture scientifiche,
strutture didattiche) ovviamente lavorano insieme, con un intreccio
continuo. Le attività sono pertanto divise tra strutture con
assetti diversi: burocrazia professionale tipica dell'amministrazione
centrale (struttura gerarchica ad albero, responsabilità
alla dirigenza) e burocrazie professionali o strutture a matrice per le
strutture didattiche e di ricerca. Tali strutture, inoltre, hanno ampi
margini di autonomia organizzativa, gestionale, finanziaria.
Ciò è inevitabile nel rispetto della loro
libertà didattica e di ricerca ma crea, ovviamente, problemi
di coordinamento tra loro, con le strutture centrali di supporto, con
gli obiettivi strategici dell'ateneo in generale. Questi diversi centri
di potere, pertanto, necessitano di intersezioni trasversali, lavoro
collaborativo, interscambio continuo.
Il caos, presente nel sistema documentale e nel sistema informativo,
creava una mancanza di conoscenza e di competenza ai soggetti e alle
strutture e rende estremamente complicato coordinare le
attività.
Partendo da questo contesto si è sviluppata una metodologia
che individuasse le relazioni tra i diversi tipi di strutture e creasse
un sistema di gestione documentale in grado di aiutare dette relazioni
(favorendo, pertanto, il coordinamento).
La relazione la si è cercata, dunque, nell'ambito del
knowledge management,
ossia gestione della conoscenza; si è
visto il sistema informativo come base comune per la conoscenza e il
funzionamento dell'organizzazione.
Si sono monitorate le competenze funzionali delle risorse umane, ci si
è specializzati nel trovare sistemi di coordinamento per il
raggiungimento di obiettivi comuni a partire da diverse competenze e
professionalità.
Il focus
è stato quello di chiarire bene il funzionamento
del processo per distribuire correttamente informazioni e documenti,
nel tempo, nel modo, e al soggetto giusto.
Il primo risultato è stato quello della stesura di uno
studio di fattibilità, per fare il punto della situazione,
per poter evidenziare le priorità, per ottenere dati
strutturali e strutturati, informazioni, creare una mappa dalla quale
partire.
Lo studio è stato fondamentale per individuare la mappa
concettuale di riferimento e avviare le fasi successive (conoscere per
agire).
È stato scelto come obiettivo iniziale e prioritario il
protocollo informatico. La scelta fatta è stata coerente con
l'impostazione organizzativa: si è capovolto l'approccio
tradizionalmente utilizzato in tali casi e si è partiti
dalla realizzazione delle regole organizzativo/archivistiche. I
problemi informatici e tecnologici sono stati affrontati solo in
seguito, cercando le soluzioni tecniche più adatte alle
regole organizzative e archivistiche. È stata fondamentale
la collaborazione tra diverse professionalità:
archivista esperto; organizzatore, giurista, informatico, cultore delle
tecnologie del cambiamento, tecnologo.
Fattore importante è stata la nomina di un capo progetto
incaricato dall'alta dirigenza ad assumersi le
responsabilità di risultato. Questo ha comportato la
possibilità di gestire il cambiamento tramite la metodologia
del project management: vari ruoli in collaborazione progettuale tra di
loro.
È stato fondamentale il fatto che il responsabile capo
progetto, non strutturato in maniera gerarchica, ma professionalmente
competente in materia, sia stato formato nelle varie discipline e
dominî di competenza utili alla buona riuscita del progetto.
Ciò ha favorito il coordinamento delle
professionalità coinvolte e la focalizzazione verso il
risultato finale.
Il ruolo del capo progetto, inoltre, è stato fortemente
legittimato in modo da svincolarlo da legami di subordinazione e
concedendogli la possibilità di reperire le informazioni
necessarie, attivare le strutture di ateneo, agire coinvolgendo l'alta
dirigenza (soggetta, in relazione allo specifico progetto, alle
richieste e prescrizioni del project
manager).
Ciò è stato uno dei fattori che ha determinato il
buon esito del progetto.
Altra intuizione importante è stata quella di istituire un
Gruppo di lavoro interdisciplinare composto da diverse
professionalità. In tali ambiti, infatti,
l'autoreferenzialità non paga. È necessario
coinvolgere tutti i saperi interessati e cercare una sintesi. Si
è molto insistito, inoltre, su un approccio incrementale per
tentativi ed errori: il tracciamento dell'errore, il suo
riconoscimento, la ricerca della soluzione, ha portato a un cambiamento
continuo, a un importante coinvolgimento di tutti i soggetti per la
gestione dell'informazione completa.
L'annullamento delle gerarchie ai fini del progetto ha comportato la
possibilità di raggiungere il proprietario
dell'informazione, consentendo una realistica e importante analisi
dell'attività degli uffici dal punto di vista delle
necessarie informazioni connesse per lo svolgimento delle
attività.
Si è elaborata una mappatura, tramite il coinvolgimento
delle risorse umane, contemporaneamente a una formazione per i soggetti
coinvolti nell'auto-analisi come elemento necessario e funzionale alla
riuscita del progetto.
È stato necessario formare prima la dirigenza e poi altre
risorse umane, perché la gestione dei flussi documentali e
informativi è questione che riguarda, in prima battuta,
coloro che hanno compiti di direzione, coordinamento, controllo.
I risultati [leggi output]
ottenuti sono stati quelli della creazione
di un sistema di regole archivistiche per la corretta gestione
documentale. Tutto ciò partendo dalla registrazione di
protocollo di tutti i documenti (in arrivo, in partenza, interni),
dalla loro classificazione e fascicolazione per procedimento, pratica,
affare. Ciò, fra l'altro, rende sempre tracciabile
l'informazione, la lega al contesto organizzativo di riferimento e la
indirizza verso coloro che ne hanno bisogno per svolgere i loro compiti
istituzionali.
L'introduzione del protocollo informatico è stata completata
dalla redazione del manuale di gestione.
Il manuale di gestione descrive le regole operative (perciò
specifiche per ogni organizzazione) che, a partire da una normativa
condivisa, definiscono il funzionamento del sistema documentale di
ateneo.
Dal punto di vista qualitativo si è realizzato un sistema
specifico per il nostro Ente, ma condiviso sia all'interno che
esternamente all'Ente stesso (poiché le regole
archivistico/organizzative del sistema sono comuni a tutti gli atenei
che aderiscono a Titulus97).
Un risultato non raggiunto (poiché non era parte del
progetto in questione) è stato quello della digitalizzazione
completa di tutte le tipologie di documenti e flussi documentali e
l'eliminazione del cartaceo.
Si è trattato di una scelta consapevole poiché la
così detta dematerializzazione non va concepita come un
valore in sé, ma piuttosto come una conseguenza non scontata
della reingegnerizzazione e semplificazione dei processi e
procedimenti. Piuttosto, il vero risultato che si voleva ottenere era
quello di creare un sistema che aiutasse l'organizzazione a conoscere
meglio se stessa, con il risultato a valore aggiunto di una maggior
efficacia ed efficienza, con il conseguente ritorno economico sul
miglior utilizzo delle risorse umane e conseguente riqualificazione
delle risorse umane dovuta a una ottimizzazione dei processi.
Su questa base è stato, infine, possibile riempire le
caselle finora vuote della matrice funzionale riportata nella Tabella
1, che viene riproposta qui sotto nella nuova
forma completa delle
risposte. In questo modo, è stato possibile ottenere una
sinossi delle risposte fondamentali date alle relative domande, punto
per punto e, nel contempo, osservare in orizzontale e in verticale la
presenza puntuale delle strategie, delle soluzioni e dei risultati.
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Presupposti
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Incontro-confronto delle esperienze
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Descrizione del progetto
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analisi
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disciplina
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soluzione
|
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Obiettivi
PP = punto di
riferimento costante del progetto
GL =
problematicità della realizzazione di obiettivi
“alti”
MT =
in relazione ai molteplici scopi dell’Ente
|
Normativa
PP =
destinataria della fiducia della dirigenza per conseguire il mutamento
GL =
come dato non controvertibile da inverare
MT =
applicabile dopo la sua condivisione e la sua personalizzazione
|
Risultati
PP =
applicazione delle funzionalità di protocollo minimo;
insediamento completo dell’infrastruttura tecnologica a
norma; creazione di nicchie di eccellenza
GL =
applicazione delle funzionalità di protocollo minimo con
ASP; costruzione di rapporti interistituzionali; creazione di una
realtà sperimentale per l’impianto documentale
MT =
stesura di uno studio di fattibilità; nomina di un
capo-progetto; ottenimento di un sistema di classificazione generale
|
|
Risorse
PP =
coinvolgimento delle risorse umane nel cambiamento
GL =
necessità dell’integrazione delle risorse umane;
necessità di disporre di strumenti e mezzi per poter
affrontare l’attività
MT =
monitoraggio; mappatura e formazione delle competenze professionali;
coordinamento delle competenze professionali
|
Organizzazione
PP =
necessità della gestione dell’organizzazione per
superare difficoltà decisionali; costruzione di un gruppo di
professionalità eterogenee; affrontare il caos con piccole
comunità di prassi in divenire
GL =
problema della permanenza di legami deboli nell’organizzazione
MT =
problema dell’organizzazione a rispondere in maniera
coordinata a una pluralità di obiettivi e di centri di
potere diversi
|
Output
MT = manuale di
gestione; auto-coscienza dell’organizzazione ai fini
dell’ottimizzazione della gestione dei processi;
riqualificazione del personale
|
|
Metodi
PP =
macro-analisi dei principali
flussi informativi; orientamento al cambiamento; valorizzazione delle
criticità riscontrate; attenzione costante
all’obiettivo
principale per non escludere dal cambiamento la pluralità
degli attori e dei bisogni; ciclicità del cambiamento
continuo
GL =
mappatura
dell’organizzazione e dei flussi documentali; analisi dei
processi
e loro razionalizzazione
MT = project
management; mappatura
dell’organizzazione e dei flussi documentali; ricerca di
relazioni
trasversali tra dominî diversi; gestione della conoscenza per
superare problemi organizzativi
|
Modelli
PP =
creazione di piccole
comunità di prassi immediatamente operative; superamento del
mancato coordinamento generale tramite il modello
dell’astrazione a
un livello superiore; strategie di capillarizzazione degli interventi
e conseguente coinvolgimento e formazione di strutture e persone
GL =
modello tecnologico ASP
utilizzato anche dal punto di vista organizzativo, come gestione
centralizzata di un unico servizio
MT =
superamento del modello del
caos organizzato tramite la reingegnerizzazione dei processi e dei
conseguenti flussi documentali
|
Soluzioni sostenibili
|
Nota. PP vale per Paola
Pittoni, cioè per l'esperienza di
"La Sapienza"; GL
vale per Gioacchino Lamanna, cioè per
l'esperienza dell'ASI, ed MT
vale per Michele Toschi, cioè
per l'esperienza dell'Università di Bologna.
Le soluzioni sostenibili
E veniamo alla sintesi del tutto.
Nelle analisi dei problemi e nelle valutazioni contenute nelle
relazioni individuali sullo stato dei processi, dei procedimenti e
delle procedure attuative della normativa, si possono dedurre, negli
interventi riportati, alcune somiglianze,
con l'avvertenza che le
differenze
riscontrabili tra le realtà considerate si
configurano come l'esatto rovescio delle stesse somiglianze rilevate:
- la
pluralità - in ciascuna delle realtà
considerate, sono molti gli osservatori e le individualità
che utilizzano dati per innescare processi e procedimenti
informatizzati - è quindi policentrico il mondo degli attori
coinvolti, per cui ogni analisi deve confrontarsi con un'ampia
molteplicità di interessi, molteplicità che essa
deve rappresentare nel disegno e nella realizzazione della soluzione.
Si tratta qui, infatti, del particulare,
vario e spesso caotico, degli
interessi delle aree e delle rendite di potere, della moltiplicazione
non integrata dei centri decisionali, delle differenze riscontrabili
tra gli individui e tra i gruppi (fino all'incompatibilità
ambientale e fino allo scontro), dello stato delle conoscenze (la loro
quota di "essere", innanzitutto, e la diversità del loro
grado di esplicitazione razionale), della storia delle stratificazioni
procedurali e degli insuccessi nei tentativi di razionalizzazione,
della disparità delle dotazioni strumentali
nonché dell'obsolescenza discontinua delle attrezzature,
della qualità della formazione, eccetera. Tutti aspetti,
questi, che appartengono, insieme e contemporaneamente, alle valenze
del caos (creativo) e/o dell'ordine (funzionale ma sterile) o ancora,
semplicemente, del disordine dell'organizzazione;
- la
direzione - affinché tutte le strutture
appartenenti
alle organizzazioni siano attrezzate con competenze adeguate per
valorizzare le opportunità che la ricerca organizzativa e le
relative tecnologie rendono disponibili, sono necessarie, dall'alto
della dirigenza, una volontà tenacemente collaborativa e un
riconoscimento esplicito di ruoli - cosa che spesso sfugge alle
realtà considerate, con la possibilità che
l'assunzione di volontà strategiche da parte dei quadri
intermedi si sostituisca a quelle non presenti o non espresse da parte
del vertice organizzativo, con il conseguente insorgere di conflitti
non sempre facilmente risolvibili;
- il
microcosmo - la criticità principalmente
individuata
riguarda il fatto che un'indagine progettata su scala nazionale, a
volte internazionale, non si presta a dare risposta a tutte le esigenze
conoscitive di maggiore interesse particolaristico, e ciò
sia per il tipo di aspetti indagati (che potrebbero non sempre
corrispondere alle priorità di una struttura) sia per il
disegno campionario (che, seppure esteso nelle dimensioni, in alcune
realtà più emancipate non raggiunge una soglia
tale da consentire lo studio di differenze procedurali per alcune aree,
anch'esse rilevanti per la programmazione generale dei flussi);
- l'innovazione
- nello sviluppo delle attività in corso
d'opera si è compresa la necessità di tenere in
maggiore considerazione queste esigenze, escogitando soluzioni
originali sia nel disegno generale, sia negli obiettivi di rilevazione
dei contenuti d'analisi che sono venuti incontro alle principali
necessità di studio e approfondimento d'uso dei servizi,
soprattutto nei loro nodi più critici (come i tempi
d'attesa, i modelli diversi di riferimento delle varie strutture, la
soddisfazione, la creazione di alcuni percorsi preventivi), per cui il
rapporto fra il progetto generale e la sua realizzazione particolare
può soffrire di scostamenti dalla "norma" anche di non poco
conto.
Il compito dell'amministratore dei flussi documentali, ai fini di una
gestione qualificata dei contenuti oltre che del loro intrecciarsi
dinamico, diviene, quindi, via via più complesso (fino al
limite del disastro annunciato…) a mano a mano che nelle
amministrazioni decrescono le capacità di sintesi e di
proposizione di indicazioni strategiche entro una visione unitaria dei
processi generali dell'organizzazione e del loro rapporto con
l'ambiente esterno. Carenza della definizione esplicita di scopi e
obiettivi, scalati nel tempo della previsione della loro realizzazione.
Pare in più dare man forte all'aumento dell'entropia la
difficoltà di realizzare un'integrazione dei saperi dei
singoli e dei gruppi con le competenze implicate e spesso presupposte
dalla tecnologia, come se le situazioni lavorative specifiche ponessero
ostacoli apparentemente lievi (perché accuratamente non
portati alla coscienza piena dell'organizzazione, e perciò e
in realtà tanto più difficili da superare) alla
comprensione e alla condivisione di obiettivi (che tuttavia, in ultima
analisi, sono comuni), tra chi razionalizza la gestione documentale
attraverso l'informatica e chi promuove la qualità stessa di
quei processi conoscitivi e decisionali: spesso si parlano linguaggi
differenti, si oppongono micro-ontologie poco conciliabili, si adottano
strategie formative parziali; manca, soprattutto, un'analisi accurata
degli "angoli" che rallentano qualità e quantità
del fluire delle informazioni documentarie prodotte nella vita
quotidiana dell'organizzazione.
C'è qui, tanto più evidente, la mancata
realizzazione di quella "rivoluzione copernicana" della gestione della
conoscenza (viceversa, chiarita e puntualizzata ormai da diversi anni)
che ha saputo capovolgere l'enfasi sul valore dell'informazione
prodotta dall'organizzazione: da mera e inevitabile e
"semplice" conseguenza di atti e di fatti amministrativi e contabili
(un output
del quale non si può fare a meno, e
perciò "naturale") a vera e propria ragion d'essere
dell'organizzazione, come se unico e fondamentale scopo
dell'organizzazione non fosse, tanto, il governo dei processi
istituzionali ma, piuttosto, la creazione e il trasferimento di
informazione e di conoscenza che si "appoggia" (quasi un'astuzia della
ragione) su quei processi. In breve: non governiamo processi che
producono informazione e conoscenza ma governiamo informazione e
conoscenza che, per realizzarsi, si "fondano" sull'attivazione e sul
compimento di processi.
Da qui, da questa sostanziale non comprensione della realtà,
deriva il rischio maggiore: attivare soluzioni improvvisate per
problemi isolati, con il rischio, tra l'altro, della non
ripetibilità e del non riuso, soluzioni che, se pure non
risolvono il problema generale dei flussi documentali, non sanno dare
soluzione compiuta nemmeno ai casi isolati che ne hanno stimolato
l'attivazione, in una continua e inutile e anzi dannosa "reinvenzione
della ruota"…
Non si vede che una e un'unica via d'uscita: una coerente e sostenuta e
governata integrazione tra la gestione dei contenuti informativi della
conoscenza e la gestione dei sistemi documentari dell'organizzazione.
In altre parole: una strategia intelligente che persegua l'integrazione
della conoscenza (prodotta e trasferita) ai fini decisionali con
un'organizzazione stabile e, soprattutto, affidabile e riusabile, delle
testimonianze giuridiche di quei processi decisionali - Le nozze di
Mercurio con la Filologia… del record management
con il
record keeping system.
L'archivistica come strumento della gestione
della conoscenza e la gestione della conoscenza come orizzonte di
significato dell'archivistica. Documentare e archiviare:
perché, se no? Per farne che cosa? «L'ordinamento
delle cose serve per conservare, per trovare, per
trasmettere» cito a memoria un passo di Francis Bacon.
Lo scopo non è cioè, più e soltanto,
di poter disporre di un sistema di documenti affidabili che descrivano
processi consolidati, ma di poter disporre di sistemi di archiviazione
(e dunque e anche di indicizzazione) e di recupero di documenti
dell'Ente per poterli riutilizzare per la gestione di nuovi processi
nonché per il controllo (e la trasparenza) dei processi
correnti e consolidati (e documentati): qui il mestiere dell'archivista
si sposa con quello del documentalista.
Tutti limiti e tutte prospettive che risaltano - ora con più
forza e consapevolezza ora in modo maggiormente implicito - in ciascuno
dei casi presentati.
E arriviamo perciò all'esigenza, avvertita coralmente,
dell'innovazione. La corretta archiviazione dei documenti dell'Ente
diviene allora strumento (delicato, difficile, giustamente
contraddittorio e informaticamente rischioso) per la corretta gestione
delle informazioni di relazione e di contesto affinché si
sviluppino flussi di lavoro collaborativo capaci di gestire con
efficacia ed economicità i processi istituzionali dell'Ente.
In questo contesto, sembrano soprattutto il piano di classificazione
archivistica e quello documentale ad essere chiamati all'innovazione e
alla funzionalità della loro integrazione.
Nota, per esempio, Maria Guercio in un seminario CNIPA [Centro
Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione] del 2002
(Dai sistemi documentali
al knowledge management:
un'opportunità per la pubblica amministrazione):
«La
qualità delle procedure, la qualità
del piano di classificazione, la qualità dei metadati
disponibili e la qualità del loro trattamento dipendono,
naturalmente, dalla quantità e dalla qualità
degli investimenti archivistici e informatici con cui ciascun soggetto
produttore di documenti è in grado di sviluppare il proprio
sistema. Non c'è dubbio, tuttavia, che per progredire sulla
strada indicata è indispensabile che la classificazione, pur
rispettando i requisiti minimi previsti nello studio MoReq [Model
Requirements (for the management of electronic records)], preveda
ulteriori funzionalità: non si limiti ad esempio ad una
semplice gerarchia di voci funzionali, ma identifichi la tipologia e la
natura dei fascicoli formati nell'ambito di ciascuna voce di
classificazione, ne descriva sinteticamente la natura funzionale e il
contenuto, individui i principi di conservazione e scarto e i livelli
di accesso. La flessibilità da un lato e la coerenza
dall'altro costituiscono le caratteristiche che garantiscono la
qualità del sistema. […] Il futuro complesso dei
nostri sistemi informativi e documentari richiede, insomma, un percorso
alquanto articolato che includa: la specializzazione e il miglioramento
degli strumenti di ERMS [Electronic Records Management System]; lo
sviluppo di sistemi e componenti software orientati all'integrazione
dei contenuti (e-portal, groupware, workflow, data warehousing, search
engine, messaging e-mail, ecc.); il riconoscimento che la
classificazione d'archivio offre uno strumento avanzato più
vicino alla gestione dei contenuti che alla semplice gestione
dell'informazione, data la complessa analisi sintattica, semantica e
funzionale che richiede; l'individuazione attenta delle
criticità e delle soluzioni avanzate dei sistemi documentari
informatici in questa lunga fase di transizione».
Si apre qui, in più e oggettivamente, un'area di ampia
sovrapposizione per il lavoro dei professionisti dell'informazione
(archivisti, documentalisti, bibliotecari - che, proprio con l'accurato
mantenimento delle rispettive differenze funzionali e, direi,
strutturali, possono arricchire di contenuti e di finalità
quella professione che gli anglosassoni designano, semplificando e
confondendo, come record
management) in difesa della
centralità del documento, della memoria documentaria nelle
organizzazioni, della stessa trasparenza ed efficacia dell'azione
amministrativa. Documentazione
e archivistica coprono fasi differenti
del processo, tuttavia unitario, e con strumenti sempre più
simili e ravvicinati. La confusione delle funzioni
presenti in una
generica informatica
gestionale può essere superata solo
dalla coscienza che senza la saldezza di un vero e proprio presidio
professionale costituito da personale qualificato in campo
documentario, ogni investimento informatico può, alla lunga,
rivelarsi contraddittorio, inefficace, inefficiente e portare a danni
maggiori dei problemi che pretendeva di risolvere.
Paiono quindi giungere, qui, nuove sfide per l'archivistica, per la
documentazione, per soluzioni informatiche promosse, orientate,
governate, controllate da archivisti e documentalisti: dovranno, tra
l'altro, appartenere agli stessi dirigenti dell'organizzazione
un'aggiuntiva (ma integrata con le altre loro competenze) coscienza
archivistica e documentalistica oggi invece flebile ed evanescente
quando non del tutto inesistente, insieme con la consapevolezza
visionaria dei fini ultimi e intermedi dell'Ente (dotato di fini sempre
più complessi e di organizzazione sempre più
fragile e caotica), dei suoi processi e delle ricadute che questi
stessi processi hanno e inducono sull'ambiente culturale, sociale e
materiale "esterno" all'organizzazione.
Note
* - Il presente scritto
doveva originariamente essere inserito a
conclusione degli Atti del seminario che AIDA ha tenuto a Roma il 15
maggio 2006, a cura di Lucia Maffei, sul tema L'amministrazione
digitale: aspetti di trattamento dell'informazione nelle
università e nei centri di ricerca, come
replica italiana
dell'International Italian Forum al 29° Online Information
Meeting di Londra del 30 novembre 2005 e pubblicati sul fascicolo
3-4
del 2006, p. 49-105. Una serie di
accidenti ne ha impedito la tempestività della
pubblicazione, che viene qui proposta a tardivo corredo del Seminario e
perciò a tentativo di più meditata riflessione.
1 - Domenico Bogliolo è l'autore dei paragrafi 1 e 3,
Esperienze a confronto
e Un punto d'inizio;
Paola Pittoni è
l'autrice del paragrafo 2, La
metodologia della
confrontabilità.
2 - Il testo è stato rivisto da Paola Pittoni.
3 - Il testo è stato rivisto da Gioacchino Lamanna.
4 - Il testo è stato rivisto da Michele Toschi.
©
AIDA - Mail to
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- Creato 2007-10-25