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AIDAinformazioni |
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201
anno 23, numero 1-2, gennaio-giugno 2005 |
Lo stato della documentazione musicale italiana non è di ottima salute: interrogato sui nostri centri di documentazione, Google ci dice che, da Fano a Quartu Sant'Elena, da Albano a Senigallia a Monteleone a Lastra a Signa, eccetera (e, al di là della Rete, mi piace aggiungere, non solo per i contenuti e il target studentesco ma anche per la sua eroica unicità di rivista ciclostilata, "La Nota" di Urbino), c'è, sì, da contare, in provincia, su almeno una buona cinquantina di iniziative per la conduzione o la costituzione di centri di documentazione musicale extra-conservatorio, ma è, da solo, spia di difficoltà più profonde il fatto che lo stesso Google non riporti ancora nessun repertorio organico dei suddetti centri. Nessun repertorio significa, di per sé, e quanto meno, poco coordinamento e scarse sinergie. Sono perciò risultate opportune le riflessioni introduttive di Ferruccio Diozzi, presidente di AIDA, sull'impegno dell'Associazione nel promuovere e perseguire situazioni collaborative in tutte le realtà documentarie, tanto più che, nel caso specifico, il bisogno di musica è in forte aumento e l'utenza musicale è sempre meno passiva e sempre più esigente e formata. Il lavoro, insomma, non manca.
IAML-Italia è sezione nazionale della IAML, International Association of Music Libraries, Archives and Documentation Centres. Agostina Zecca Laterza ne è stata promotrice ed è l'attuale presidente. Avevo iniziato, prima del Convegno, un'intervista con lei, con l'idea di presentare, alla prima occasione, un breve ritratto di una delle professioniste che più hanno fatto, non solo in Italia, per la documentazione e la biblioteconomia musicali. Dopo una buona mezz'ora di chiacchierata e di frettolosi appunti, la stessa mi rivela che "Amadeus" di questo gennaio ha già fatto, prima e probabilmente meglio di me, la medesima cosa. Rinvio perciò a questa rivista (p. 37-39) e rimando il mio "pezzo" a migliore occasione e mi dispongo ad ascoltare il suo intervento: Documentare la musica in Italia.
Agostina, dice lei stessa, si considera utente della musica, prima ancora di vedersi come bibliotecaria musicale. La differenza non è da poco (e questa situazione dovrebbe anzi costituire la deontologia di ogni prestatore di servizi), perché nel campo musicale la coincidenza fra professionista dell'informazione e cultore della materia è, diversamente da quanto più spesso accade in altre situazioni bibliotecarie, assoluta. Così, succede che la formazione di chi deve documentare la musica debba essere, in primo luogo, musicale: la biblioteconomia viene dopo e riveste un ruolo ancillare. Lei stessa è diplomata in pianoforte; Massimo Gentili Tedeschi, che la seguirà nel Seminario, è flautista oltre che architetto, mentre Sara Dieci, che parlerà più tardi, è clavicembalista e Alberto Salarelli, suo compagno di intervento, è baritono da camera, eccetera. Altro aspetto rilevante dell'intervento di Agostina è la considerazione che la documentazione della musica scritta è solo una parte, nemmeno maggioritaria, della professione. La stessa musica "scritta", osserva, cambia ogni volta che la si "legge"...: da qui, il ruolo-chiave che nella documentazione musicale assumono i metadati. Da qui, ancora, la direzione assunta dallo sviluppo delle basi di dati musicali, che si arricchiscono non solo di cataloghi ma, anche, di full text; nel caso, di musica digitalizzata. La prima base di dati catalografica musicale è stata costruita, ricorda Agostina, a partire dal 1951, dalla IAML; l'Italia vi ha, ovviamente, apportato la maggioranza dei dati e ora questo materiale è riversato in SBN, come base separata ma integrata. La documentazione musicale, osserva, oggi parte da qui e si avvale del lavoro collaborativo in rete al fine di "intrecciare" gli archivi del mondo. In questo processo Agostina, sebbene ormai in pensione, sarà impegnata, probabilmente, almeno per il prossimo decennio...
Massimo Gentili Tedeschi della Biblioteca Nazionale Braidense e attuale presidente della IAML, si occupa oggi, principalmente, di iconografia musicale e prosegue, illustrando la situazione internazionale, sul medesimo percorso accennato da Agostina: la musica non nasce, a differenza delle altre discipline, all'interno di un linguaggio nazionale, in quanto ogni oggetto musicale può essere legittimamente "detto" in tutte le lingue. Questa caratteristica extranazionale ha imposto alla IAML un grande lavoro di standardizzazione, tanto che la stessa IFLA ne ha accettato le codifiche e le ha rese norma internazionale. A conclusione, Massimo delinea il percorso professionale "tipo" del bibliotecario musicale: tutti loro sono, almeno, musicisti, poi bibliotecari, poi informatici per necessità tecnologica e, infine, manager per necessità organizzativa. Un quadro adeguato, che si colloca perfettamente nel referenziale europeo delle professioni dell'Euroguida I&D.
Esaurite le introduzioni storiche e metodologiche, la sezione successiva ha visto la presentazione di esperienze e iniziative a illustrazione della prassi della documentazione musicale. Siamo, in realtà, ancora in una fase precedente e preparatoria alla documentazione: si costruiscono o si perfezionano, oggi, gli archivi che serviranno, domani, alla documentazione. L'unica novità risiede, semmai, nella differenza fra la "vecchia" e la "nuova" documentazione: gli archivi oggi creati per funzionare direttamente "in rete" (e "a rete" - che, cioè, presuppongono il lavoro collaborativo e la condivisione delle risorse) predispongono anche, nel medesimo tempo, logiche e modi per la fruizione ottimale dell'archivio da parte di una pluralità di utenze e di esigenze cognitive. La progettazione della risorsa non può non preoccuparsi della sua fruizione; sembra una banalità.
Il primo esempio di questa tendenza ce lo dà Maurizio Messina della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, che ha presentato l'Archivio Digitale della Musica Veneta (ADMV), progetto diretto dallo stesso e messo a punto in collaborazione con l'Archivio di Stato e con la Biblioteca Nazionale di Torino. Il progetto (studio di fattibilità assegnato all'Università di Padova) si propone di fornire un servizio integrato per la ricerca, la consultazione e l'accesso a documenti che contengono musica notata, con possibilità di navigazione dal record bibliografico relativo a una partitura, a un organico, a un incipit musicale suonato su una tastiera MIDI, fino alla sua immagine digitalizzata, e all'eventuale documento sonoro corrispondente. La Nazionale di Torino provvede con il fondo vivaldiano, la Marciana con i fondi Alessandro e Benedetto Marcello e l'Archivio di Stato con la digitalizzazione della musica e la sua distribuzione in Rete, a copyright garantito. È notevole che l'architettura del sistema superi, finalmente, la centralizzazione degli archivi in un pozzo unico (modello SBN, per intenderci), sfruttando invece al meglio l'architettura di rete, con una pluralità di archivi che condividono la struttura dei record e la logica dell'OPAC, invece della condivisione del software (altra differenza da SBN), e che sono quindi consultabili dall'utente finale come se si trattasse di un archivio unico. Si può, in questo modo, dare unità a collezioni omogenee (la musica "veneta", per l'appunto) altrimenti e necessariamente disperse. Maurizio conferma questa impostazione, informando degli sviluppi del progetto che tendono, da un lato, verso l'integrazione funzionale con la BDI [Biblioteca Digitale Italiana] e con la ReMI [Rete della Musica Italiana] e, dall'altro, verso servizi di open access che potrebbero, tra l'altro, consentire l'ascolto dell'intera opera musicale (eseguita appositamente per poter possedere la soggettività dei diritti), ben al di là, quindi, degli usuali trenta secondi concessi dalle attuali norme sul copyright.
Da sempre sostengo che le idee geniali non possono che nascere a tavola tra amici; è infatti ciò che è accaduto nel 1996 per l'ADMV, una sera in una trattoria romana, tra Maurizio, Lalla (Sotgiu) e Aurelio (Aghemo)... e, infatti, anche il duo Sara Dieci e Alberto Salarelli ha confessato di aver ideato al ristorante il progetto multimediale OrgaNet. Ora, nel corso del Seminario non sono stati rivelati nome e indirizzo di questi portentosi locali catalizzatori di idee, ma non dispero in una soffiata confidenziale...
Anche OrgaNet, progetto per la catalogazione degli organi presenti nella provincia di Parma che è stato presentato da Alberto e Sara, e del quale attendiamo il sito web, sfrutta la cosiddetta "convergenza digitale" per creare strumenti integrati per la valorizzazione documentale. Il primo valore del progetto è musicologico e proviene dall'integrazione della scheda-dati organologica con immagini statiche e in movimento dello strumento, l'eventuale procedere del restauro e, soprattutto, con la registrazione sonora (anche di ogni singolo registro); un dato, questo, che solo sporadicamente è presente nelle (poche) pagine web dedicate agli organi e che assume, tra l'altro, anche un valore di testimonianza storica, perché non è detto che quel tale strumento del quale possiamo ascoltare il suono digitalizzato potrà continuare a suonare, in futuro, nel medesimo modo (Sara ha rammentato il somiere di un organo della fine del Settecento, andato giustamente bruciato nel corso di un inverno particolarmente rigido...). Il secondo valore riguarda gli organi (e gli edifici che li ospitano, e le famiglie degli organari, e i musicisti attivi in loco) collocati nel loro rapporto con l'identità culturale del territorio, ricca («La montagna - dice Sara - conserva più della pianura e della città») di ben centosei strumenti, la metà dei quali funzionanti. Né è secondario ricordare che nell'Ottocento gli organi da camera come pure quelli delle chiese suonavano anche musica operistica, contribuendo così a diffondere la cultura musicale dominante anche nelle campagne. Il terzo valore del progetto è di ordine cognitivo, sia in quanto l'accesso web alle informazioni è strutturato su una pluralità di modi di accesso (introduttivo, intermedio e approfondito) per rispondere alle aspettative di utenze diversificate, sia in quanto OrgaNet costituisce, al di là della Rete, anche un polo di iniziative correlate, dall'animazione per la didattica alla promozione di concerti e convegni.
L'esperienza della Casa della Musica di Parma, ospitata in Palazzo Cusani, è stata illustrata da Francesca Montresor che ne è la bibliotecaria. Inaugurata appena nello scorso novembre, l'istituzione si presenta come laboratorio didattico-museale multimediale (e sede di iniziative culturali e di concerti), incentrato soprattutto sull'Opera (in particolare, quella verdiana). La visita guidata, successiva al Seminario, lungo il percorso didattico L'opera in scena. Viaggio nel teatro musicale a Parma, fa percepire con immediatezza la passione, quasi totalizzante, dei parmensi per il teatro, in tutte le sue forme, e nel corso dei secoli.
La multimedialità dell'oggetto reale è stato il tema affrontato da Federica Riva, vice-presidente di IAML-Italia e bibliotecaria del Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma, sezione musicale della Biblioteca Palatina. Per il suo intervento, Federica parte da un lampo pubblicato da, appunto, "AIDAlampi" (anno 4, n. 1 - gennaio 2005) a firma di Maria Pia Carosella:
NUOVI SERVIZI DELLA BPI AL CENTRE POMPIDOUAnche noi, rivendica Federica, ci muoviamo nella medesima direzione, perché identici sono gli scopi delle due istituzioni (la parmense e la parigina): raccogliere tutto, aggiornare le attrezzature, estendere le funzioni della biblioteca, dall'ascolto della musica, al "fare" musica. Si sa, osserva, che l'impostazione ottocentesca delle funzioni bibliotecarie, ancora tanto attuale, privilegia l'aspetto amministrativo della conservazione dei cosiddetti "beni" culturali rispetto al loro impiego a vantaggio dell'utenza: i fondi storici non sono pensati per tutti i cittadini, ma solo per determinate categorie di studiosi. (Niente di male, direi, in linea di principio, se non fosse che in questo modo la "riserva" del fondo diventa pressoché assoluta, spesso anche contro gli studiosi ai quali lo stesso sarebbe dedicato). Ebbene, conclude, le sinergie attivate del binomio "Biblioteca del Conservatorio - Casa della Musica" servono proprio per superare la dicotomia logica insieme con l'opposizione funzionale. Se, aggiunge, il pur nuovo nostro Statuto separa, anche fisicamente in due luoghi opposti del Conservatorio, i documenti (la biblioteca) dagli oggetti (museo e archivio), la collaborazione con la Casa rimette in circolo il complesso informativo della mediateca con l'archivio sonoro e con i materiali didattici. Risulta, in questo modo, che la scelta multimediale non viene generata dall' "esterno" delle innovazioni tecnologiche ma dalla presa di coscienza di funzioni, finalità e storia intrinseche alle istituzioni stesse.
Un articolo breve ma invogliante all'approfondimento è apparso in "Documentaliste" (ottobre 2004, p. 245) a proposito della Bibliothèque publique d'information di Parigi, che «le recenti innovazioni tecnologiche... rendono sempre più un'autentica biblioteca multimediale, in cui tutti gli strumenti, tutti i documenti si completano e danno accesso, senza distinzione di supporti, ad un considerevole assieme di conoscenze». In particolare sono brevemente illustrati: un nuovo sistema audiovisivo ed un nuovo modo di consultazione dei film; un nuovo sito web che tende a divenire «una vera biblioteca a distanza, accessibile a tutti gli internauti, compresi i ciechi».
Insistiamo poi sul seguente servizio perché, com'è noto ai soci AIDA, in marzo a Parma avrà luogo una giornata sulle biblioteche musicali: ebbene la BPI avrà un nuovo spazio "Musiques", che riunisce in un sol luogo tutti i tipi dei numerosi documenti posseduti dalla biblioteca e collegati alla musica, dai dischi ai film, dagli spartiti ai periodici, dai documenti elettronici a quelli sonori parlati, nonché il modulo pedagogico di creazione sonora "musique Lab" creato dall'Ircam con il Ministero dell'educazione nazionale. Bibliothèque publique d'information - Centre Pompidou, <www.bpi.fr>.
Il Seminario ha avuto poi due code, diciamo così, sociali ed estetiche: brevi visite guidate alla Biblioteca del Conservatorio e alla Casa della Musica e un incontro-concerto da camera nella Sala "Verdi". Nel corso dell'incontro, quasi a inconsapevole commento dell'intero Seminario, Emilio Ghezzi, direttore del Conservatorio, ha indicato nella recente riforma dei conservatorî, diventate istituzioni autonome di rango universitario, il senso di un rinnovo della loro funzione sociale, in quanto si ha «assoluta necessità di istituire relazioni di partenariato con i soggetti attivi nella comunicazione, nella produzione artistica e nelle politiche culturali». La stessa convergenza, già operativa, di interessi fra il Conservatorio e la rivista di geopolitica "Limes", per esempio, potrebbe sembrare, nota Ghezzi, singolare, mentre «è invece il segnale di una comune attenzione tutt'altro che casuale per realtà i cui "confini" mutano in continuazione e che trasformano i "settori" della cultura musicale in realtà industriali di importanza primaria, in mercato che mobilita imprese multinazionali e che veicola su scala globale le musiche più diverse provenienti dai quattro angoli del pianeta».
Per finire, poiché un seminario sulla documentazione musicale non può non farsene in qualche modo carico, l'occasione del concerto del venerdì al Conservatorio. L'Überbrettl Ensemble (nato dalla fusione del Trio Brahms e del Trio Gardel - sì, quello del tango argentino - e ora composto, in gran parte, da ex-allievi che hanno scelto come nome quello del cabaret che, nel primo decennio del secolo scorso, ebbe nientemeno che Arnold Schönberg come direttore artistico) ha eseguito un precoce Mahler - appena sedicenne - del 1876 (Klavierquartettsatz), la "Tanz-Pantomime" Der Wind (1906) di Schreker e la Kammersymphonie op. 9 (1906) di Schönberg nella rielaborazione di Webern.
Anche lo sponsor Burioni ha fornito un buon contributo alla manifestazione,
inserendo, nelle cartelline del seminario, materiale informativo sulla
Classical
Music Library, nata dalla collaborazione di EMI con Classical International
e ricca già di 40.000 titoli; per saperne di più su questo
repertorio, si veda la recensione di Gianmario Merizzi apparsa su
"Bibliotime"
dello scorso novembre.