http://www.aidainformazioni.it
AIDA Informazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
n. 1-2, anno 25, gennaio-giugno 2007

In-Formazione. Competenze & professioni emergenti 
Linguaggi documentari - Competenze professionali: tra colpi d'ala e lentezze
Maria Pia Carosella - AIDA, Roma

I due temi cui rivolgiamo l'attenzione (Linguaggi documentari e Competenze professionali) ci sembrano collegati e inevitabilmente da sempre presenti nella nostra coscienza di documentalisti. Le note che seguono sono state però stimolate dalla lettura recente di articoli di periodici europei – soprattutto dei primi tre numeri del 2007 di "Documentaliste - Sciences de l'information" – nonché dalla conoscenza di attività comunitarie cui l'AIDA sta partecipando.

Si tratta di annotazioni personali, senza alcun carattere di esaustività, ci auguriamo sufficienti a indicare tuttavia una linea riflessiva a cui colleghi operativi sul campo possano con maggiore energia dedicarsi.

Tutti riconosciamo l'importanza dei linguaggi documentari (nel loro senso più ampio) in quanto strumenti concettuali per la ricerca e la gestione di informazioni, attività cui si dedica il professionista dell'informazione, qualsiasi sia la gamma e la consistenza delle competenze professionali che di volta in volta egli assume per rispondere appieno ai bisogni dell'utente, fine ultimo del suo lavoro.

I due elementi (mezzi e persone che li utilizzano allo stesso fine) vengono così a rappresentare le due facce di una stessa medaglia: va però ricordato che i linguaggi documentari, in quanto strumenti sia pure flessibili, per loro stessa natura debbono comunque non oltrepassare determinati schemi. Ai professionisti I&D non sono invece imposti limiti all'incremento del proprio patrimonio di competenze, seguendo il loro spirito di iniziativa e la loro naturale propensione all'innovazione e grazie ai numerosi strumenti a loro disposizione, letture, studio personale, corsi, partecipazione a lavori di gruppo etc. e ora a collaborative work online, a community di settore. Un incremento che non va visto soltanto come un benefit per sé e per gli altri, ma che è diventato inevitabile se si considera che al giorno d'oggi la nostra professione ha in comune con l' "arte" (in buona memoria di Paolo Bisogno) non soltanto l'artigianato ma anche la creatività.


Linguaggi documentari

Seguire un tema per un arco lungo di tempo è gratificante, all'inizio perché ci appare congeniale in sé e per sé, poi perché ci incuriosisce accompagnarne l'evolversi. Una sorta di sguardo longitudinale. Per quanto concerne i linguaggi documentari, ciò si è verificato per noi dal principio degli anni '60 ad oggi, data in cui ci si interroga sulla loro validità, sulla durata della loro persistenza o perlomeno sulle modifiche cui dovrebbero sottostare, tenendo nel debito conto le innovazioni della tecnologia e le mutate esigenze del lavoro.

"Documentaliste" ha inaugurato il 2007 con un numero monografico dedicato appunto ai Langages documentaires et outils linguistiques, risultato prezioso delle indagini del Gruppo di lavoro ad hoc dell'ADBS [Association des professionnels de l'information et de la documentation], e costituito da una quindicina di testi sostanziosi e forniti di qualificata bibliografia, grafici e illustrazioni. Sono organizzati in due parti: la prima riguarda le modalità di "Rappresentazione dei contenuti", la seconda, più tecnica, è centrata sui problemi inerenti al rinnovamento di "Norme, standard e interoperabilità". Lo scopo complessivo del fascicolo può riassumersi nell'obiettivo: «redigere un indispensabile stato dell'arte che permetta di porre una serie di domande le cui risposte restano per lo più da trovare» (p. 1).

In particolare, due contributi, Rupture ou continuité? di Jacques Maniez (p. 12-16) e Les langages documentaires. Un panorama, quelques remarques critiques et un essai de bilan di Bruno Menon (p. 18-27), ci sono sembrati più comprensivi e prospettici.

Appoggiandosi su molto materiale cartaceo e online non solo nazionale ma anche internazionale (ciò che non si verifica spesso in questo Paese), permettono di avere un sufficiente sguardo d'insieme su storia, appartenenza, definizione, utilizzazione etc. dei vari linguaggi documentari citati, anche se alla fine non pervengono a certezze definitive e a nette conclusioni.

La loro lettura si rivela inoltre anche attraente per coloro cui l'argomento è noto. J. Maniez sottolinea come «Merito del numero speciale è di non occultare i problemi teorici o pratici posti agli ideatori e agli utenti dei linguaggi documentari dall'afflusso incessante di nuovi strumenti semantici di ricerca di informazione, di organizzazione dei dati e di rappresentazione del contenuto» (p. 13); di fatto molti "problemi" vengono evidenziati, mentre alcune soluzioni vengono solo presentate ma non sempre ben definite.

Primo fra i molteplici risvolti messi in evidenza è la questione se tra i linguaggi documentari nella nostra epoca digitale vada anche riconsiderato il linguaggio naturale: «Il principale rimprovero che si può rivolgere ai creatori di questa nozione [scil. i linguaggi documentari] è di averla congelata fin dall'inizio tramite la definizione, che la limita ai linguaggi artificiali. Se si voleva creare una categoria generale dei linguaggi di rappresentazione dei contenuti, non si doveva escluderne i linguaggi naturali che in ultima analisi sono all'origine e all'arrivo di tutte le rappresentazioni» (p. 14).

I due autori manifestano un grado alto di perplessità nella scelta della "definizione" giusta tra le molte proposte - ciascuna peraltro espressa da eminenti studiosi - per il termine "linguaggi documentari" e per altri termini, come ad esempio "KOS [Knowledge Organization Systems]", "tassonomia" od "ontologia" (cfr. p. 22-23); ugualmente risulta loro difficoltoso instaurare talvolta "buoni" rapporti continuativi e approfonditi tra linguaggi documentari in genere e taluni supporti elettronici dell'informazione.

I linguaggi documentari costituiscono comunque un elemento dell'intero information processing, cioè del "processo" dell'informazione per quanto si riferisce all'aspetto contenutistico.



A fronte dello scenario problematico disegnato dal contributo francese, ricordiamo con piacere le attività "tradizionali" da noi svolte in patria un tempo per l'edizione italiana della Classificazione Decimale Universale (1973-1987) o le precise illustrazioni di un thesaurus ad opera di Claudio Todeschini «Thesaurus specialist dell'INIS Section dell'International Atomic Energy Agency» (cfr. Politica della documentazione. Roma : CNR. ISRDS [Istituto di Studi sulla Ricerca e Documentazione Scientifica], 1978, p. 111-127).

Oggi lo scenario culturale relativo all'Informazione si è forse complicato e semplificato nello stesso tempo; sembra esserne testimonianza "aggiornata" una brillante considerazione di Luigi Meneghello, noto scrittore vicentino recentemente scomparso e tra l'altro docente di letteratura italiana presso l'Università inglese di Reading: «"Information": non è questo il terreno dove ho sentito la prima volta il senso moderno di questa parola, e afferrato il nuovo concetto? È una categoria del pensare e non ha plurale. Quando le accosti la parola "processing" il carburo frigge, si profila il disegno di un modello della mente. Lo sapevo da anni, ma ne ho intravisto la potenza tentacolare quando ho sentito (Shirley) parlare di "information" a proposito di Marinetti, e mettersi a "elaborarla". Sul momento la mia reazione è stata: "Marinetti? Ma andiamo!", poi ci ho ripensato» (Il dispatrio. BUR, 2000, p. 90).


Formazione e competenze professionali

Ci riporta invece a consuetudini più vicine all'AIDA l'affermazione di B. Menon: «Nonostante le critiche… [i linguaggi documentari] permangono oggi un elemento fondamentale della formazione e della pratica dei professionisti dell'informazione» (p. 27). A partire da queste affermazioni desideriamo perciò accennare al rapporto AIDA-formazione e AIDA-certificazione delle competenze.

Siamo infatti testimoni che nei propri corsi di formazione l'Associazione – per non parlare di altre istituzioni italiane – ha tenuto ben presenti i linguaggi documentari e più specificamente il thesaurus e le classificazioni che con la loro caratteristica a faccette più si assomigliano ai linguaggi post-coordinati. Dobbiamo però constatare che in fondo, mutatis mutandis, nella sua posizione circa i linguaggi documentari e in particolare nei corsi di formazione, l'AIDA ha riprodotto l'andamento degli articoli francesi, cioè di tener conto di tutte le tendenze, senza prendere una posizione netta e manifestare una sua scelta. La ragione potrebbe forse attribuirsi al fatto che, ricoprendo il suo Statuto un largo raggio di interessi, l'AIDA ha inteso tener presenti tutti i profili professionali dei propri soci e utenti, dai bibliotecari ai documentalisti più "spinti".

Oggi, con tutta la sofisticazione cui è giunta la tecnologia dell'informazione, di cui d'altra parte l'AIDA si dichiarava seguace fin dalla sua denominazione originale (associazione per la documentazione avanzata), una maggiore attenzione al linguaggio naturale avrebbe potuto forse essere la scelta più innovativa?



Ammettiamo dunque pure che in Italia per diverse ragioni la formazione professionale del nostro settore si è svolta in modo alquanto estemporaneo, non reggendo il confronto con quella svolta in altri Paesi, europei e non. E così, in questo campo, come del resto in altri di vario genere a noi noti, si è rivelato per molti versi salutare aderire ad un progetto europeo, il CERTIDoc, che in un certo senso ci costringesse ad operare in modo più organico.

Prescindendo in partenza da una eventuale preesistente formazione ufficiale ma non ignorandola nella sostanza, CERTIDoc mira soprattutto ad una qualificazione e certificazione equivalente a livello europeo delle competenze professionali I&D, in vista di una sorta di mercato comune dell'informazione (il che sottintende evidentemente un'analoga formazione di tutti i professionisti europei nelle differenti aree disciplinari di appartenenza).

L'AIDA ha seguito il progetto inizialmente come osservatore (2002) ed infine dal 2007 quale parte integrante del Certidoc Italia, uno dei 12 rappresentanti nazionali del Consorzio europeo CERTIDoc (cfr. "Documentaliste", n. 3/2007, p. 205) [1].

Riguardo all'Euroguida, si deve sottolineare che non si intende farne un repertorio "congelato", inalterabile nel tempo, poiché è previsto un meccanismo a livello europeo che ne tenga aggiornati gli elementi, adeguandosi alle infinite varianti cui sottostà una professione sempre più fluida e dipendente dalle innovazioni insorgenti, non dimentica però degli antichi rispettabili aspetti della "tradizione": si confrontino ad esempio le aggiunte apposte in quest'ultimo duplice senso nella seconda edizione rispetto alla prima.

Il sistema è regolato principalmente dalla norma ISO 17024 e poggia su una serie di regolamenti e regole. Il maggior testo di riferimento è la seconda edizione dell'Euroguida I&D, che nella versione italiana risale al 2005 con i due volumi 1. Competenze e attitudini dei professionisti europei I&D e 2. Livelli di qualificazione dei professionisti europei I&D. La prima edizione italiana del primo volume risale al 2000. Della seconda edizione esistono versioni in 11 lingue europee. È prevista una terza edizione europea aggiornata al 2009.

A prima vista comunque le modifiche e aggiunte presenti nella seconda edizione risultano sommatorie e lineari. Per la sua terza prossima edizione è quindi auspicabile che la struttura dell'Euroguida I&D corrisponda maggiormente allo spirito di complessità della nostra epoca, in cui l'accesso multiplo ha sostituito la catena documentaria di felice memoria.

Riguardo ai linguaggi documentari, l'Euroguida I&D ha accordato loro attenzione in diversi punti (tenendo sempre presente che sostengono variamente l'attività professionale, poiché rappresentano, come già detto, strumenti di ordinamento, classificazione, ricerca, diffusione etc. di informazione). Nella seconda edizione dell'Euroguida troviamo appunto che essi vengono citati nel "campo" o dominio di competenza I06: Analisi e rappresentazione dell'informazione, che viene così descritto: «Identificare e descrivere il contenuto di una risorsa documentaria per facilitarne la ricerca, mediante l'indicizzazione e l'elaborazione di sunti documentari». Sono menzionati semplicemente come "linguaggi documentari" negli Esempi di livello 2 e 3 in particolare, oppure in una delle loro forme (classificazione, tesauro etc.) negli "Esempi proposti" per i 4 livelli di qualificazione – e cioè: 1. Assistente in I&D; 2. Tecnico in I&D; 3. Manager (gestore) in I&D; 4. Esperto in I&D (cfr. vol. 2).

Ci pare che nella prima edizione dell'Euroguida (2000), ove l' "Analisi e rappresentazione dell'informazione" occupava il campo I07, ai linguaggi documentari venisse dato maggior spazio, a partire dalla descrizione della competenza: «Identificare e rappresentare in un linguaggio documentario convenuto, o con altro sistema simbolico, il contenuto semantico di un documento e di una collezione di documenti».

Il Gruppo I (Informazione) comprende le competenze ritenute indispensabili ai differenti livelli per i professionisti I&D. Gli altri Gruppi della seconda edizione sono T. Tecnologie, C. Comunicazione, M. Management (Gestione), S. Altre conoscenze (nella prima edizione erano: Comunicazione, Gestione e Organizzazione, Altri saperi). Enfasi è posta sul nuovo Gruppo T. Tecnologie, i cui elementi erano in parte presenti nel Gruppo Comunicazione della prima edizione, ma di cui vari appaiono per la prima volta, come ad esempio T04 Tecnologie dell'Internet.

Questo piccolo esercizio di confronti potrebbe essere ripetuto ampiamente a dimostrazione della volontà del Consorzio CERTIDoc di seguire l'evolversi dello stato della conoscenza, ma potrebbe anche invogliare a partecipare, ad esempio con appropriati suggerimenti, alla riuscita della terza edizione dell'Euroguida I&D.



All'insegna del sempre valido panta rei eracliteo, abbiamo constatato quanto il detto si adatti alle nostre problematiche, il che ne evidenzia la potenzialità in questa nostra epoca tutt'altro che rigida e alla ricerca dell'innovazione. Fuori Italia, l'abbiamo constatato, si intende "inquadrarne" i problemi in vario modo. Perché non unirci anche noi con maggior lena al gruppo di questi… esploratori della conoscenza?




Nota

1 - Nel tempo, l'AIDA ha comunicato tramite i suoi canali informativi le azioni svolte in merito. Al momento, per le informazioni su Certidoc Italia, si veda il sito dell'associazione e quello del Consorzio. Sulla stessa materia si vedano pure i due contributi, rispettivamente di Piero Cavaleri (Professionalità convergenti senza professionisti) e di Ferruccio Diozzi (La proposta di Certidoc Italia), pubblicati alle p. 5-20 di questo medesimo fascicolo.
© AIDA - Mail to Webmaster - Creato 2007-10-26