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AIDAinformazioni |
trimestrale
- ISSN 1121-0095, e-ISSN 1594-2201
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Recensioni
Supplemento
elettronico
alla versione analogica del n. 3-4, a. 26, luglio-dicembre 2008
Françoise
Levie, L'homme qui voulait classer le
monde: Paul Otlet et le Mundaneum. Bruxelles :
Les impressions nouvelles, 2006, 352 p., ill. (Collection
"Reflexions faites") - DVD a
corredo

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Maria Pia
Carosella
AIDA |
L'introduzione
dell'Autrice, che abbina la scrittura alla realizzazione di film
documentari, ben inquadra le fortunate circostanze e le azioni che
innescarono la realizzazione di un documentario, appunto, su Paul Otlet
(di cui è data notizia in AIDAlampi,
n. 6, 2008),
nonché quella del nostro volume, dal carattere tutto particolare,
perché vi si evidenzia come «l'austero bibliografo nasconde un essere
sensibile, vibrante, appassionato» (p. 11) e - aggiungiamo noi - tenace
fino alla caparbietà e pronto a rivolgersi a chiunque pur di
raggiungere lo scopo.
Con questo spirito va dunque affrontata la
lettura della biografia di Otlet, in cui viene a parer nostro
privilegiata l'osservazione del percorso umano più di quello dello
studioso. Quest'ultimo aspetto viene comunque presentato sulla base di
testimonianze autorevoli e di documenti in buona parte ritrovati nel Mundaneum.
Nella
frase appena citata avremmo però gradito che, accanto al termine
"bibliografo" fosse stato presente quello di "documentalista", perché
tale fu Otlet, autore del più noto Trattato
di documentazione,
indagatore a tutto campo di teorie, nonché esperto sperimentatore di
pratiche e - come vedremo - addirittura anticipatore dei nostri tempi.
Nel titolo della biografia sono già indicati i principali, tra i tanti,
interessi di Otlet: la Classificazione
decimale universale ed il Mundaneum nel suo duplice aspetto,
fisico di effettiva realizzazione e di quadro concettuale.
Nel
corso della sua vita (1868-1944) tra successi e delusioni, tra
realizzazioni pratiche e visioni utopiche, Otlet portò avanti questi e
altri molti progetti vòlti all'acquisto della conoscenza, che lo
rendono del tutto uomo del nostro tempo, come ben riassume nella
Postfazione al volume, intitolata "La rivincita di Otlet",
Benoît
Peeters (p. 321-326). Egli, pur riconoscendo che i
presupposti
filosofici e la concezione centralizzata del sapere sono "datati", vede
nell' "Enciclopedia universale e perpetua" che ha per collaboratori
«tutti
gli studiosi di ogni tempo e di ogni Paese», «una
prefigurazione di Wikipedia».
Anche la fondamentale opera scritta di Otlet, il Trattato di
documentazione (1934), gli appare per l'epoca in alcune parti
"visionaria". Ne riporta un passo significativo allo scopo:
«Nessun
libro sul tavolo da lavoro; al suo posto uno schermo e un telefono.
Tutti i libri e le informazioni stanno laggiù, lontano, in un immenso
edificio... Da là si farà apparire sullo schermo la pagina da leggere
per conoscere la risposta alle domande poste al telefono, con o senza
fili» (p. 342).
Le ultime pagine del Trattato
in cui si descrive una "Rete universale di informazione e di
documentazione", che collega istituzioni di I&D evoca Internet
in
Peeters, come in studiosi europei ed americani, che oramai appunto
considerano Otlet «uno
dei precursori di Internet».
E d'altra parte nel corso della sua esistenza Otlet dimostrò
spesso son
goût pour les technologies nouvelles
(p. 257) e per le loro applicazioni diversificate e talvolta semplici.
Si va dalle considerazioni sui sistemi più idonei di stampa su scheda
(1905, p. 65) alla definizione di loro diversi formati adatti ai
documenti da schedare (1906, p. 98); dalle applicazioni diverse del microfilm
(1906, p. 107) alla produzione di film documentari, in particolare sui
"Belgi nella vita internazionale" (inizio anni '30, p. 257)... e così
via.
La prima parte del sottotitolo della nostra biografia ("Otlet e il
Mundaneum") è tenuta soprattutto presente nella Postfazione; ne è un
perfetto pendant
l'Introduzione di Françoise Levie che, partendo dal suo casuale
incontro della fine degli anni '60 con il vetusto edificio del Palazzo
Mondiale del sapere otleiano, il Mundaneum di Bruxelles, ne illustra le
tristi vicende, fino ad arrivare al recnte nuovo palazzo di Mons in
cui, pronti per un corso su Internet, «di fronte ai 260 schedari di
Paul Otlet si allineavano 50 elaboratori». Il commento dell'A. è
spontaneo.
«Il contrasto,
poi l'evidenza si imposero. Quei 15 milioni di schede, quella
classificazione decimale universale capace di codificare in cifre idee
e libri, quella volontà di riunire in un solo luogo tutte le
conoscenze, quella stessa idea di Città mondiale, era Internet» (p. 9).
Nei suoi 20 capitoli, la biografia segue a passo a passo, anno
per anno, la vita di Otlet che, ricca di eventi e di incontri
lavorativi, culturali e perfino sentimentali com'è, è piacevole da
seguire. Ovviamente, se si fosse interessati ad un solo determinato
argomento, lo si dovrebbe rincorrere con qualche difficoltà, spigolando
tra i capitoli.
Prendiamo come esempio l'argomento CDU. Nel cap.
4 ci viene riferito che nel 1894, insieme con Henri
Lafontaine, Otlet
pubblicò la Bibliographia
sociologica, in cui «per la prima volta, gli articoli di
riviste sono classificati secondo i principi della Classificazione
decimale» (p. 53), decisione che influenzò il corso della vita non solo
dei due amici, ma che contribuì ad orientare l'organizzazione della
conoscenza. Ed il capitolo si dilunga nell'illustrazione della
classificazione e nell'approccio alla persona e alla classificazione
dell'americano Dewey. Nel cap. 10 ritroviamo quest'ultimo che, nel
1913, attende nel suo Paese Otlet per decidere concordanze tra le loro
classificazioni; mentre nel cap. 13 ci viene riferito che nel 1924 gli
uffici della CDU, nate a Bruxelles, vennero spostate per opportunità
all'Aja presso l'Istituto olandese per la documentazione, il NIDER
[Nederlands Instituut voor Documentatie En Registratuur], che rimarrà
la sede definitiva di tale ufficio.
Nella sua movimentata vita lavorativa Paul Otlet ha avuto evidentemente
contatti con personaggi e personalità del mondo della politica e della
cultura, a cominciare dal suo amico e compagno di avventure
professionali Henri Lafontaine, premio Nobel per la pace nel 1913. E se
una Marie Curie, ad inizio anni '20, durante una visita collettiva al
Palais Mondial «... davanti al Repertorio bibliografico universale
[cioè all'enorme
schedario delle opere] ... mostra curiosità verso
l'argomento Classificazione decimale...» (p. 200) e nulla di più, per
contro un Le Corbusier collaborò a lungo con Otlet in successivi
svariati progetti riguardanti il Mundaneum e la Cité Mondiale [1].
«I
personaggi che si mossero intorno a Paul Otlet» sono però tanti da
essere elencati, con relative note biografiche, in fondo al volume,
prima di una ricca Bibliografia.
Oltre alle persone Otlet avvicinò luoghi e nazioni, sempre puntando
alla realizzazione dei propri ideali socio-culturali. Se consideriamo
ad esempio l'Italia, Françoise
Levie ci informa che «nel settembre 1918 è invitato a Roma per
partecipare ai lavori dell'Istituto
internazionale d'Agricoltura, alla cui classificazione è incaricato di
provvedere» (p. 179) [2].
Guardando ancora al nostro Paese, nel 1926 Otlet a lungo «parlamentò
con il governo italiano per stabilire la Città Mondiale vicino a Roma»
(p. 216), precisamente fra Ostia e Fregene: "Città Mondiale", cioè una «Città
umana superiore interamente dedicata alla pace» (p.285). E F. Levie
commenta, a proposito «Ci
si può stupire che un socialista come Lafontaine, che un umanista come
Otlet, si mostrino pronti a cooperare con il capo del partito fascista
italiano. È come se il loro desiderio di Città
Mondiale cominciasse a renderli ciechi sul mondo esteriore e le sue
minacce» (p. 218).
E si potrebbe continuare a lungo a citare nomi ed episodi, a
sottolineare idee, per la gratificazione di molti.
Note
1 - Vedi anche: Trystan Edwards, A
World Centre of communication, "Town Planning
Review", 5 (April 1914), pp. 14-30.
2 - Dobbiamo ad Anna
Baldazzi un approfondimento dell'argomento: costituisce il cap. 2 Un caso esemplare: l'Istituto
internazionale di agricoltura del suo saggio "Le radici
storiche della documentazione" pubblicato in La documentazione in Italia.
Scritti in occasione del centenario della FID, a
cura di Augusta Maria Paci (Franco Angeli ed., 1996, alle p. 53-58).
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