http://www.aidainformazioni.it
AIDAinformazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, e-ISSN 1594-2201

Recensioni
Supplemento elettronico alla versione analogica del n. 3-4, a. 26, luglio-dicembre 2008

Françoise Levie, L'homme qui voulait classer le monde: Paul Otlet et le Mundaneum. Bruxelles : Les impressions nouvelles, 2006, 352 p., ill. (Collection "Reflexions faites") - DVD a corredo
jpg
Maria Pia Carosella
AIDA

Su Maria Pia Carosella si rinvia, se pur ce ne fosse bisogno, al profilo tracciato da Anna Baldazzi in  Donne e documentazione: il respiro di un secolo [HTML], in "AIDAinformazioni", 1/2003, Le Scienze dell’informazione tra storia e attualità: una visione al femminile [PDF]

L'introduzione dell'Autrice, che abbina la scrittura alla realizzazione di film documentari, ben inquadra le fortunate circostanze e le azioni che innescarono la realizzazione di un documentario, appunto, su Paul Otlet (di cui è data notizia in AIDAlampi, n. 6, 2008), nonché quella del nostro volume, dal carattere tutto particolare, perché vi si evidenzia come «l'austero bibliografo nasconde un essere sensibile, vibrante, appassionato» (p. 11) e - aggiungiamo noi - tenace fino alla caparbietà e pronto a rivolgersi a chiunque pur di raggiungere lo scopo.

Con questo spirito va dunque affrontata la lettura della biografia di Otlet, in cui viene a parer nostro privilegiata l'osservazione del percorso umano più di quello dello studioso. Quest'ultimo aspetto viene comunque presentato sulla base di testimonianze autorevoli e di documenti in buona parte ritrovati nel Mundaneum.

Nella frase appena citata avremmo però gradito che, accanto al termine "bibliografo" fosse stato presente quello di "documentalista", perché tale fu Otlet, autore del più noto Trattato di documentazione, indagatore a tutto campo di teorie, nonché esperto sperimentatore di pratiche e - come vedremo - addirittura anticipatore dei nostri tempi. Nel titolo della biografia sono già indicati i principali, tra i tanti, interessi di Otlet: la Classificazione decimale universale ed il Mundaneum nel suo duplice aspetto, fisico di effettiva realizzazione e di quadro concettuale.

Nel corso della sua vita (1868-1944) tra successi e delusioni, tra realizzazioni pratiche e visioni utopiche, Otlet portò avanti questi e altri molti progetti vòlti all'acquisto della conoscenza, che lo rendono del tutto uomo del nostro tempo, come ben riassume nella Postfazione al volume, intitolata "La rivincita di Otlet", 
Benoît Peeters (p. 321-326). Egli, pur riconoscendo che i presupposti filosofici e la concezione centralizzata del sapere sono "datati", vede nell' "Enciclopedia universale e perpetua" che ha per collaboratori «tutti gli studiosi di ogni tempo e di ogni Paese», «una prefigurazione di Wikipedia».

Anche la fondamentale opera scritta di Otlet, il Trattato di documentazione (1934), gli appare per l'epoca in alcune parti "visionaria". Ne riporta un passo significativo allo scopo:


«Nessun libro sul tavolo da lavoro; al suo posto uno schermo e un telefono. Tutti i libri e le informazioni stanno laggiù, lontano, in un immenso edificio... Da là si farà apparire sullo schermo la pagina da leggere per conoscere la risposta alle domande poste al telefono, con o senza fili» (p. 342).

Le ultime pagine del Trattato in cui si descrive una "Rete universale di informazione e di documentazione", che collega istituzioni di I&D evoca Internet in Peeters, come in studiosi europei ed americani, che oramai appunto considerano Otlet «
uno dei precursori di Internet».


E d'altra parte nel corso della sua esistenza Otlet dimostrò spesso son goût pour les technologies nouvelles (p. 257) e per le loro applicazioni diversificate e talvolta semplici. Si va dalle considerazioni sui sistemi più idonei di stampa su scheda (1905, p. 65) alla definizione di loro diversi formati adatti ai documenti da schedare (1906, p. 98); dalle applicazioni diverse del microfilm (1906, p. 107) alla produzione di film documentari, in particolare sui "Belgi nella vita internazionale" (inizio anni '30, p. 257)... e così via.

La prima parte del sottotitolo della nostra biografia ("Otlet e il Mundaneum") è tenuta soprattutto presente nella Postfazione; ne è un perfetto pendant l'Introduzione di Françoise Levie che, partendo dal suo casuale incontro della fine degli anni '60 con il vetusto edificio del Palazzo Mondiale del sapere otleiano, il Mundaneum di Bruxelles, ne illustra le tristi vicende, fino ad arrivare al recnte nuovo palazzo di Mons in cui, pronti per un corso su Internet, «di fronte ai 260 schedari di Paul Otlet si allineavano 50 elaboratori». Il commento dell'A. è spontaneo.

«Il contrasto, poi l'evidenza si imposero. Quei 15 milioni di schede, quella classificazione decimale universale capace di codificare in cifre idee e libri, quella volontà di riunire in un solo luogo tutte le conoscenze, quella stessa idea di Città mondiale, era Internet» (p. 9).

Nei suoi 20 capitoli, la biografia segue a passo a passo, anno per anno, la vita di Otlet che, ricca di eventi e di incontri lavorativi, culturali e perfino sentimentali com'è, è piacevole da seguire. Ovviamente, se si fosse interessati ad un solo determinato argomento, lo si dovrebbe rincorrere con qualche difficoltà, spigolando tra i capitoli.

Prendiamo come esempio l'argomento CDU. Nel cap. 4 ci viene riferito che nel 1894, insieme con Henri Lafontaine, Otlet pubblicò la Bibliographia sociologica, in cui «per la prima volta, gli articoli di riviste sono classificati secondo i principi della Classificazione decimale» (p. 53), decisione che influenzò il corso della vita non solo dei due amici, ma che contribuì ad orientare l'organizzazione della conoscenza. Ed il capitolo si dilunga nell'illustrazione della classificazione e nell'approccio alla persona e alla classificazione dell'americano Dewey. Nel cap. 10 ritroviamo quest'ultimo che, nel 1913, attende nel suo Paese Otlet per decidere concordanze tra le loro classificazioni; mentre nel cap. 13 ci viene riferito che nel 1924 gli uffici della CDU, nate a Bruxelles, vennero spostate per opportunità all'Aja presso l'Istituto olandese per la documentazione, il NIDER [Nederlands Instituut voor Documentatie En Registratuur], che rimarrà la sede definitiva di tale ufficio.

Nella sua movimentata vita lavorativa Paul Otlet ha avuto evidentemente contatti con personaggi e personalità del mondo della politica e della cultura, a cominciare dal suo amico e compagno di avventure professionali Henri Lafontaine, premio Nobel per la pace nel 1913. E se una Marie Curie, ad inizio anni '20, durante una visita collettiva al Palais Mondial «... davanti al Repertorio bibliografico universale [cioè all'enorme schedario delle opere] ... mostra curiosità verso l'argomento Classificazione decimale...» (p. 200) e nulla di più, per contro un Le Corbusier collaborò a lungo con Otlet in successivi svariati progetti riguardanti il Mundaneum e la Cité Mondiale [1]. «I personaggi che si mossero intorno a Paul Otlet» sono però tanti da essere elencati, con relative note biografiche, in fondo al volume, prima di una ricca Bibliografia.

Oltre alle persone Otlet avvicinò luoghi e nazioni, sempre puntando alla realizzazione dei propri ideali socio-culturali. Se consideriamo ad esempio l'Italia,
Françoise Levie ci informa che «nel settembre 1918 è invitato a Roma per partecipare ai lavori dell'Istituto internazionale d'Agricoltura, alla cui classificazione è incaricato di provvedere» (p. 179) [2] Guardando ancora al nostro Paese, nel 1926 Otlet a lungo «parlamentò con il governo italiano per stabilire la Città Mondiale vicino a Roma» (p. 216), precisamente fra Ostia e Fregene: "Città Mondiale", cioè una «Città umana superiore interamente dedicata alla pace» (p.285). E F. Levie commenta, a proposito «Ci si può stupire che un socialista come Lafontaine, che un umanista come Otlet, si mostrino pronti a cooperare con il capo del partito fascista italiano. È come se il loro desiderio di Città Mondiale cominciasse a renderli ciechi sul mondo esteriore e le sue minacce» (p. 218).

E si potrebbe continuare a lungo a citare nomi ed episodi, a sottolineare idee, per la gratificazione di molti.


Note

1 - Vedi anche: Trystan Edwards, A World Centre of communication, "Town Planning Review", 5 (April 1914), pp. 14-30.
2 -
Dobbiamo ad Anna Baldazzi un approfondimento dell'argomento: costituisce il cap. 2 Un caso esemplare: l'Istituto internazionale di agricoltura del suo saggio "Le radici storiche della documentazione" pubblicato in La documentazione in Italia. Scritti in occasione del centenario della FID, a cura di Augusta Maria Paci (Franco Angeli ed., 1996, alle p. 53-58).

© AIDA - Mail to Webmaster - Creato 2008-11-01