trimestrale - ISSN
1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201 anno 23, numero 4, ottobre-dicembre
2005
Recensioni
Commission nationale française pour l'Unesco, La "société de l'information": glossaire critique. Paris : La
Documentation française, 2005, 164 p.
Maria Pia Carosella
AIDA, Roma
Una pubblicazione
particolare che a prima vista potrebbe apparire come un'opera
di
consultazione e che invece è qualcosa di diverso,
preannunciato però
dall'aggettivo "critico" del titolo. È
stimolante anche perché è...
imprevedibile: infatti, alla ricerca nel glossario di un dubbio
terminologico o meno, si reperisce una risposta talvolta molto
approfondita, talaltra deludente o incompleta, a meno addirittura che
non se ne trovi affatto.
È bene quindi anticipare che il Glossaire propone un'analisi del tutto
originale della complessità della "società dell'informazione", figura
ricorrente nei discorsi internazionali: infatti, sotto l'apparente
chiarezza ed evidenza, questa espressione sottintende una grande
diversità di approcci, talvolta contraddittorî, a seconda della natura
dei partecipanti e dei loro interessi.
Di ciò - come dichiarato nella Premessa del Glossario - è ben
consapevole la sua editrice scientifica, la Commissione francese per
l'Unesco, che ha partecipato fin dall'inizio all'organizzazione del
Summit mondiale sulla società dell'informazione (SMSI o WSIS in
inglese) sia in proprio a nome della Francia, sia a sostegno dell'opera
dell'Unesco.
Va ricordato brevemente (cfr. anche "AIDAinformazioni", n. 2/2003, p.
139) che il SMSI fu deciso dall'Assemblea generale dell'Unesco nel
dicembre 2001. Furono invitati a partecipare rappresentanti dei Governi
al più alto livello, quelli degli organismi delle Nazioni Unite e di
altri enti internazionali, di organizzazioni non governative, del
settore privato etc.
Il Summit si è distinto in due fasi: la prima si è svolta a Ginevra nel
dicembre 2003. Il suo obiettivo era di definire una dichiarazione di
volontà politica e di avviare passi concreti per la creazione di una
società dell'informazione for all che riflettesse tutti i diversi
interessi in gioco. L'incontro ha dato luogo all'adozione di una
Dichiarazione di principî e di un Piano d'azione.
La seconda fase è stata prevista per il novembre 2005 a Tunisi ed è
stata avviata tramite un processo di monitoraggio e di valutazione del
progresso delle azioni realizzabili emerse nel Piano di Ginevra. Le due
fasi dunque sono state collegate nel tempo intercorrente da varie
riunioni e seminari settoriali a tutti i livelli.
In Italia, ad esempio, nel maggio 2005 il Ministro per l'Innovazione e
per le Tecnologie ha indetto un Tavolo di consultazione con la Società
civile per orientare le discussioni preparatorie in vista del vertice
di Tunisi, ed in particolare considerare il tema della Governance
internazionale di Internet (come da documento in rete).
Nel frattempo la Commissione Europea ha adottato nel giugno 2005 il
programma strategico i2010 - Società europea dell'informazione per il
2010. Il Piano punta alla realizzazione in Europa di una società
dell'informazione competitiva e compiuta entro il 2010, da raggiungersi
attraverso misure adeguate, affinché tutti, indistintamente, abbiano
accesso ai beneficî dello sviluppo economico e sociale (cfr. europa.eu.int/information_society/eeurope/i2010/index_en.htm).
Per parte sua, la Commissione nazionale francese per l'Unesco ha «in
particolare centrato le proprie attività e riflessioni su
interrogativi legati all'essenza stessa del concetto di società
dell'informazione e ai contenuti... Ha fortemente sostenuto la presa in
considerazione della dimensione umana della nozione di società
dell'informazione, visione che contrastava con l'approccio tecnicista e
tecnocentrato, inizialmente considerato valido per affrontare il Summit
mondiale. Ha difeso una concezione globale della società
dell'informazione, ivi compresi gli aspetti etici, educativi e
culturali della problematica... nonché un approccio multidimensionale
della stessa società dell'informazione, ad un tempo multisettoriale,
internazionale e multipartneriale» (p. 5).
In ciò ha concordato pienamente con l'azione dell'Unesco a favore del
concetto pluralistico di "società della conoscenza": infatti la
costruzione di tali «società corrisponde ad una visione della società
dell'informazione che si basi sull'universalità dei diritti
dell'uomo...». In breve, l'auspicio è di raggiungere una
democratizzazione universale a livello della conoscenza: essa è da
privilegiare rispetto alla sola (e pur utile) diffusione globale delle
tecnologie, tema considerato prioritario all'inizio del SMSI.
Sia i dibattiti a livello internazionale che nazionale francese hanno
messo in evidenza come la difficoltà di circoscrivere la
nozione di
società dell'informazione dipenda in parte da una
«certa confusione
terminologica e concettuale» (p. 6): perciò la Commissione
francese per
l'Unesco ha creato un Gruppo di lavoro avente per obiettivo
«l'elaborazione di un glossario critico sulla
società
dell'informazione, sul contenuto e sulle implicazioni di una formula
che portasse la società a definirsi (o a pretendere di
definirsi)
attraverso l'informazione».
Un obiettivo avvincente ma ambizioso, sintetizzato nel titolo della
pubblicazione di cui ci occupiamo. Subito però si presentano alcuni
interrogativi. Infatti non è esattamente un "glossario" come dalla
definizione del Dizionario enciclopedico italiano, cioè la «raccolta di
vocaboli... bisognosi di spiegazione, registrati in genere in ordine
alfabetico e seguiti dalla dichiarazione del loro significato o da
altre osservazioni».
È vero che le singole voci sono disposte in ordine alfabetico; non vi
troviamo però una inoppugnabile «dichiarazione del significato»
dell'argomento trattato, bensì una sua sintesi "critica". La
circostanza si può spiegare con il fatto che si tratta di un lavoro in
progress, che si giova di studi e risultati raggiunti in seguito alla
prima fase del Summit, da completarsi eventualmente dopo la sua seconda
fase. Così si spiega anche la presenza occasionale di più interventi
per alcune voci. Viene in mente l'impostazione documentaria
tematico-monografica tipica di alcune enciclopedie anglosassoni ed in
particolare americane.
Il Glossario è frutto di un lavoro collettivo, al quale hanno
partecipato sommi studiosi ed esperti francesi delle varie discipline
cui può rifarsi la società dell'informazione: cultura, scienze sociali,
economiche, politiche, oltre a telecomunicazioni, informatica etc.
La diversa provenienza scientifica e culturale degli autori emerge dai
testi di cui ognuno è firmatario: per cui nell'insieme l'opera può
apparire discontinua e redatta a livelli di approfondimento differenti;
per contro risulta dotata di molteplici interessanti "faccette".
Infatti - afferma Jean Favier, presidente della Commissione francese
per l'Unesco - «la pubblicazione si iscrive in un processo di lunga
durata che è quello della comprensione dei fenomeni caratterizzanti il
periodo di mutazione attuale e dell'impatto dello sviluppo delle
tecnologie dell'informazione e della comunicazione sull'organizzazione,
il funzionamento ed i valori della nostra società» (p. 7).
Alla Premessa, cui ci siamo finora riferiti, segue nel volume una
Introduzione intitolata "Avete detto 'società
dell'informazione'?",
frutto di una redazione comune a 8 dei 23 autori che ritroviamo
"presentati" nelle ultime pagine in un curriculum professionale ed
accademico, utilmente completato da una bibliografia personale.
L'Introduzione (p. 9-35) costituisce la parte più omogenea del
Glossaire. Riconoscendosi succinta, rimanda alle opere citate al suo
termine. Inizia con il sostenere che l'espressione "società
dell'informazione" sottintende ad un tempo innovazioni tecnologiche,
contenuti, pratiche e programmi d'azione pubblica e privata (p. 9);
aggiunge che in essa si nota una «doppia imposizione: quella delle
tecniche mediatiche che stringono le nostre attività in una rete sempre
più densa; quella dell'economia dell'immateriale in cui la conoscenza è
innanzi tutto fattore di efficacità e di performance».
L'Introduzione è composta da tre parti:
"Una genesi", in cui la nozione di "società
dell'informazione" viene seguita dal suo nascere negli anni '70 fino
alla posizione attualmente occupata: dagli Stati Uniti all'Europa, al
mondo;
"Una economia", in particolare viene considerata
quella relativa ai media, alle telecomunicazioni, alle industrie
culturali;
"Una problematica", parte da considerarsi come «l'inizio di
una riflessione portata avanti nell'insieme del glossario»
(p. 27), il quale attraverso un dibattito di tipo terminologico
«tenta
di rimontare il corso delle logiche tecnocratiche verso le questioni
sociali e culturali» (p. 35).
Il glossario vero e proprio è intitolato "Interrogare le parole" (p.
37-44): sono 30, la cui scelta è chiaramente funzionale agli obiettivi
dell'opera. Le voci sono citate in ordine alfabetico: da Accès a
Usages, passando per Communication, E-learning, Information,
Mondialisation, Normes, etc.; vengono spiegate ciascuna da un esperto
in circa due pagine e corredate da bibliografia francese, talvolta
inglese (l'unico italiano citato ci pare essere Umberto Eco a p. 133,
con La recherche de la langue parfaite dans la culture européenne, al
termine di Transparence). Rinvii interni, non necessariamente
scambievoli, collegano i vari termini. Al chiarimento di alcuni
vocaboli hanno contribuito, come già accennato, più di un autore: in
questo caso si tratta di esperti di discipline diverse con approccio
differente all'argomento.
Il glossario comprende due categorie di termini. Quelli frequentemente
utilizzati nel discorso sulla società dell'informazione che, pur
apparendo chiari ed evidenti, dà nno adito a diversità di approcci;
altri privi di ambiguità che permettono di identificare i diversi tipi
di interrogativi posti (p. 6). Dalla quindicina di termini citati a
vario titolo nel corso di questa recensione si può comunque constatare
che non appartengono alla sfera strettamente tecnologica, ma pur non
ignorandola rientrano in quella socio-culturale: ciò rispecchia la già
ricordata linea cui si è attenuta la Commissione francese per l'Unesco
in merito alla "società dell'informazione".
Ci pare ora chiarificante riportare un esempio concreto, descrivendo la
voce Réseau(x) che si trova nell'ordine alfabetico tra Processus e Sens
(p. 121-125): è illustrata in contributi distinti da due docenti
universitari, Bernard Cornu e Anne-Marie Laulan, nessuno dei quali è
tecnologo per formazione, poiché il primo si interessa in particolare
dei rapporti tra ICT e insegnamento, mentre la seconda è una filosofa
che si occupa soprattutto di sociologia.
B. Cornu ricorda brevemente che esistono molti tipi di reti:
tecnologica, semantica, umana; che esse stanno divenendo sempre più
complesse - a cominciare da Internet - e che il nostro mondo tende
sempre più ad organizzarsi intorno ad esse. Sottolinea tre conseguenze
di questa organizzazione.
«Imparare a "circolare" in rete» non è
sempre facile e presuppone l'acquisizione di nuove competenze.
È necessario «cambiare le nostre gerarchie»
tradizionali di tipo piramidale ed adattarsi alla strutturazione in
rete e ai vantaggi offerti (da non dimenticare però l'esistenza di
rischi politici, sociali e umani).
«Una intelligenza collettiva: accedere alla
conoscenza in rete... ci porta alla collaborazione... ciò che vi si produce
non è la semplice addizione di quanto si produrrebbe in un sistema
classico... La rete produce fenomeni collettivi: sviluppa competenze
collettive, produce una "memoria collettiva", sviluppa una "intelligenza collettiva"».
A. M. Laulan segue il concetto di "rete" nel tempo, dall'antichità al
Secolo dei Lumi fino a pervenire ad oggi, allorché «lo studio delle
reti al CNRS prende in esame in una stessa problematica le reti
stradali, le reti di trasporto di dati immateriali e le reti sociali di
acquisizione o di trasferimento della conoscenza».
Constata che «le tematiche implicite nell'espressione "società
dell'informazione", il far convergere il punto di vista degli ingegneri
delle telecomunicazioni e le rivendicazioni democratiche dei cittadini»
riesumano antichi interrogativi e «generano contraddizioni che
l'ambizione di reti tecniche planetarie in un'economia mondiale spinge
al limite estremo».
Conclude con il suggerimento: «È essenziale incrociare le reti, poiché
la globalizzazione delle reti tecniche non potrebbe generare né
l'omogeneizzazione delle società né quella delle reti sociali
preesistenti».
Entrambi i contributi sono seguiti da riferimenti bibliografici, nonché
da rimandi interni: il primo alle voci Fracture numérique (il Digital
divide), Gouvernance de l'internet, Mondialisation; il secondo a
Différence, Diversité culturelle, Société civile. (Da notare che non
c'è reciprocità tra i rimandi delle varie voci).