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trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
anno 22, numero 4, ottobre-dicembre 2004

Recensioni
Caritas - Fondazione "E. Zancan", Vuoti a perdere: Rapporto 2004 su esclusione e cittadinanza incompiuta, a cura di Walter Nanni e Tiziano Vecchiato. Milano : Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2004

Maria Castriotta
ISPESL. Dipartimento Documentazione, Informazione e Formazione, Roma, castriotta.doc@ispesl.it
L'evoluzione terminologica di alcune sfere di sapere trova nei prestiti e transiti dal virtuale un terreno linguistico a volte sorprendente. L'uso di Internet e del cellulare collocato tra le dipendenze 'senza sostanze' ha attirato non poco la nostra attenzione.

Il voluminoso Rapporto 2004 su esclusione e cittadinanza incompiuta, che la Caritas Italiana unitamente al Centro Studi e Formazione Sociale Fondazione "E. Zancan" hanno presentato in Conferenza stampa il 22 ottobre scorso su questo tema, contiene un case-study della sezione Aree problematiche che ha suscitato viva preoccupazione tra gli 'ipertecnologici'; un capitolo curato da Mauro Croce e don Bruno Frediani, in cui vengono trattate le nuove forme di dipendenza non legate all'abuso di sostanze, ma da comportamenti compulsivi che nella nostra società sembrano ormai dilagare, tanto da essere oggetto di teoria e pratica clinica, oltre che di alcune statistiche epidemiologiche. Sintomatologie che già si potevano intuire nella proiezione sociale delle Comunità virtuali di Howard Rheingold (Sperling & Kupfer Editori, 1994), dove il parlare, l'incontrarsi, il vivere nel ciberspazio invitava a riflettere in senso ampio su quella che sarebbe diventata la vita quotidiana del futuro, con un incremento specifico per l'etnosemantica.

La sintomatologia più comune segnalata dal Rapporto 2004 tra le dipendenze immateriali consiste nella impossibilità di tenere sotto controllo l'impulso a compiere una determinata attività, l'ansia, l'angoscia e la forte irritabilità in caso di impedimento. Tra queste, la IAD [Internet Addiction Disorder] o 'cyberdipendenza' e l'abuso del cellulare. A parte la popolazione adulta che utilizza Internet per lavoro, il 4% dei ragazzi tra 11 e 14 anni e il 7,5% dei ragazzi tra 15 e 17 anni ha dichiarato di 'navigare' tutti i giorni. E si tratta di dati ISTAT del 2000, quindi, con buona probabilità, ampiamente sottostimati rispetto alla situazione attuale. Per quanto riguarda il telefonino, il 28% dei giovani del primo anno di scuola media superiore non lo spegne mai e il 33% quasi mai. Entrambe le dipendenze vengono descritte come effetti di un'attrazione incontrollata nell'uso degli strumenti tecnologici, soprattutto quando questi vengono vissuti come alternativa ad autentiche relazioni interpersonali e come fattore di 'ipersemplificazione' del linguaggio (e-mail e SMS in particolare).

Alle due patologie comportamentali descritte, si aggiungono la dipendenza da lavoro, definita dagli americani, molto efficacemente, come workalcoholism, lo shopping compulsivo (compulsive buyers), il gioco d'azzardo (pathological gambling), la dipendenza dall'esercizio fisico (exercise addiction), dal sesso (sexual addiction), dal rischio (risk addiction). I sintomi del workalcoholism sono per la verità piuttosto diffusi nel mondo del lavoro: iperattività; spirito di competizione e sfida; forte spirito d'impresa; desiderio illimitato di soddisfazione professionale; culto dell'impresa e del lavoro; relazione difficile con il tempo libero; difficoltà a rilassarsi durante le vacanze e il fine settimana; negligenza nella vita familiare; manifestazione di stress nel lavoro.

I compulsive buyers sembrano essere in Italia tra l'1 e l'8% della popolazione adulta, ma il 90% dei consumatori ha dichiarato di essere soggetto periodicamente ad acquisti compulsivi. Chi di noi non ha incontrato frotte di connazionali in giro nei mercatini all'estero alla ricerca dell'affare unico? O donne trafelate nei periodi dei saldi?

Una dipendenza ancora più grave riguarda il pathological gambling: la spesa in giochi legali in Italia si è quadruplicata in dieci anni, dal 1989 al 1999, passando da circa 9mila miliardi di vecchie lire a 36mila miliardi! E si è stimato che il gioco clandestino possa ammontare a circa un terzo del volume del gioco legale. Dietro alla dipendenza dal gioco, non c'è solo la ricerca di emozioni, ma anche il desiderio di affidarsi alla sorte nella speranza di cambiare la propria vita. Da notare, con una riflessione amara, come il gettito fiscale ottenuto dal gioco sia inversamente proporzionale al reddito dei cittadini; il gioco è infatti molto più praticato dai meno abbienti e costituisce una sorta di Robin Hood alla rovescia, prelevando dalle tasche dei più poveri quel poco di cui dispongono.

Tutti questi fenomeni, in notevole espansione, sembrano essere causati dalle contraddizioni sociali, che impongono modelli di prorompente forza, 'machismo' e ricchezza in un mondo dominato da incertezze, insicurezze e povertà.

Il Rapporto 2004 della Caritas Italiana - Fondazione "E. Zancan", intitolato Vuoti a perdere, pubblicato da Feltrinelli, è alla sua quinta edizione; la prima risale al 1997 con il titolo Bisogni dimenticati, che ha avviato una "tradizione" di analisi approfondite e puntuali della società italiana, cercando le cause, anche attraverso lo studio dell'evoluzione storica dei fenomeni di marginalizzazione, dell'aumento del numero di persone socialmente escluse, quelle che vengono definite, quest'anno, proprio come "vuoti a perdere", cioè individui di cui la società non si cura e che sono destinati ad essere buttati via come rifiuti. Il volume si chiude con i risultati della prima indagine sul rapporto tra povertà delle famiglie italiane e accesso ai servizi sanitari, frutto di una collaborazione con la Federazione italiana dei medici di medicina generale. Ciò che emerge, come ha dichiarato nel corso della Conferenza stampa Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, "è una logica di prestazioni, basata su un'offerta di cose da prendere sul mercato, rispetto ad una logica di servizi garantiti alla persona".

Il quadro più scoraggiante riguarda la crisi dei sistemi di solidarietà in Italia e in Europa, che sta portando ad una crescente vulnerabilità della popolazione: «il ritardo nell'ingresso del mondo del lavoro e la precarietà dell'impiego porteranno inevitabilmente gli attuali lavoratori poveri a diventare anziani poveri. È quindi necessaria un'assunzione generale di responsabilità, nella consapevolezza che un individualismo senza confini verso l'alto e senza limiti verso il basso aumenterà la diffusione dei "vuoti a perdere"».

Anche con questo Rapporto, unitamente a quelli annuali sull'immigrazione, la Caritas si colloca ormai tra le agenzie di eccellenza - un reference obbligato - per la ricerca e l'interpretazione dei dati fattuali dell'area del sociale che si va facendo via via più complessa.


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