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trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
anno 27, numero 3-4, luglio-dicembre 2009

Supplemento solo elettronico alla versione analogica
Manifestazioni dopo
OpenAccessDay@polito : capire, confrontarsi, progettare il futuro, Torino, 27 novembre 2009
Elena De Carolis
Sapienza Università di Roma - elena.decarolis@uniroma1.it

Laureata in lettere classiche e diplomata alla Scuola Speciale per Archivisti e bibliotecari, ha lavorato al servizio di reference e prestiti interbibliotecari della Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini e dal 2008 è responsabile della Biblioteca "Federico Caffé" del Dipartimento di Economia Pubblica, Sapienza Università di Roma, dove si occupa di diverse cose ma il reference resta la cosa che ama di più.

Venerdì 27 novembre 2009 si è tenuto a Torino l'OpenAccessDay@polito, giornata di studi organizzata dal Sistema Bibliotecario del Politecnico di Torino e dedicata ai temi dell'accesso aperto.

Nel corso della mattinata si è svolto un corso introduttivo di diritto d'autore per ricercatori (con elementi di open access) organizzato e offerto dal Centro NEXA su Internet e Società in cui si sono susseguiti gli interventi di alcuni avvocati esperti di diritto d'autore volti ad inquadrare la materia e le problematiche relative all'editoria elettronica, l'accesso aperto e le licenze.

La formula dell'evento è stata originale e l'esito interessante: finalmente un'occasione in cui soggetti appartenenti alle varie categorie professionali coinvolte nell'OA (esperti di diritto, bibliotecari e ricercatori) si sono potuti confrontare insieme, con spazio per domande e riflessioni da parte del pubblico.

L'Avv. Nicola Bottero ha illustrato il diritto d'autore facendo un excursus storico dallo Statuto della Regina Anna del 1709 alle più recenti direttive comunitarie come la 2001/29/CE, chiarendo alcuni concetti fondamentali come il fatto che il diritto d'autore si applica alla forma espressiva e non al contenuto (eventuale terreno dei brevetti) e riepilogando i diritti conferiti, morali e patrimoniali, e le eccezioni/limitazioni previste dalla normativa nazionale italiana.

Nel successivo intervento l'Avv. Marco Ciurcina ha parlato di licenze libere partendo dalla riforma statunitense del copyright del 1976 e focalizzando l'attenzione sull'ambiente del software che negli anni '80 ha visto l'entrata in vigore del Computer Software Copyright Act (1980) e la nascita del progetto GNU (1983). Dal software l'idea delle licenze libere è migrata ad altri settori delle opere creative e nel 2001 è nato il progetto Creative Commons, che mette a disposizione degli autori un set di licenze utilizzabili per qualsiasi opera d'ingegno, da un pezzo musicale ad un articolo scientifico.

L'Avv. Massimo Travostino ha chiarito poi la differenza tra protezione del diritto d'autore, che sorge automaticamente con la creazione dell'opera, e modalità di uso e circolazione dell'opera, che richiede il consenso dell'autore.

L'editoria elettronica OA in ambito accademico opera all'interno del contesto definito dal diritto d'autore e punta sulla diffusione delle idee veicolate dalle opere e sulla condivisione della conoscenza: Travostino ha sottolineato alcuni elementi da tenere in particolare considerazione alla luce della Dichiarazione di Berlino del 2003, come il diritto d'accesso gratuito, irrevocabile ed universale e l'interoperabilità dei protocolli e degli standard, accanto alla sostenibilità economica e agli aspetti giuridici (es. rapporto autori/editori, peer review, deposito legale).

Nel pomeriggio ha avuto luogo un convegno per delineare lo stato dell'arte, le potenzialità e le prospettive dell'Open Access, con una introduzione di Juan Carlos De Martin, presidente del Sistema Bibliotecario del Politecnico di Torino e un intervento ricco di stimoli e spunti del Prof. Jean-Claude Guédon dell'Università di Montréal, per il quale rimando al resoconto di Maria Cassella su Ciber Newsletter.

Sono poi seguiti due panel, il primo dedicato al tema "Finanziatori della ricerca e Open Access": tra gli altri, segnalo l'intervento di Roberto Delle Donne, coordinatore del Gruppo di lavoro Open Access all'interno della CRUI e quello di Francesca di Donato dell'Università di Pisa, che ha messo in evidenza come il nòcciolo della questione stia nel far sì che l'accesso aperto diventi parte integrante del lavoro quotidiano degli autori, ovvero di chi fa e scrive ricerca, perseguendo sostanzialmente due strade: da un lato la diffusione di politiche mandatarie forti da parte degli enti e parallelamente la definizione di legami tra le procedure di valutazione relativa alla produzione scientifica e la disponibilità dei risultati in OA.

Il secondo panel si è occupato del rapporto tra Open Access e sistema produttivo piemontese, sottolineando come l'OA può diventare anche uno strumento per sostenere il sistema produttivo locale nel momento in cui dai risultati della ricerca si passa alle applicazioni nel mondo dell'impresa e della produzione. Riprendendo le parole di Guédon, la forza innovativa dell'OA sta nel riposizionare, riorganizzare e rivitalizzare il ruolo della conoscenza a livello di società, in un contesto che vede l'accademia sempre meno isolata e sempre più aperta al confronto e a scambi osmotici con la società civile.


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