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AIDA Informazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
n. 4, anno 23, ottobre-dicembre 2005

Manifestazioni dopo
Flash su alcune sessioni del WLIC 2005 - World Library and Information Congress dell'IFLA Oslo, 14-18 agosto 2005
Antonella De Robbio - Università degli Studi di Padova, CAB: derobbio@math.unipd.it
Maria Cristina Bassi
-
Università di Verona, SAB: mariacristina.bassi@univr.it

Libraries have a great potential for the future: one foot in the cultural tradition and one foot in the digital technology. The library is the knowledge bank for modern society - taking care of the society's collected memory.
(Francis Sejersted, key note speaker alla cerimonia di apertura)

A library is as important for society as a brain for human beings.
(Valgerd Svarstad Haugland, cerimonia di apertura)

The greatest treasure chest of man - the library
(Jon Bing, Chair of the National Organising Committee, cerimonia di apertura)

Culture is what is left when we have forgotten everything else that we have learnt [1].
Il presente resoconto non vuole essere un riassunto sommario delle innumerevoli sessioni che si sono tenute alla conferenza internazionale WLIC - World Library and Information Congress 2005 dell'IFLA [International Federation of Library Associations and Institutions] a Oslo lo scorso agosto, piuttosto si focalizza su alcune sessioni di particolare interesse alle quali abbiamo partecipato. Si vuole quindi offrire non tanto una panoramica sulla Conferenza, ma un momento di riflessione dal quale partire per una discussione e un dibattito costruttivo sui temi della proprietà intellettuale, dell'accesso aperto, e del diritto di accesso alla conoscenza, tema portante e filo conduttore di tutta la Conferenza. Si è tentato di proporre un resoconto scritto con uno sguardo critico sia sulle relazioni presentate anche in altre sessioni di cui non tratteremo in modo approfondito, sia sullo stato dell'arte di tematiche di grande interesse per il nostro settore.
Le autrici del presente resoconto hanno partecipato alle sessioni in modo talvolta congiunto, come per esempio alla sessione di apertura, a quella dei poster, a quella sull'accesso aperto, in altre singolarmente, a causa dei numerosi eventi che si sono succeduti in parallelo e in punti diversi della città. Per esempio, Maria Cristina Bassi ha partecipato alla sessione tecnica sui formati MARC, mentre Antonella De Robbio partecipava alle sessioni sul copyright. Questo lavoro è frutto perciò di un lavoro condiviso sia a livello pre sia post.

Oltre 3.000 i delegati da tutto il mondo, dei quali oltre la metà proveniva dai seguenti 11 Paesi: Norvegia 380, Stati Uniti 380, Svezia 220, Cina 160, Gran Bretagna 160, Corea 130, Finlandia 130, Russia 100, Danimarca 100, Francia 100, Germania 90. La presenza italiana ha visto oltre 20 delegati. 200 i volontari impegnati, tutti professionisti, tra cui i traduttori.
L'IFLA, fondata nel 1927, nella sua qualità di organizzazione non governativa, indipendente ed internazionale rappresenta gli interessi delle biblioteche, dei bibliotecari e degli utenti delle biblioteche di tutto il mondo, ad oggi raggruppa 150 Paesi. In tale suo ruolo le sue attività sono accreditate presso l'ONU, l'UNESCO e anche la WIPO - World Intellectual Property Organization.
La WIPO od OMPI - Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, istituita a Stoccolma il 14 luglio 1967, ha sede in Ginevra; è l'organizzazione intergovernativa che si occupa di promuovere la protezione della proprietà intellettuale, ed è responsabile dell'attività di armonizzazione tra i differenti regimi normativi che regolano la proprietà intellettuale entro i singoli Paesi. Questo accenno alla WIPO è doveroso in quanto, nelle sessioni che hanno trattato le materie relative alla proprietà intellettuale, essa è stata oggetto/soggetto principale in quasi tutti gli interventi.
Le Commissioni dell'IFLA rappresentano perciò la voce della comunità internazionale.

In sede di Conferenza le autrici hanno presentato un poster su E-LIS, grazie all'AIDA che ha finanziato il costo del poster e dei leaflet da distribuire ai delegati. E-LIS, Eprints in Library and Information Science, è ad oggi il più grande archivio ad accesso aperto OAI compatibile per il settore LIS. È quindi un server disciplinare collocato entro l'infrastruttura internazionale, RcLIS Research in Computing and Information Science, ciò in considerazione del fatto che le produzioni intellettuali entro la disciplina LIS hanno un carattere strettamente correlato ad altre aree, come l'informatica o le tecnologie dell'informazione o della comunicazione. Contiene 3.000 documenti a testo pieno, la maggior parte dei quali ha passato un processo di referaggio o qualche altra forma di validazione. È gestito a livello internazionale da uno staff di esperti sia bibliotecari, sia informatici o professionisti nelle tecnologie dell'informazione, provenienti da tutto il mondo. I Paesi coinvolti ad oggi sono quaranta, ma, grazie al poster presentato all'IFLA, siamo riuscite a contattare numerosi altri Paesi e, considerata la sede geografica in cui si svolgeva la Conferenza, abbiamo preso contatti con bibliotecari di Finlandia, Svezia, Danimarca e Norvegia, Paesi non coinvolti precedentemente in E-LIS. Sono stati anche contattati Paesi in via di sviluppo, dove l'accesso aperto è un requisito fondamentale per la costruzione di società della conoscenza davvero inclusive. Per queste sue caratteristiche internazionali e orientate ad un'integrazione delle tematiche LIS con i settori strategici di altre discipline coinvolte nella costruzione di biblioteche digitali aperte, E-LIS risulta un modello esportabile per altre comunità. In particolare tramite l'attività – totalmente volontaria – degli editor del comitato editoriale di E-LIS, in ciascun Paese si promuove l'accesso aperto tramite la disciplina LIS e questo risulta particolarmente importante per il nostro ruolo entro un assetto di comunicazione scientifica. Per E-LIS, la sessione poster IFLA 2005 ha rappresentato la sua prima occasione di debutto pubblico a livello internazionale, dove peraltro ha ricevuto grande attenzione e notevole consenso, soprattutto anche in considerazione della tematica principale della Conferenza, il diritto di accesso alla conoscenza.

Alla cerimonia di apertura, alla presenza di Sua Maestà il Re di Norvegia, erano presenti il Ministro norvegese per la Cultura Valgerd Svarstad Haugland, Kay Raseroka, presidente dell'IFLA, oltre al keynote speaker Francis Sejersted. La cerimonia, assai commovente, e di grande impatto scenico, si è focalizzata sull'importanza del ruolo delle biblioteche entro un contesto di libertà di espressione, basata sui presupposti di verità, democrazia e sulla libera formazione di opinioni.
«Everyone has the right to freedom of opinion and expression; this right includes freedom to hold opinions without interference and to seek, receive and impart information and ideas through any media and regardless of frontiers». Così recita l'articolo 19 della Dichiarazione universale sui diritti umani delle Nazioni Unite. Il Professor Francis Sejersted, presidente della Commissione sulla libertà di espressione e membro della Commissione nazionale norvegese, alla cerimonia di apertura ha parlato del rapporto stilato dalla Commissione sulla libertà di espressione e sottomesso al Governo norvegese, rapporto che ha condotto ad un nuovo articolo entro la Costituzione Norvegese nel 2004. La libertà intellettuale è un diritto di ciascun individuo ed è la base della democrazia, il nucleo del concetto di biblioteca. La Commissione nazionale norvegese dell'UNESCO ha appena pubblicato un libretto con un estratto del rapporto il quale discute i vari aspetti della libertà di espressione in modo generale, così da risultare di grande rilevanza anche per lettori stranieri. Oltre all'estratto, la pubblicazione include un'introduzione di Francis Sejersted e una postfazione del Ministro norvegese di Giustizia.

«Long ago the Viking long ships set out from Oslo to explore, to raid and plunder. Those days are long ago» ha esordito Kay Raseroka. Infatti il simbolo della Conferenza WLIC 2005 è lo stemma della nave vichinga Oseberg, rinvenuta nel 1904 a Vestfold, un paese al Sud di Oslo. Oggi i Paesi nordici sono modelli di responsabilità e solidarietà sociale, ha sottolineato Raseroka. È opportuno ricordare alcuni episodi che hanno segnato la storia delle biblioteche nell'Artide per poter comprendere fino in fondo l'importanza che le biblioteche hanno nella vita sociale, al di là del Circolo Polare Artico. Nel 1905 John Longyear arrivò alle isole Svalbard, dove fondò la città di Longyear e dove costituì l'Arctic Coal Company. Era una vita dura per i lavoratori norvegesi nella miniera, e ben presto sorsero conflitti tra i minatori e la compagnia. Le differenze di classe erano enormi e i conflitti arrivarono ad un punto in cui i dirigenti della compagnia stavano pensando di rimpiazzare i lavoratori norvegesi con lavoratori provenienti dalla Cina. Il primo maggio (data indicativa) del 1918, i minatori organizzarono il loro Primo Maggio con una dimostrazione massiccia. Chiedevano otto ore lavorative giornaliere, una scuola e… una biblioteca pubblica!

La spinosa questione del prestito a pagamento nelle biblioteche è stata posta da vari Paesi in varie sessioni, anche in quella dedicata alle biblioteche mobili. A Bangkok il servizio di prestito viene erogato direttamente presso i villaggi con le biciclette. A Jakarta in Indonesia i bibliotecari si recano a domicilio a insegnare ai bambini l'uso dei libri e la lettura. La più piccola biblioteca è forse la “biblioteca in bicicletta” indonesiana, o forse quella a dorso di mulo in Turchia. In Cile e in Norvegia il prestito avviene via battello lungo i fiumi. In Venezuela la biblioteca assume il nome di Bibliobongoes, tronchi d'albero scavati e muniti di motore, stracolmi di libri, che risalgono la corrente del fiume Orinoco per trasportare la conoscenza lungo i villaggi fluviali. Sempre in Norvegia i bibliobus arrivano fino ai villaggi lapponi più sperduti affrontando centinaia di chilometri a Nord del Circolo Polare Artico, sommersi dalla neve. In alcuni Paesi dell'Africa, come la Tanzania e il Kenya, esiste il Servizio Bibliotecario su Cammello, una sorta di Azalai che arriva a dorso di cammello a portare gli strumenti di conoscenza utili all'educazione di giovani e anziani nei villaggi più isolati. Prestito a pagamento? Un tremendo equivoco… E la WIPO sta a guardare…
Raseroka in altre sessioni ha parlato esplicitamente del ruolo dell'IFLA anche nei momenti di emergenza, come per esempio nella catastrofe dello tsunami. Ha sottolineato anche come l'IFLA stia evolvendosi verso una nuova infrastruttura che vede tre pilastri portanti: società, membri e professione, punti di riferimento cardine per questioni strategiche come quelle discusse in ambito Commissione FAIFE - Committee on Free Access to Information and Freedom of Expression, che poggia il suo nucleo forte nella gestione della conoscenza delle popolazioni indigene.

Nella sessione poster di notevole effetto plastico il poster dal titolo Le biblioteche aborigene del collega argentino Edgardo Civallero. Edgardo, bibliotecario all'Università di Cordoba, è membro della Standing Committee for Multicultural Populations dell'IFLA e in tale sede a Oslo ha suonato alcuni strumenti musicali sudamericani tipici delle popolazioni indigene. È anche un artista e peraltro nostro redattore per l'Argentina in E-LIS. Il poster ha vinto il terzo premio IFLA, anche se a nostro avviso forse meritava anche di più, considerato che è stato fatto a mano con materiali naturali (spago, cuoio, tela,…). Il poster descriveva il progetto “Le biblioteche aborigene”, un modello argentino che ruota attorno a mezzo milione di indigeni, di 12 differenti gruppi etnici, attualmente abitanti dell'Argentina.
Questi gruppi stanno affrontando da tempo numerosi problemi sociali ed economici tra cui discriminazioni culturali. Il progetto mira a fornire alle popolazioni indigene
gli attrezzi di formazione” e per l'informazione, e in tale dimensione è stato progettato nel 2002 un modello di biblioteca indigena in sette luoghi geografici differenti in Argentina. I risultati includono il recupero dei materiali nella lingua parlata dall'etnia del luogo, la creazione di collezioni basate sulle tradizioni orali ed il supporto ad una formazione bilingue ed interculturale.

La Commissione sul copyright e altre questioni legali dell'IFLA, CLM - Committee on Copyright and other Legal Matters, si occupa delle questioni correlate al copyright e partecipa, in sede negoziale, alle conferenze internazionali della WIPO. Per tale ragione le associazioni nazionali professionali dovrebbero supportare e sottoscrivere le azioni della CLM/IFLA.

A Oslo due sono state le sessioni della CLM - Committee on Copyright and other Legal Matters che hanno messo in luce i gravi e urgenti problemi a cui siamo costretti a far fronte negli ultimi anni in relazione alla gestione dei diritti nelle attività di biblioteca, nella ricerca e nella didattica, problemi a cui la WIPO non ha posto la dovuta attenzione.
La prima sessione si è tenuta mercoledì 15 agosto ed è stata organizzata congiuntamente da IFLA Committee on Copyright and other Legal Matters (CLM) ed Electronic Information for Libraries (eIFL) dal titolo "Developing a library agenda for intellectual property". Tale sessione ha visto alcuni interventi come avvio ai lavori di gruppo successivi dove si è proceduto con un lavoro pratico di revisione di alcune linee di sviluppo dell'agenda WIPO, di cui parleremo nel seguito.
eIFL - Electronic Information for Libraries è una fondazione internazionale che supporta i consorzi di biblioteche nei Paesi in via di sviluppo e in transizione nella negoziazione e promozione di un'ampia disponibilità dell'informazione elettronica per l'educazione, la ricerca e per le comunità professionali, come pure le organizzazioni governative e la società civile. La sua rete globale abbraccia milioni di utenti in Africa, Asia, Europa dell'Est e Paesi del bacino del Mediterraneo.
La seconda sessione della CLM del 18 agosto si è focalizzata sul tema "Biblioteche e accordi di libero mercato", sebbene non tutte le quattro relazioni presentate si siano poi effettivamente soffermate sul ruolo delle biblioteche nell'ambito degli accordi sul libero mercato.

La sezione Science and Technology Libraries ha organizzato il 15 agosto la sessione "Open source literature: widening the scope to serve science and its disciplines" che ha offerto alcuni punti di vista, su esperienze forse troppo "soggettive". In sostanza la sessione è apparsa un po' estemporanea nel suo complesso, senza un filo conduttore coerente, sebbene alcuni dei progetti presentati, come vedremo in seguito, siano risultati utili per spunti di riflessione o per applicazioni in realizzazioni italiane.

Altra sessione forte, quella organizzata il 16 agosto dalle sezioni UNIMARC e Information Technology dell'IFLA: si tratta di "MARC/XML derivates: the state of the art", le cui presentazioni si sono caratterizzate per un taglio decisamente tecnico ma di grande interesse. Da qualche anno nel campo dell'automazione di biblioteca si parla molto dell'uso del metalinguaggio XML per rappresentare i record catalografici (o – più in generale – i metadati). La sessione si è appunto focalizzata sull'eXtensible Markup Language applicato ai formati MARC [Machine-Readable Cataloging], fornendo lo stato dell'arte sul Manuale UNIMARC in XML, sugli schemi MARCXML, MarcXchange e UNIMARC/XML, sui protocolli Z39.50, SRW e SRU. Il ruolo dell'XML nei sistemi di automazione di biblioteca – con riguardo alle funzioni di base dei formati bibliografici di tipo MARC (immagazzinamento e trasporto dei dati) – si profila come estremamente rilevante. Tuttora i record in formato MARC vengono trasportati principalmente attraverso il 'contenitore' ISO2709. Sebbene, grazie all'uso generalizzato del formato MARC per la rappresentazione dei dati catalografici e dell'ISO2709 per il loro trasporto, le biblioteche abbiano raggiunto un grado di cooperazione e interoperabilità che in altri ambiti (ad es. nella gestione delle collezioni nei musei) si è ben lungi dall'ottenere, rispetto ad ISO2709 XML presenta numerosi vantaggi, che ne fanno uno standard de facto per lo scambio di dati tramite interfaccia web.

La sessione relativa all'e-learning è stata piuttosto deludente. Ci si aspettava non tanto di trovare esperienze di didattica a distanza su piattaforme e-learning più o meno "fai da te”, su insegnamenti LIS, piuttosto ci saremmo aspettati esperienze su come il ruolo delle biblioteche e dei bibliotecari interagisce, si integra, con le piattaforme stesse nei vari corsi offerti dalle istituzioni educative cui la biblioteca fa capo. Ci si aspettava di trovare come creare nuovi servizi a supporto della didattica a distanza, come il bibliotecario entro un quadro di biblioteca digitale può interfacciarsi tra le piattaforme a distanza (approcci didattici e tecnologie) e gli studenti remoti che usano queste nuove modalità. In sostanza avremmo voluto sentire come l'e-learning entra e interagisce nel nuovo ruolo del professionista dell'informazione e come le biblioteche digitali dei servizi bibliotecari accademici possono integrare al loro interno le piattaforme online in termini strutturali e come possono integrare i metadati degli oggetti digitali per l'apprendimento entro i loro cataloghi.

Sempre sul versante "didattico” le sessioni sulle biblioteche scolastiche hanno visto degli interventi assai interessanti, in particolare quello norvegese che ha illustrato il sistema politico ed amministrativo della Norvegia in relazione alle biblioteche scolastiche. Ma questo intervento è risultato di notevole levatura per il taglio decisamente "politico” che è ruotato attorno ai due concetti di empower ed empowerment. La politica norvegese è orientata ad autorizzare le biblioteche scolastiche alla partecipazione all'educazione attraverso la legislazione, linee guida, standards e strategie.
Per spiegare come il ruolo delle biblioteche scolastiche norvegesi sia entrato dentro il "sistema”, il relatore è partito dalle teorie educative di Rindom [2] del 2002 sul concetto di empowerment, e di Freire [3] e Habermas [4], i quali ritengono che la teoria tradizionale della concessione del potere sia basata su valori umanistici. Rindom individua una cornice per dare potere agli individui o ai gruppi che percepiscono la propria posizione nel contesto sociale come deprivata del potere e bloccata in un rapporto gerarchico con il sistema amministrativo. Secondo questa teoria, empowerment significherebbe un dialogo simmetrico tra la biblioteca scolastica e la scuola al micro e macro livello. Inoltre, il dialogo sarebbe razionale e basato sulla conoscenza.
Molto incisivo anche l'accenno all'uso del termine power base [5] per chiarire l'interpretazione e l'uso del termine empowerment in relazione alla base del potere, di un lavoro o di una specifica funzione sociale, che può variare dall'essere ricca all'essere deprivata di potere. Situazione tipica di un contesto di biblioteche scolastiche. Il relatore norvegese ha diviso il concetto in due differenti concezioni di potere: a base legale e a base legittima. Il potere a base legale si riferisce al quadro legale del lavoro o della funzione. Il potere che si basa sulla legittimità si riferisce alla sicurezza professionale e personale che supporta il lavoro o la funzione. Di vitale importanza il buon equilibrio tra le due tipologie, posto in una relazione dinamica tra di loro che si influenzano a vicenda. Il potere a base legale deve essere il più forte possibile per poter acquisire valore nei rapporti con i rappresentanti di organizzazioni professionali o burocratiche su scala nazionale o locale, per quello che spetta a ciascuno. Per avere potere attraverso le capacità conoscitive e personali, il potere che si basa sulla legittimità deve essere ben chiaro ed autorevole. Seguendo questo percorso sulle biblioteche scolastiche in Norvegia, si è discusso su come attribuire potere alle biblioteche scolastiche da tale prospettiva teoretica, ma a nostro avviso tali idee educative sono applicabili – come modello teorico – a tutta la professione bibliotecaria in generale.

La sessione "Open source literature: widening the scope to serve science and its disciplines" ha incluso i seguenti interventi che hanno solo in parte toccato gli argomenti critici del mondo OA. I primi tre relatori sono partiti dal fatto che il contesto accademico e di ricerca non sfugge alla generale situazione di competizione e valutazione.

Keith G. Jeffery (CCLRC Rutherford Appleton Laboratory, Chilton, UK), CRIS + open access = the route to research knowledge on the GRID, ha esposto CRIS [Current Research Information Systems]. Che strada è possibile seguire per la gestione e l'accesso alla conoscenza prodotta dalla ricerca nel contesto europeo? Keith Jeffery ha descritto l'approccio del britannico CCLRC Rutherford Appleton Laboratory di Chilton; in particolare CRIS, OA e GRID (‘griglia' di computer) sono state le parole chiave della sua presentazione.
I CRIS – emersi dall'ambito dell'information retrieval – forniscono sia un contesto per valutare e comprendere il background delle pubblicazioni accademiche, sia una cornice per gestire le informazioni di ricerca e sviluppo in istituzioni quali agenzie di finanziamento oppure laboratori nazionali o ancora università. Un esempio citato è CERIF - Common European Research Format (nato all'inizio degli anni '90), modello ricco e flessibile per le informazioni di Research & Development concordato dai Paesi europei.
Veniamo al discorso open access & open archives. Il formato di metadati Dublin Core - DC scelto da OAI (machine-readable ma non machine-understandable) non può rispondere ai requisiti del Semantic Web e del Web of Trust a causa della sua semplicità, semplicità del resto necessaria ai fini di un'interoperabilità estesa. Un formato 'formalized DC' – comprendente anche delle estensioni per la gestione dei diritti "rights” – è stato proposto da Jeffery a partire dal 1999, anche se durante la relazione non è stato descritto nel dettaglio, quindi non siamo in grado di dare un giudizio critico. Riguardo all'accesso aperto, il dibattito si articola attorno alle politiche 'gold' (l'autore o l'istituzione paga per la pubblicazione) e 'green' (auto-deposito in archivi istituzionali); terminologia stabilita da Stevan Harnad.  Come è noto, il 72% degli editori permette una qualche forma di self-archiving.
Il modello OA 'green' rende possibile il deposito di pre-print e/o letteratura grigia; i documenti sottoposti a peer-review sono invece accessibili online tramite abbonamento, ma il problema è che i ricercatori devono accedere a interfacce diverse per consultare tali pubblicazioni elettroniche.
I GRID – tecnologia usata ormai da qualche anno da università, centri di ricerca scientifica e aziende in tutto il mondo – consentono l'aggregazione della potenza di calcolo tra sistemi diversi, di differenti server e workstation in una singola risorsa virtuale.
Attualmente implementati con gli auspici della DG INFSO F2 della Commissione Europea, si basano sulla visione di un ambiente IT che interagisce con l'utente grazie ad un insieme eterogeneo di depositi di dati, potenza di elaborazione e attrezzature speciali; componenti chiave sono i metadati, gli agenti e i broker. Gli output nel campo ricerca e sviluppo per la creazione di innovazione – Research and Development, R&D – sono rappresentati da letteratura accademica o bianca (convenzionali pubblicazioni di ricerca) e letteratura grigia (rapporti tecnici, manuali di istruzioni…) [6]. Prodotti, brevetti e pubblicazioni vanno a formare la produzione intellettuale nel contesto ricerca-sviluppo-innovazione. Per decidere sull'assegnazione di ulteriori fondi alle istituzioni accademiche e di ricerca che hanno già finanziato, molti enti di finanziamento pubblico considerano – almeno in parte – la produzione intellettuale di tali organizzazioni [7]. È quindi necessario fornire un sistema completo che metta assieme il bagaglio intellettuale come produzione vera e propria nel suo complesso – tenendo ovviamente saldi i principî di diritto morale delle opere e quindi con il giusto riconoscimento all'autore – con le strutture organizzative e gli obiettivi delle attività delle istituzioni. Tale sistema deve comprendere:
L'infrastruttura GRID è stata estesa da Jeffery fino a creare una situazione di ambient computing disponibile dovunque e tramite qualsiasi dispositivo. Nella sua impostazione, la piattaforma risultante permette di mescolare letteratura bianca e grigia descritte da metadati DC formalizzati (rendendo possibile l'elaborazione automatica all'interno di open archives ad accesso aperto). Altra caratteristica di questo 'ambiente' è l'interconnessione non solo con set di dati e software appropriato, ma anche  – grazie alla tecnologia CRIS – con dati di persone, organizzazioni, progetti, brevetti, pubblicazioni, eventi, mezzi e attrezzature. In tal modo si supporta l'intero processo come flusso di lavoro della ricerca. Per un esempio implementato al CCLRC si veda a www.bitd.clrc.ac.uk.

Anne-Mette Vibe e Arne Jakobsson (University of Oslo Library, Oslo, Norway) hanno focalizzato l'intervento Counting the buttons: research assessments on open source publishing and documentation sugli indicatori bibliometrici.
Gli impact factor delle riviste dovrebbero/potrebbero essere usati in un piano per finanziare la ricerca basato sui risultati? Questa la domanda al centro di uno dei dibattiti su un nuovo modello di finanziamento per la ricerca introdotto nel 2005 in Norvegia, che coinvolge circa 15.000 ricercatori e circa 8.000 pubblicazioni accademiche per anno. Anne-Mette Vibe e Arne Jakobsson riferiscono sul compito che l'Higher Education Sector ha assegnato nel 2002 all'Università di Oslo (la maggiore del Paese): sviluppare un modello di piano – sulla base dei risultati – per il finanziamento delle ricerca. Il report risultante – Counting the buttons (2003) – è stato pensato per l'applicazione sia interna (all'Università di Oslo) sia a livello nazionale per le altre istituzioni. Si è appunto accesa una discussione a proposito del suggerimento – contenuto nel Rapporto – di utilizzare come criterio le riviste ISI [Institute for Scientific Information]. Molto critica è stata in particolare la Biblioteca dell'Università di Oslo, secondo cui gli impact factor delle riviste non possono essere impiegati come base di un progetto di finanziamento accademico result-based che primariamente premia la qualità scientifica documentata da pubblicazioni o altri ‘prodotti': sia l'ISI sia molti ricercatori, infatti, hanno considerato gli impact factor delle riviste non indicativi della qualità. A questo proposito si citano:
Ufficialmente, l'Università di Oslo supporta le due strategie tipiche dell'accesso aperto: riviste open access (la Biblioteca di Medicina e di Scienze sanitarie è membro di BioMedCentral) e – come tutte le università norvegesi – depositi di e-print istituzionali (si veda l'archivio di e-print d'ateneo). Il repository DUO - Digital publishing at the University of Oslo è curato dalla Biblioteca dell'Università di Oslo, che ha proposto all'Ateneo di assegnare una parte del budget dipartimentale sulla base dei paper depositati in DUO e/o pubblicati in riviste ad accesso aperto. Vibe e Jakobsson si augurano che gli sforzi della Biblioteca dell'Università di Oslo non vengano vanificati da un sistema di budgeting che include come criterio gli impact factor di ISI WOK [Web of Knowledge], criterio che potrebbe inoltre indurre i ricercatori a pubblicare in riviste ad alto impact factor prescindendo dall'appropriatezza della rivista rispetto al loro articolo. Insomma: sicuramente gli IF delle riviste non dovrebbero e non potrebbero essere usati in un modello per finanziare la ricerca basato sui risultati. DUO è raggiungibile all'URL www.duo.uio.no/englishindex.html.

L'ultimo discorso di Mary-Deirdre Coraggio (National Institute of Standards and Technology - NIST, Gaithersburg, USA), How NIST applies standards to its research papers for its virtual library: a case study, era invece più focalizzato sulle esigenze di gestione della conoscenza all'interno di un'istituzione che opera in settori disciplinari ben definiti.
Quale contributo può dare un'agenzia governativa all'open access? Mary Coraggio, con la quale poi abbiamo avuto modo di fare una conoscenza più approfondita, presenta l'esempio della Virtual Library dello statunitense NIST - National Institute of Standards and Technology, ente produttore di una grande mole di dati, pubblicazioni, database, software e informazioni web relativamente a misure e standard. I servizi informativi del NIST fanno capo all'ISD [Information Services Division], la cui mission è di assistere i ricercatori NIST attraverso il ciclo di ricerca e pubblicazione ma anche di creare mezzi per conservare e dare accesso a queste pubblicazioni. Al centro del programma di pubblicazioni e di gestione della conoscenza (KM) al NIST, l'ISD coltiva anche l'ambizioso progetto di essere riconosciuto globalmente come la fonte primaria per quanto riguarda le risorse informative di Scienza e Tecnologia. La maggior parte dei manoscritti prodotti dagli scienziati del NIST vengono pubblicati su riviste accademiche, mentre il 10% di queste scoperte scientifiche e tecniche, report e studi viene pubblicato internamente al NIST in vari formati (riviste, monografie, rapporti tecnici, manuali… sempre dopo stringente peer review). Il software sviluppato dai ricercatori NIST durante le loro attività non è soggetto alla protezione del copyright ed è nel dominio pubblico (quindi open access). Relativamente ai canali di distribuzione dell'output del NIST, si citano l'U.S. Government Printing Office GPO che mantiene una rete nazionale di biblioteche per fornire accesso gratuito alle pubblicazioni ufficiali, e il National Technical Information Service NTIS (qui l'accesso aperto dipende dalla gratuità o meno delle pubblicazioni elettroniche). Il ruolo giocato dall'ISD negli ambiti KM e OA include:
La Coraggio indica infine come l'obiettivo delle varie iniziative sia quello di completare il knowledge continuum (ricerca---creazione---disseminazione---e conservazione) del NIST attraverso un approccio ben organizzato di ricerca federata, basato sui principî dell'open access. Anche se il NIST continuerà certamente a far uscire i risultati delle proprie ricerche tramite i canali ufficiali, per il futuro l'ISD intende sia proseguire nello sviluppo della biblioteca digitale e di altre vie per distribuire la conoscenza NIST ad accesso aperto, sia cercare di dimostrare il valore dell'open access ai ricercatori NIST assistendoli nella pubblicazione dei loro documenti non pubblicati dal NIST in ambienti ad accesso aperto (dove possibile).
Il movimento open access si sta affermando in tutto il mondo. Alla WLIC 2005, oltre alla sessione sopra descritta, il tema è stato oggetto di varie presentazioni durante tutta la Conferenza. Stiamo oggi assistendo ad un processo di consolidamento delle due strategie cardine dell'open access: il self-archiving da una parte e forme di editoria accademica alternative a quella tradizionale dall'altra. Per poter adeguatamente predisporre strumenti e servizi che vadano in queste due direzioni, i server di eprints da una parte e le riviste ad accesso aperto dall'altra, occorre però ridisegnare le politiche per un accesso aperto davvero di impatto, ma soprattutto vanno studiati modelli economici realmente efficaci e metodi di valutazione della ricerca adatti alla produzione nazionale dei singoli Paesi.

Il copyright è materia strategica per l'accesso aperto. Tutta la comunità internazionale dei bibliotecari e delle associazioni bibliotecarie nazionali è chiamata a prendere parte alla discussione sulle questioni correlate alla gestione del copyright e allo sviluppo di un'agenda per le future direzioni della WIPO.
E veniamo alle spinose questioni legate al copyright e, più in generale, alla proprietà intellettuale.
Nella prima sessione organizzata congiuntamente da IFLA Committee on Copyright and other Legal Matters (CLM) ed Electronic Information for Libraries (eIFL) dal titolo "Developing a library agenda for intellectual property” si sono esplorati i cinque punti fondamentali emersi dall'analisi del documento sui principî (di cui esiste traduzione italiana) e precisamente:
  1. Quali sono i principî cardine che dovrebbero guidare le biblioteche nel trattamento delle normative sul copyright nel 21.mo secolo? Come e in che misura il tuo Paese ha aderito a questi principî?
  2. Quali degli specifici principî abbracciati dall'IFLA per lo sviluppo internazionale di un'agenda WIPO sono i più critici per le biblioteche nel tuo Paese? Quali speciali argomenti affrontano le biblioteche dei Paesi in via di sviluppo?
  3. Quale successo hanno avuto le biblioteche del tuo Paese nell'implementazione di questi principî?
  4. Quali problemi avete incontrato nella distribuzione di contenuti o nell'avvio dei servizi bibliotecari a causa delle questioni legate al copyright o alle licenze?
  5. In che modo CLM/IFLA può esserti maggiormente di aiuto nell'avanzamento di questi principî entro il tuo Paese?
Gli interventi che hanno preceduto i Gruppi di lavoro sono stati quattro, il primo sulle biblioteche e Dichiarazione di Ginevra sul futuro della WIPO, il secondo sul trattato A2K per un accesso alla conoscenza, il terzo ha offerto il punto di vista della WIPO, il quarto ha presentato il documento sui principî utili alle biblioteche:
A seguito di queste brevi presentazioni i partecipanti sono stati suddivisi in piccoli Gruppi di lavoro dove si è discusso il documento sui principî in riferimento al ruolo dei bibliotecari nelle questioni relative al copyright.
Il documento focalizza un nucleo di principî che dovrebbe guidare le biblioteche a prendere le giuste decisioni in merito ad azioni dove il copyright è coinvolto. I principî si riferiscono all'impatto della protezione della proprietà intellettuale sui futuri sviluppi economici e il significato delle eccezioni al copyright per le biblioteche, le istituzioni educative e di ricerca e per le persone svantaggiate. Non solo, i principî enunciati nel documento dovrebbero sempre essere tenuti presenti in fase di specifiche azioni di leggi, trattati o accordi sulla proprietà intellettuale in modo da garantire che lo speciale ruolo che le biblioteche rivestono nella società dell'informazione sia rispettato. Questo soprattutto nell'ottica di un diritto di accesso alla conoscenza delle varie popolazioni del mondo, diritto che si attua attraverso le biblioteche e le istituzioni educative, nodi cruciali nel trasferimento e conseguente gestione delle conoscenze.
Il lavoro all'interno dei Gruppi doveva indagare se i principî individuati fossero o meno coerenti sia con le attività nelle biblioteche e la corretta erogazione dei servizi bibliotecari, sia con le norme vigenti a livello nazionale.

Inoltre i cinque punti sopra esposti hanno dato l'avvio a una discussione entro i singoli Gruppi che ha portato ad un confronto efficace su molti aspetti comuni. Si è per esempio messa in luce la discrepanza normativa tra gli USA (regime copyright) e l'UE (regime a diritto d'autore) per quanto concerne gli aspetti correlati alle banche dati, nuovo diritto sui generis valido solo in Europa, e differenze normative di applicazione che comportano contratti capestro in fase di acquisizione di risorse elettroniche. Si è anche parlato molto del progetto Google print (implicazioni, vantaggi, problematiche, pro e contro) e della recente sospensione della digitalizzazione dei testi da parte di Google fino a novembre a seguito delle azioni legali da parte degli editori statunitensi. Si è toccato anche l'argomento open access nella comunicazione scientifica e si sono portati a conoscenza di CLM/IFLA i recenti successi italiani sul fronte dell'adesione dei 60 rettori di università italiane alla Dichiarazione di Berlino per l'accesso aperto alla ricerca scientifica.

Di particolare interesse il goal n. 2 perché accomuna le biblioteche alle istituzioni educative, in particolare per l'insegnamento a distanza, aggregando i servizi bibliotecari tradizionali all'erogazione dei nuovi servizi propri dell'e-learning. In questo modo appare evidente il ruolo delle biblioteche che estendono – nell'ambito di un contesto di biblioteca digitale – i propri servizi fino a conglobare anche i servizi bibliotecari a supporto della formazione a distanza. Tale ottica delinea anche un modello coerente di biblioteca di ateneo che appare come un laboratorio di ricerca oltre che un luogo dove si erogano servizi per la didattica.
Molto si è discusso sull'impossibilità di creare reali biblioteche digitali in Europa, a causa dei blocchi dovuti alle tutele sul materiale da digitalizzare che, soprattutto in Europa, è soggetto a duplice autorizzazione: diritto d'autore e diritto editoriale.
Va sottolineato che, durante l'Inter-Sessional Intergovernmental Meeting (IIM) della WIPO tenutosi a Ginevra il 20-22 luglio 2005, IFLA e e-IFL unite a numerose ONG non riuscirono a raggiungere un accordo sui punti fondamentali che riguardano le biblioteche, la ricerca e l'insegnamento a causa di resistenze da parte degli Stati Uniti e del Giappone. Componente chiave per la proposta di uno sviluppo di un'Agenda WIPO "sostenibile” è una chiamata per un trattato sull'Accesso alla Conoscenza, in sigla A2K, Treaty on Access to Knowledge. Un A2K sarebbe fondamentale non solo per le biblioteche, ma per la didattica e la ricerca in quanto a causa di interessi economici e di forti lobby di mercato – che detengono diritti su opere di interesse pubblico – è sempre più difficile reperire l'informazione, usarla e creare così nuova conoscenza. Tale capacità è essenziale per lo sviluppo di nuova conoscenza e risiede – a livello normativo – su ciò che viene definito "eccezioni e limitazioni al copyright”. Nell'ultima decade i trattati internazionali, come le direttive sopranazionali dell'Unione Europea, le varie legislazioni nazionali e i termini di alcuni Trattati sul libero commercio, noti come FTA - Free Trade Agreements, hanno creato una tendenza verso la monopolizzazione e privatizzazione dell'informazione attraverso un'erosione sempre più ampia delle eccezioni e limitazioni ai diritti, ciò in particolare entro l'ambiente digitale.

Il documento sui principî (di cui esiste traduzione italiana), sottoscritto da numerose associazioni di biblioteche negli Stati Uniti, fu redatto a fine gennaio 2005 come base di discussione in sede WIPO. I nodi problematici furono raggruppati in quattro linee obiettivo.
  1. Dominio pubblico: un pubblico dominio robusto e in crescita che offra nuove opportunità per la creatività, la ricerca e la comunicazione scientifica
  2. Biblioteche: programmi e servizi bibliotecari efficaci come mezzo per un avanzamento della conoscenza
  3. Studio e ricerca: alto livello di creatività e progresso tecnologico come risultato dello studio e della ricerca individuale
  4. Assetto normativo: armonizzazione del copyright.
Un accesso equo all'informazione per tutti è base imprescindibile per il consolidamento dell'educazione e per stimolare l'innovazione. È quindi necessario procedere con un trattato apposito che reindirizzi il corretto bilanciamento e stabilizzi un framework internazionale che sancisca le norme dalle quali il copyright protegga i diritti degli utenti tanto quanto il mantenimento di adeguate protezioni per i detentori dei diritti.
È stato ribadito che questo non è argomento che interessa solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche i Paesi sviluppati, in quanto la conoscenza è un diritto universale, e la parità nell'accesso è un sostegno indispensabile per qualsiasi società democratica e per ogni società ed economia inclusiva.

Nella sessione CLM del 18 agosto gli argomenti delle quattro relazioni si sono focalizzati su "Libraries and free trade agreement”:
Questa seconda sessione è stata di altissimo livello qualitativo. Il focus è stato sui trattati bilaterali per gli investimenti (BITs), sugli accordi multilaterali sugli investimenti (MAI - Multilateral Agreement on Investment), e sugli accordi bilaterali per il libero commercio (FTAs - Free Trade Agreements). Nella relazione cilena si è parlato in particolare degli accordi per un libero commercio "Free Trade Agreements” o "FTA”, quali quello nordamericano "North American Free Trade Agreement” o "NAFTA”, quelli con Cile, Singapore, Israele. Molti di questi accordi per il libero commercio e per gli investimenti contengono clausole dette di "trattamento nazionale”, che stabiliscono che le compagnie e gli investitori stranieri devono essere trattati non meno favorevolmente dei locali, dette clausole si riferiscono ad una vasta copertura di settori quali i servizi, la proprietà intellettuale, gli appalti pubblici e l'agricoltura. Trattati bilaterali costituiscono le basi per intensificare i rapporti di amicizia fra i Paesi, ma l'intransigenza degli Stati Uniti in questo campo sta suscitando proteste nei Paesi, come il Marocco, che fanno i conti con i rischi di un simile accordo.
Molte di queste clausole vanno molto al di là degli obblighi imposti dagli accordi TRIPs (Aspetti legati al commercio dei diritti di proprietà intellettuale) del WTO, l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC); questo per assicurare a Stati Uniti e Giappone un accesso e un controllo sempre maggiore alle loro imprese nei Paesi in via di sviluppo. La relazione cilena ha sottolineato gli aspetti negativi di tali accordi nel Sud America. Gli interessi economici sono enormi, anche in relazione alle questioni di brevettabilità di beni considerati patrimonio della cultura e tradizione locale. La proprietà intellettuale è quindi più che mai al centro di processi economici dove interessi di Governi più forti impongono ai Paesi più deboli accordi o trattati che danneggiano fortemente lo sviluppo economico, sociale e culturale di questi Paesi.

In altri termini, accordi come il NAFTA (North American Free Trade Agreement, l'Accordo Nordamericano per il Libero Commercio) dànno il diritto alle compagnie o aziende di chiamare in giudizio i Governi per la promulgazione di qualsiasi politica pubblica o legge, laddove leggi o politiche collidano con le loro attività in quel Paese. Il copyright in contesto digitale rientra in queste dinamiche, come evidenziato dalla relazione svedese che ha fatto il punto sul ruolo e sulle implicazioni delle biblioteche nei GATS - Accordo generale sugli scambi dei servizi [General Agreement on Trade in Services].
Il GATS è parte integrante dell'Accordo che istituisce l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), costituito al termine dell'Uruguay Round (15 aprile 1994, Marrakech).
Si tratta dell'accordo sul commercio di servizi, il quale estende a livello internazionale regole ed impegni. Le biblioteche vi sono coinvolte come punti che erogano servizi, in particolare a seguito dei servizi di biblioteca digitale e distribuzione di contenuti elettronici soggetti a tutela.
Insieme con l'Accordo sul commercio di merci (GATT) e l'Accordo sulla proprietà intellettuale (TRIPS), il GATS costituisce uno dei tre pilastri dell'OMC.
Anche l'accordo multilaterale sugli investimenti (MAI, che deriva dal NAFTA) è, in parole povere, la "carta dei diritti e delle libertà" per le multinazionali nei Paesi in via di sviluppo ed è stato fortemente criticato in alcuni degli interventi. In tali accordi si impedisce di fatto ai Governi di limitare gli investimenti stranieri e di porre requisiti, o di determinare modalità di assunzione di dirigenti o di staff locali o peggio la condivisione delle conoscenze tecnologiche viene decisa dalle multinazionali.

L'intervento del Sudafrica è stato quasi un grido di dolore, forte e intenso, contro il nuovo accordo TRIPs-PLUS che si estende ben oltre le normative previste dall'accordo TRIPs. Ciò mina sensibilmente la flessibilità contenuta nel TRIPs, riaffermata, oltretutto, dalla Dichiarazione di Doha in materia di accesso ai farmaci. Il recepimento di tali accordi da parte dei Governi di almeno venti Paesi africani (ora sotto pressione al fine di una loro sottoscrizione al TRIPs-PLUS) minaccia seriamente l'accesso ai farmaci sia in Africa (come del resto in Paesi come l'India) sia a livello globale. È noto che il Sudafrica è il Paese che vede un'alta percentuale di malati di Aids, i farmaci salvavita costano l'equivalente del salario mensile di un operaio. Il Sudafrica avrebbe tutte le infrastrutture per la produzione di farmaci a costi decisamente accessibili. Vi è stata una denuncia da parte delle multinazionali dopo che attivisti statunitensi, europei, asiatici, latinoamericani, africani e organizzazioni non governative avevano promosso una campagna di boicottaggio su tali farmaci, ma il Governo non ha avviato un'autonoma produzione dei farmaci, bensì ha contrattato il prezzo di vendita con le multinazionali. Le regole sbilanciate sulla proprietà intellettuale dell'"Uruguay Round” dei negoziati sul commercio, dettate dalle industrie farmaceutiche, proibiscono ai vari Paesi in via di sviluppo di produrre farmaci generici, rendendo inaccessibili in questi Paesi molti medicinali di importanza cruciale, compromettendo il rispetto del diritto alla vita e alla salute.

Le due sessioni, seppur nella loro diversità di contenuti e modalità di svolgimento, hanno avuto un obiettivo comune, quello di evidenziare come oggi la proprietà intellettuale, sia lungo il canale classico intesa come diritto d'autore o copyright, sia lungo il canale che riguarda la proprietà intellettuale industriale, i marchi, i brevetti e le questioni correlate al libero commercio di beni e servizi, sia al centro di un processo che riguarda ogni Paese, ricco o povero. Due recenti documenti pubblicati sul sito della WIPO hanno affrontato il problema della revisione del trattato internazionale sui brevetti e di come le norme sulla proprietà intellettuale hanno facilitato o meno lo sviluppo economico del Sud-Est asiatico.

Come l'IFLA contribuisce a queste negoziazioni e quale ruolo possono giocare i bibliotecari nel proporre un trattato globale A2K? E ancora, quali cambiamenti alle leggi sulla proprietà intellettuale vanno proposti subito a beneficio collettivo e a beneficio dei singoli Paesi?
La proprietà intellettuale gioca un ruolo spaventosamente strategico nel bilanciamento delle economie tra Paesi, come pure nella garanzia del rispetto dei diritti tra i popoli entro società davvero inclusive, e nel riconoscimento delle identità culturali di ciascuna popolazione entro una cornice di gestione e scambio collettivo delle conoscenze.
Per questa ragione, nel settembre del 2004 accademici, esperti legali, politici, premi Nobel, scienziati, sviluppatori di software, bibliotecari, organizzazioni internazionali si sono incontrati per discutere il futuro della WIPO e proporre un documento noto come la Dichiarazione di Ginevra per il futuro della WIPO. Tale documento - di cui esiste la traduzione italiana - è stato sottoscritto da oltre 700 organizzazioni e personalità di tutto il mondo.

Michael Koenig della Palmer School di New York ha parlato di gestione della conoscenza al di là delle organizzazioni, mettendo in luce le numerose opportunità per i bibliotecari, non solo nella formazione a distanza. La gestione della conoscenza è una materia di primaria importanza per la biblioteconomia. Alle parole "gestione della conoscenza” è generalmente associato il concetto di soluzione tecnologica complessa che ha l'obiettivo di favorire la distribuzione del sapere nell'organizzazione, trasformandolo in conoscenza distribuita: da conoscenza individuale, tacita, a una conoscenza esplicita. Koenig ha descritto i tre stadi della gestione della conoscenza primari più il quarto stadio, emergente, relativo alla consapevolezza dell'importanza dell'informazione e della conoscenza esterna all'organizzazione.
Il primo stadio comprende le tecnologie dell'informazione, il capitale intellettuale e Internet e ha come parole chiave "buone pratiche”, frase rimpiazzata in momenti successivi con quella di "esperienze precedenti” (lessons learned).
Il secondo stadio si riferisce alle dimensioni umane e culturali, le relazioni umane che comprendono le comunità di pratica tipiche degli ambienti e-learning, il concetto di cultura organizzativa, e la conoscenza tacita incorporata entro la gestione della conoscenza e il concetto di learning organization come pensiero strategico di un'organizzazione che apprende in modo olistico, dove al centro dei processi di apprendimento si trovano il valore dei servizi offerti e il suo costante sviluppo.
Lo stadio tre è centrato sui contenuti e loro ricuperabilità e comprende la strutturazione dei contenuti e loro indicizzazione. Parole chiave: "gestione dei contenuti” (CM) e "tassonomie”.

Intensa e di alto livello semantico - cruciale per la sessione "Sistemi di conoscenza indigeni: le vere radici dell'umanesimo" coordinata da Alex Byrne [8] - è stata la relazione accademica tenuta dal Prof. Ole Henrik Magga, focalizzata sull'educazione, storia, politica e sugli aspetti linguistico-semantici della cultura Saami.
Ole Henrik Magga è nato in un piccolo villaggio della Lapponia, a 70 gradi di latitudine Nord, dove il fenomeno di isolamento che caratterizza queste popolazioni indigene è uno degli ostacoli maggiori a forme di comunicazione e scambio di conoscenze, a causa delle condizioni ambientali nelle quali si sono insediate. Magga ha una grande esperienza delle questioni legate alle popolazioni indigene del Nord e dei Saami in particolare, essendo stato coinvolto nel movimento Saami per più di trent'anni. È stato membro di numerosi comitati sulle questioni Saami. È stato il primo presidente del Parlamento Saami in Norvegia [9] dal 1989 al 1997 ed è anche stato delegato alla conferenza The World Council of Indigenous Peoples già nel 1975, mentre dal 2002 è il chairman dell'United Nations Permanent Forum on Indigenous Issues. Vive tuttora in Lapponia ed è attualmente professore di linguistica Saami al Sámi Allaskuvla (Sami University College) in Guovdageaidnu. A Karasjok i Saami, oltre ad avere una scuola e una radio, hanno anche una biblioteca. Fu il primo a conseguire un dottorato (Ph.D.) sulla lingua Saami, che prevede oltre venti differenti termini, con sfumature semantiche distinte, per definire la parola "neve” [10].
Ci sono circa 300 milioni di indigeni nel mondo, la loro conoscenza è orale, solitamente non scritta. Per queste popolazioni, imparare è fare le cose.
Mentre la scienza occidentale prova a comprendere un intero, il tutto, l'insieme, dai singoli pezzi, la conoscenza indigena vede le cose, le singole parti come componenti di un intero insieme. La scienza occidentale si crede obiettiva, mentre la conoscenza indigena è deliberatamente soggettiva e vede l'essere umano come parte di un insieme che è il tutto, l'intero. I sistemi di classificazione indigeni possono essere molto differenti da quelli occidentali. Un tipico esempio è la classificazione tassonomica Inuit [11] degli organismi viventi, la quale è basata più su un pensiero ecologico che sulle relazionalità genetiche.
L'essere umano raccoglie conoscenze per due scopi, secondo Magga, sopravvivenza e significato.
«Noi tentiamo di capire raccogliendo informazioni e di cimentarci con l'ambiente che ci circonda per poter sopravvivere - ha sottolineato nel suo intervento - e cerchiamo nel contempo di trovare le ragioni della nostra sopravvivenza che va oltre le reazioni involontarie alle minacce fisiche ambientali». Queste due linee in breve sono le basi per tutti i modelli di attività i quali hanno lo scopo di costruire sistemi di conoscenza. Ben molto prima dello sviluppo della scienza moderna, la quale è relativamente giovane, le popolazioni indigene avevano già sviluppato modi propri su come sopravvivere e proprie idee sui valori, scopi e significati di tale sopravvivenza. Tali modelli hanno pari dignità nei modi di generare conoscenza, ci dice Magga, ed essi possono essere uguali o talvolta superiori a modi scientifici occidentali di capire le stesse realtà, in quanto essi guardano verso l'universo interiore insito in ciascuno di noi.


Note

1 - Frase erroneamente attribuita in cerimonia di apertura da Øystein Wiik alla scrittice nordica Selma Lagerløf. La frase è di Albert Einstein, sebbene l'attribuzione esatta sia di origine incerta.
2 - Ricercatore danese nel campo dell'educazione.
3 - Freire, Paulo, Pedagogy of the oppressed. N.Y. : Herter and Herter, 1970.
4 - Jürgen Habermas, pensatore tedesco molto influente negli anni Settanta-Ottanta, filosofo e sociologo. Le sue radici si fondano sulle teorie di Marx e Kant.
5 - Møller, J., Rethinking educational leadership: critical perspectives on the Norwegian case. "EERA Bulletin”, 2 (1996), n. 3 (December).
6 - I termini obsoleti ‘letteratura bianca' e ‘grigia' sono usati da Jeffery.
7 - Per inciso tale meccanismo (l'ente erogatore di fondi che valuta la produzione intellettuale, ossia il risultato di ciò che ha finanziato) non sembra molto corretto.
8 - Presidente-eletto dell'IFLA (2005-2007) dell'University of Technology di Sydney, è profondamente coinvolto nei problemi concernenti i diritti delle popolazioni indigene.
9 - Karasjok è la capitale del Sàmeeana, la terra dei popoli Saami che qui si riuniscono in uno dei loro quattro parlamenti dispersi come loro in quattro diversi Paesi: Norvegia, Russia, Finlandia e Svezia.
10 - Come del resto sarebbe imperdonabile in Sami mescolare le renne. "Boazu” è il termine generico, ma non si confonda una "heargi” (renna da trasporto) con una "miessi” (giovane renna), una "geaccat” (renna domestica) con una "veaittalas” (renna selvatica). Quanto al "beana” (cane da renna) deve assolutamente essere "caggis” (capace di trattenere) se vuole guadagnarsi l'osso (diàkti) alla fine della giornata (da un articolo di Diego Marani).
11 - Da Wikipedia: Inuit (singolare inuk o inuq in linguaggio Inuktitut) è il nome del popolo dell'Artico discendente dei Thule. Gli Inuit sono meglio conosciuti come Eschimesi: in realtà questo termine significa "mangiatori di carne cruda” e fu usato dagli indiani Algonchini del Canada orientale per indicare questo popolo loro vicino, che si vestiva di pelli ed era costituito da esperti cacciatori. Il nome che usano per definirsi, Inuit appunto, significa semplicemente "uomini”.


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