http://www.aidainformazioni.it
AIDAinformazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, e-ISSN 1594-2201

Manifestazioni dopo
Supplemento elettronico alla versione analogica del n. 1-2, a. 27, gennaio-giugno 2009

Humanae litterae & new technologies, Milano 14 maggio 2009
Elena Giglia Elena Giglia
Università di Torino - elena.giglia@unito.it
Paola galimberti Paola Galimberti
Università di Milano - paola.galimberti@unimi.it
Coordina l'Ambito 6 "Scienze storiche e  filosofiche, pedagogiche e psicologiche" del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell'Università di Torino. Fa parte della "Commissione Nazionale Università e Ricerca" dell'AIB. Ha lavorato presso la Divisione Biblioteche dell'Università di Milano, presso la Biblioteca Centrale di Economia e presso la Biblioteca Centralizzata di Medicina dell’Università di Torino. Si interessa - oltre che dei suoi tre bimbi - di Open Access, di strategie di ricerca dell’informazione biomedica e di integrazione fra risorse informative e sistemi avanzati di e-learning. Direttrice della Biblioteca di Scienze dell'antichità e Filologia moderna dell'Università di Milano. Fa parte della "Commissione Nazionale Università e Ricerca" dell'AIB. Fa parte del Gruppo di lavoro Open Access della Commissione Biblioteche della CRUI. Si interessa di Open Acces, diritto d'autore ed e-publishing

L’Università di Milano ha ospitato lo scorso 14 maggio una giornata di studio che già dal titolo - Humanae litterae & new technologies – indica quella commistione fra tradizione umanistica e tecnologia che è stata declinata secondo diverse ottiche dai diversi attori coinvolti nella creazione, conservazione e diffusione della ricerca scientifica. I contributi previsti per la prima parte hanno tracciato i contorni del mutato scenario della comunicazione scientifica, mentre nella seconda sessione si sono susseguiti interventi volti a illustrare le nuove offerte editoriali che in questo scenario tentano di inserirsi.

La giornata è stata ricchissima di spunti, proprio grazie alla partecipazione di ricercatori, esperti di diritto, bibliotecari ed editori che hanno ragionato insieme su temi con i quali, anche in àmbito umanistico, è sempre più necessario confrontarsi. Ma, è stato sottolineato da più voci, senza tradire lo spirito e la natura delle scienze umane, improntate alla lentezza e pacatezza della riflessione: in questo senso va la suggestiva proposta di una "slow knowledge", avanzata da Luigi Reale, di contro ai ritmi imposti dal mercato.

Le sfide e le opportunità dell'Open Access per le scienze umane sono state il filo conduttore degli interventi della prima sessione, e in particolare dell'intervento di Paola Galimberti. Pur nel mutuo riconoscimento delle differenze fra le modalità di comunicazione delle scienze umane rispetto alle scienze pure, àmbito in cui l'Open Access è nato, la sua vocazione alla massima diffusione dei risultati della ricerca può costituire una sfida da raccogliere, nonostante l'eterogeneità delle discipline coinvolte, nonostante l'habitus alla carta, nonostante la scarsa attitudine alla collaborazione. Gli umanisti si trovano oggi a fronteggiare un duplice ostacolo: in quanto autori, dato lo scarso mercato delle monografie di ricerca, vedono una ridottissima diffusione delle loro opere, e, in quanto lettori, a causa dei limitati utilizzi consentiti dalle licenze editoriali e della crescente spirale dei prezzi dei periodici scientifici, vedono ridursi la possibilità di accedere ai materiali essenziali per la loro ricerca, monografie e periodici di nicchia. I canali Open Access - in particolare, l'autoarchiviazione nei depositi istituzionali - garantiscono una diffusione immediata e ad ampio raggio dei prodotti della ricerca, offrendo forse una risposta innovativa alle mutate esigenze dei ricercatori e dei lettori: ne è un esempio l'Università di Trento, ove per contratto la seconda edizione di monografie a stampa è digitale e in regime di Open Access. Questa prassi permette a opere ancora valide, ma ormai esaurite, di continuare a vivere oltre l'edizione a stampa, senza danneggiare l'editore. Essenziale appare quindi una gestione consapevole dei diritti d'autore, che garantisca agli editori tutti i diritti necessari per la diffusione a stampa (e magari anche online), ma che riservi all'autore i diritti di riutilizzo della propria opera per motivi didattici e di ricerca. Si è sottolineato anche come la presenza ad accesso aperto di un testo non sia in concorrenza con la versione commerciale, ma ne esalti invece la disseminazione.

La rete dei depositi istituzionali, una volta attuate le politiche di obbligo di deposito, come auspicato dalle linee guida della CRUI di prossima diffusione, potrebbe offrire anche una valida infrastruttura a livello nazionale in relazione all'anagrafe della ricerca e allo spinoso tema della valutazione. Il modello resta il RAE britannico. Le metriche di nuova generazione, non più legate alle sole citazioni e al canone dell'Impact Factor, si rivelerebbero forse più funzionali alla ricerca umanistica, come ha mostrato Antonella De Robbio, ferma restando la necessità di compresenza di indici bibliometrici e di una peer review seppur in forma “leggera”. Per essere applicate, tuttavia, le nuove metriche richiedono non solo la presenza online del testo ma anche la sua accessibilità, e qui l'Open Access gioca un ruolo determinante.

Di Open Access e diritti ha parlato con la solita vis polemica Roberto Caso, per il quale il movimento dell'Open Access si configura come una ribellione contro la moderna perversione della legge sulla proprietà intellettuale, che da tutela è divenuta limite all'accesso e tentativo di controllo sulle idee e sui singoli dati - mentre, ricordiamo, la legge italiana tutela la forma espressiva dell'idea, non l'idea in sé. Il nuovo paradigma di "alcuni diritti riservati", che salvaguarda la proprietà intellettuale senza erigere barriere, riporta alle istanze originarie della comunicazione scientifica, e alla funzione delle riviste come pubblico registro delle innovazioni. Il mercato inelastico dell'editoria scientifica - in cui canoni commerciali come l'Impact Factor giocano un ruolo di rinforzo - può ottenere grandi benefici da un regime di accesso aperto, in termini di visibilità e di disseminazione dell'informazione.

Il tema del mercato editoriale e dei costi connessi alla filiera del libro sono stati trasversali a  molti interventi, anche se Spiro Coutsoucos ha dimostrato come in era digitale i costi di produzione non siano diminuiti ma solo allocati diversamente, risalendo la filiera verso i momenti iniziali dell'ideazione di servizi avanzati e nella gestione dell'archivio: data la nuova distribuzione multicanale, per il riuso dei files la metadatazione e la tracciabilità dell'archivio costituiscono uno dei maggiori capitoli di investimento.

Gli editori presenti hanno implicitamente raccolto l'invito, da molti espresso, a ritrovare il valore della mediazione culturale loro demandato per tradizione, dimostrando come la loro offerta sia cresciuta in termini di servizi avanzati. Come ha acutamente notato Andrea Angiolini del Mulino, ciò che conta sono le scelte culturali di base, le scelte tecnologiche vengono di conseguenza. In quest'ottica, gli editori hanno mostrato i loro diversi approcci al Print On Demand, a nuove piattaforme ricche di servizi avanzati sia per i lettori sia per i bibliotecari, a nuove funzionalità interattive sulla scorta del Web 2.0. Grande sensibilità anche per gli esempi e le buone pratiche internazionali, sia per quanto riguarda la qualità sia per quanto riguarda l'attenzione ai comportamenti e alle dinamiche sociali, sia alle novità di mercato quali i lettori di e-books e le tecnologie connesse.

L'apertura verso i temi dell'Open Access da parte degli editori è stata notevole, il dialogo è all'inizio e molti dettagli vanno ancora discussi insieme, secondo un duplice indirizzo suggerito da Angiolini: il riferimento ineludibile al contesto italiano, senza l'accettazione passiva di canoni internazionali, e la volontà degli editori di essere parte della soluzione, e non del problema, lavorando insieme agli altri attori coinvolti, quali ricercatori e bibliotecari.


© AIDA - Mail to Webmaster - Creato 2009-05-21