trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201 n. 1-2, anno 24, gennaio-giugno 2006
Organizzazione della conoscenza
Un neologismo quasi centenario
Claudio Gnoli - Università di Pavia. Dipartimento di MatematicaQualcuno dei lettori potrà
chiedersi dove mai vogliamo andare a parare nel momento in cui
utilizziamo questo ennesimo termine mutuato dall'inglese: knowledge organization.
Penserà che è un altro dei molti modi in cui ultimamente
amiamo complicarci la vita (o con cui cerchiamo di vendere qualcosa),
parlando di professionisti dell'informazione invece che di bibliotecari, di knowledge management invece che di servizi di documentazione, di metadati invece che di voci del catalogo, di ontologie invece che di tesauri, di portali
invece che di siti web... Un tempo in Piemonte, a chi si lamentava di
mangiare sempre polenta e merluzzo, si rispondeva che stavolta no, si
trattava di torta di mais e pesce veloce del Baltico.
Per chi voglia tagliare corto, darò subito il quasi equivalente all'antica di knowledge organization: grossomodo, si tratta dell'indicizzazione semantica. Con l'espressione knowledge organization system
(KOS), infatti, vengono oggi raggruppati gli svariati strumenti e
tecniche utilizzati nei più diversi ambienti per indicizzare il
contenuto di documenti, quali parole-chiave, soggettari, tesauri,
classauri, dizionari geografici (gazetteer), ontologie, strutture concettuali, tassonomie, schemi di classificazione generali e speciali, mappe tematiche (topic maps), mappe concettuali, e così via.
L'espressione organizzazione della conoscenza
ha però anche una connotazione di ampliamento rispetto ai
tradizionali ambiti bibliotecari e documentalisti. Si intende infatti
riferirsi alle strutturazioni concettuali che sono alla base, talvolta
inconsapevolmente, dei modi in cui la conoscenza viene ripartita e
fruita nella società. Non facciamo organizzazione della
conoscenza solo quando assegniamo un soggetto a un libro, ma anche
quando decidiamo i capitoli in cui si articola uno scritto, o indiciamo
un convegno con un certo titolo, o istituiamo un dipartimento
universitario con un dato nome, o stanziamo fondi per un dottorato di
ricerca in una certa materia: se è possibile specializzarsi in
fitogeografia ma non in etnobotanica è perché, per certe
ragioni sia razionali che culturali, la didattica e la ricerca sono
state strutturate in questo modo.
L'organizzazione della conoscenza ha perciò a che fare anche con
la filosofia e la storia delle idee; e non a caso importanti filosofi
di ogni epoca si sono interessati alla segmentazione del sapere in
discipline e ai rapporti reciproci fra queste: basti pensare ad
Aristotele, a cui dobbiamo ancora molte ripartizioni moderne delle
scienze (le sue opere di meta-fisica furono chiamate così perché canonicamente successive a quelle di fisica,
ossia di scienze naturali), o alle visioni di Francis Bacon
sull'organizzazione delle nascenti scienze, o al raffinato schema
concettuale sottostante l'Encyclopédie degli illuministi.
Anzi, per poter essere trasmessa e fare nuovi progressi, la conoscenza
stessa ha bisogno di essere periodicamente organizzata in modi
sistematici: non basta accumulare idee a casaccio, occorre esprimerle
in schemi sensati e comprensibili. Nelle parole di Herbert Spencer,
«science is organized knowledge» (Essays on education,
1861). Perciò il ruolo di chi si prende cura di questa
organizzazione, rimasto piuttosto negletto nella cultura analitica del
Novecento, è in realtà importante quanto quello di chi
apporta singole conoscenze nuove. «L'intera vita dell'uomo
è un tentativo di comporre nella propria mente un qualche
sistema globale di conoscenza, e tutta la sua ricerca scientifica
è rivolta a fornire i dati basilari sui quali poter costruire.
Anche nei voli più elevati dell'immaginazione o dell'anima,
nella Filosofia e nella Religione, l'uomo è un creatore di
sistemi. Mi sembra quantomai naturale, perciò, che, anche nella
parte del suo lavoro che è dedicata all'immagazzinamento e al
ritrovamento dell'informazione, egli debba andare in cerca di un
sistema» (D. J. Foskett, Classification and indexing in the social sciences).
Tra gli studiosi moderni delle tecniche classificatorie, chi si
interessò a fondo dei loro rapporti con le discipline come
effettivamente si sviluppano nella comunità scientifica fu Henry
Evelyn Bliss. A suo avviso, infatti, l'individuazione delle classi di
un buono schema deve basarsi, più che su categorie astratte, sul
consenso accademico tra gli
studiosi che effettivamente si occupano di ciascun settore. Le diverse
discipline poi, che corrispondono alle classi principali di uno schema
di classificazione, dovrebbero essere disposte in una sequenza
ottimale; questa si ottiene applicando il principio di gradazione della specificità:
le discipline che trattano genericamente tutti gli aspetti della
realtà, come la matematica, la fisica e la chimica, devono
precedere quelle il cui oggetto è man mano più limitato e
specializzato, come la biologia (che si occupa solo degli organismi e
non degli oggetti inanimati), l'antropologia (che si occupa solo
dell'uomo), le scienze politiche e così via. Oltre che
applicarle in un proprio schema di classificazione, la Bibliographic
Classification (BC1), Bliss formulò queste idee in due
importanti testi generali, intitolati giustappunto The organization of knowledge and the system of the sciences e The organization of knowledge in libraries and the subject approach to books, pubblicati rispettivamente nel 1929 e nel 1933.
Il nostro "neologismo", dopotutto, non è nato ieri. La sua
fortuna è comunque cresciuta soprattutto negli ultimi decenni,
con le sorti di un'associazione internazionale dedicata a questi temi.
Un gruppo di studiosi era attivo in Germania già dal 1977 sotto
il nome di Gesellschaft für Klassifikation (Società per la
Classificazione): tra loro si distingueva Ingetraut Dahlberg, studiosa
che aveva fondato la rivista "International classification" e
pubblicato un altro testo importante sui fondamenti teorici e
concettuali degli schemi universali del sapere, i Grundlagen universaler Wissensordnung, tradotto nel sommario interno in Fundamentals of universal organization of knowledge.
In seguito, nella Gesellschaft für Klassifikation hanno prevalso
orientamenti più tecnico-statistici (quelli su cui sono
impostati anche i sistemi di classificazione automatica), e chi
è più interessato alla strutturazione concettuale delle
conoscenze ha sentito il bisogno di creare un'entità staccata,
che nel contempo vada oltre l'ambito nazionale. Il 22 luglio 1989 gli
scismatici si incontrano a Francoforte per costituirla e stabilirne il
nome: per distinguerla dall'associazione precedente, si vuole evitare
di usare la parola classificazione. La Dahlberg suggerisce allora di utilizzare i termini dei libri di Bliss, knowledge organization, ma è perplessa sul fatto che la sigla KO
potrebbe richiamare le connotazioni negative derivate dal pugilato! Ma
Robert Fugmann, un altro dei fondatori, ritiene che nel contesto del
mondo dell'informazione questo problema non sussista. Nasce così
l'International Society for Knowledge Organization (ISKO), e la rivista
"International classification" viene ribattezzata "Knowledge
organization".
Da allora l'ISKO è un riferimento importante per tutti coloro
che sono interessati all'organizzazione del sapere. Un congresso
internazionale viene organizzato ogni due anni (il nono è
quest'anno a Vienna), e in vari Paesi nascono delle sezioni nazionali:
attualmente sono attive soprattutto quelle di Spagna, Francia, Italia e
naturalmente Germania, pur se non mancano studiosi e scuole importanti
anche in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Danimarca, India...
Nato in un ambiente prevalentemente cartaceo, il nostro acronimo si va
oggi diffondendo anche nelle attività digitali. In questo
ambiente infatti ha già due "figli", battezzati NKOS e SKOS.
L'iniziativa NKOS, Networked Knowledge Organization Systems/Services,
si propone come una rete di informazione e discussione sulle strategie
per «mettere in grado i sistemi per l'organizzazione della
conoscenza di fungere da servizi informativi in rete interattivi a
supporto della descrizione e del recupero di risorse informative
svariate attraverso Internet». Su questi temi vengono promossi workshop
nell'ambito di congressi internazionali (JCDL - Joint Conference on
Digital Libraries, ECDL - European Conference on Digital Libraries,
Dublin Core), e pubblicati numeri monografici della "New review of
hypermedia and multimedia" diretta da Douglas Tudhope.
Un primo frutto di questo tipo di lavoro è SKOS, Simple Knowledge Organization Systems.
Si tratta di uno standard, messo a punto dal World Wide Web Consortium
attraverso un Gruppo di lavoro telematico aperto a qualsiasi contributo
e coordinato da Alistair Miles, che si propone di codificare le
strutture semantiche dei KOS in una sintassi RDF, quindi potenzialmente
sfruttabile per gli scopi del Web semantico. La seconda bozza è
stata pubblicata il 2 novembre 2005, e contiene sostanzialmente la
sintassi per registrare le relazioni tesaurali sotto forma di
proprietà RDF, quali broader, narrower, related o scopeNote.
Tra i primissimi in Italia, la Biblioteca Rostoni
dell'Università Carlo Cattaneo LIUC ha cominciato a sperimentare
l'applicazione di SKOS al proprio tesauro.