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AIDAinformazioni |
trimestrale
- ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201
n. 3-4, anno 24, luglio-dicembre 2006 |
«L'indice dizionario alfabetico, compilato secondo il principio della voce specifica e disposto in un'unica sequenza alfabetica, fornisce accesso immediato alle schede della bibliografia rilevante a condizione che (A) chi cerca abbia scelto la parola corretta per descrivere il suo soggetto, e (B) che la stessa parola sia utilizzata anche nell'indice. Se l'una o l'altra di queste condizioni non sussiste, l'indice può ancora portare al materiale giusto, se i suoi rinvii collegano le parole scelte con quelle usate per le voci d'indice. [...] L'indice classificato, disposto nella sequenza dei simboli di notazione, non fornisce accesso immediato ad alcun richiedente, poiché il suo primo passaggio è tradurre il termine da lui scelto in simboli di notazione. Una volta fatto questo, tuttavia, egli è condotto a una sezione dell'indice in cui trova non solo il termine che ha scelto, ma anche quelli associati nei modi che probabilmente gli occorreranno. [...] L'esperienza mostra poi che la naturale tendenza a classificare influenza fortemente la formulazione delle richieste nelle ricerche bibliografiche, e si può facilmente dimostrare che tutti i tipi di indici manuali, classificati e non, devono comunque far ricorso a uno schema di classificazione se vogliono far fronte efficacemente alle richieste degli utenti come sono espresse. Il servizio di documentazione ha bisogno della classificazione» [1].I due tipi di sistema, dunque, non sono affatto indipendenti: come ama ricordare Carlo Revelli [2], anche sotto un repertorio alfabetico si trova una struttura classificata, che determina la granularità delle voci e i rinvii fra loro; e viceversa, uno schema di classificazione ha comunque un indice alfabetico, attraverso cui si può rintracciare la posizione sistematica del concetto cercato. Questa unità di fondo appare chiaramente nel leggere il miglior manuale sull'indicizzazione semantica oggi disponibile [3], che considera dapprima in senso generale i vari aspetti della struttura dei KOS (relazioni gerarchiche, relazioni associative, faccette...), prima di addentrarsi nella descrizione di loro realizzazioni specifiche quali i Library of Congress Subject Headings o la Classificazione Decimale di Dewey.
«Metodico e ostinatamente paziente, Sariette da solo aveva catalogato tutti i pezzetti di questo vasto complesso. Il sistema da lui concepito e applicato era complicatissimo; le segnature che dava ai libri si componevano di tante lettere, maiuscole e minuscole, latine e greche, cifre arabe e romane, accompagnate da asterischi, doppi asterischi, tripli asterischi e da quei segni che in aritmetica rappresentano le potenze e le radici, che per capirle tutte ci sarebbe voluto più tempo e fatica di quello che occorre per imparare l'algebra alla perfezione. Naturalmente non si riuscì a trovare nessuno che volesse dedicare, all'approfondimento di quegli oscuri simboli, delle ore che avrebbero potuto essere impiegate meglio a imparare le leggi dei numeri. Sariette restò quindi l'unico che poteva raccapezzarsi nelle sue classificazioni e senza il suo aiuto era impossibile trovare, tra i trecentosessantamila volumi affidati alla sua custodia, il libro di cui si aveva bisogno. Era questo il risultato della sua diligenza e, invece di lamentarsene, ne provava al contrario una profonda soddisfazione» [5].Questo passaggio, di cui sono debitore ad Emanuela Casson, presenta la notazione come un oggetto astruso, che spaventa l'utente e lo allontana, anziché avvicinarlo, dai contenuti a cui anela. Ma allora, perché non sopprimerla? È quello che devono pensare i curatori dei numerosi repertori per soggetto del Web, i cui schemi hanno struttura gerarchica ad albero come i classici schemi di classificazione, ma non presentano alcuna notazione. Come disporre allora le voci entro ciascun livello? La scelta seguita da molti, ad esempio Yahoo e Open directory, è di elencarle in ordine alfabetico, ottenendo così un ibrido fra classificazione e soggettazione. Un'altra possibilità è quella di adottare comunque un ordine sistematico, che l'utente potrà scorrere in modo intuitivo, senza il riferimento della notazione; questa deve in qualche modo esistere, per determinare la sequenza di visualizzazione, ma non viene mostrata.
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libri
sacri liturgia eresie |
590M7E24 eresie : libri sacri
e uno su "eresie riguardo ai libri sacri nella liturgia" come590M7J2 eresie : liturgia
Al momento di disporre le classi in un indice dei documenti sulla religione, faremo ordinare al calcolatore le voci in base alla notazione (potete provare voi stessi, usando un foglio di calcolo o anche un semplice editor di testi). Proprio grazie a come è costruita la notazione, "automagicamente" si produrrà una sequenza in cui (1) i documenti con faccette meno specifiche, come 590M7E24, vengono a trovarsi prima di quelli con faccette più specifiche, come 590M7J2; (2) i documenti nei quali sono specificate meno faccette, come 590M7, si trovano prima di quelli che ne hanno di più, come 590M7E24:590M7J2E24 eresie : libri sacri : liturgia
| 590M7 590M7E24 540M7J2 540M7J2E24 |
eresie eresie : libri sacri eresie : liturgia eresie : liturgia : libri sacri |
| 590E24 590J2E24 540M7E24 540M7J2E24 |
libri sacri libri sacri nella liturgia eresie riguardo ai libri sacri eresie riguardo ai libri sacri nella liturgia |