trimestrale
- ISSN 1121-0095, ISSN elettronico
1594-2201 n. 1-2, anno 25, gennaio-giugno 2007
Recensioni
Claudio
Gnoli - Vittorio Marino - Luca Rosati, Organizzare la
conoscenza: dalle biblioteche all'architettura dell'informazione per il
Web. Milano : Hops Tecniche nuove, [2006], 212 p.
Maria Cristina Lavazza - Sviluppo Italia, Roma
Il volume è stato
presentato nella Tavola
rotonda, organizzata da AIDA in collaborazione con la
Biblioteca centrale "G. Marconi" del CNR [Consiglio Nazionale delle
Ricerche], il 14 giugno 2007 a Roma, presso la stessa Biblioteca.
Che cosa hanno in comune Hsűn-tse, antico filosofo cinese, e Mac Os
Tiger, il sistema operativo della Apple? Apparentemente nulla; in
realtà un problema cruciale nell'evoluzione del pensiero
umano: la sistematizzazione dello scibile. Fin dai primordi l'uomo ha
sentito la necessità di organizzare la conoscenza
classificando prima l'essere e la sua fenomenologia e poi lo scibile,
nel disperato tentativo di controllo su tutto ciò che andava
oltre la sfera del sé.
Il volume di Gnoli, Marino e Rosati affronta, sia dal punto di vista
epistemologico sia da quello più pratico, i problemi legati
all'organizzazione della conoscenza e al recupero dell'informazione, in
un viaggio che parte dai principali sistemi di classificazione
biblioteconomica per approdare ai giorni nostri, quando in ambito
digitale il recupero dell'informazione è diventato un anello
della catena economica.
Dopo la sbornia tecnologica che ha illuso un po' tutti sulla
possibilità di soluzione dei problemi legati alla knowledge organization,
ci si è resi conto che l'apporto umano riveste ancora un
ruolo assolutamente chiave per il recupero dell'informazione.
Oggi siamo di fronte ad una produzione di informazioni realmente
esplosiva: il web 2.0 (blog,
aggregatori, folksonomy)
ha reso tutti produttori e organizzatori di contenuto, a tal punto che,
ora dopo ora, le informazioni crescono e vengono organizzate in sistemi
sempre più spesso autogestiti. Il rischio di non trovare
l'informazione cercata o, al contrario, di essere travolti da un mare
di risultati, è ogni giorno più reale e pressante.
È importante, ci dicono gli autori, che l'organizzazione
delle informazioni torni ai professionisti, a figure nuove a
metà tra bibliotecari ed esperti digitali che mastichino di user experience e
di web usability:
in altre parole, agli architetti dell'informazione (information architect).
Gli architetti dell'informazione sono coloro che hanno il complesso
compito di costruire l'impalcatura di qualsiasi prodotto web o
multimediale, studiarne l'organizzazione del contenuto e la struttura
per assicurare il massimo della findability.
Come avviene tutto questo ce lo raccontano gli autori nelle tre
principali sezioni del libro.
La prima (capitoli 1-4) introduce ai fondamenti della knowledge
organization, tracciandone l'evoluzione dalla biblioteconomia al web.
Vengono spiegate la DDC [Classificazione Decimale Dewey], la CDU
[Classificazione Decimale Universale] e la CC [Colon Classification] e
i concetti chiave che le sostengono: dai termini, soggettari e tesauri,
alle faccette, gli isolati, fino all'idea di classificazione
multidimensionale.
La seconda parte (capitoli 5-8) è dedicata alle
problematiche della sistematizzazione dei documenti in ambiente
digitale. L'idea portante è che «un'informazione
non ritrovabile e non usabile è come se non
esistesse», e dunque ecco che i tre autori presentano
soluzioni alla navigazione nuove e più customer centred.
L'architettura informativa (IA) a faccette apre nuove frontiere nel
recupero dell'informazione: il documento non è
più gerarchicamente sepolto in pagine e sottopagine, ma
è distribuito in uno o al massimo due livelli e reperibile
in più sezioni del sito, tante quanti possono essere i punti
di vista dell'utente che entra a cercarlo. La logica a faccette, o
multidimensionale, porta con sé una serie di strumenti
integrativi che completano tale navigazione user centred come
il controllo terminologico, i tesauri, la circolarità
dell'informazione, la serendipity,
la raccolta delle bacche e il profumo dell'informazione (il noto
"berrypicking" di Marcia Bates).
In questa parte vengono fuori molti temi sensibili della IA che
bibliotecari, documentalisti ed esperti del settore discutono e cercano
di risolvere da anni; e cioè il problema dei vocabolari controllati,
degli standard
internazionali per la costruzione dei tesauri monolingui e
che distinguono descrittori da non-descrittori, rendendo esplicite le
relazioni fra i termini: relazione
sinonimica espressa normalmente dai simboli USE e UF (use for); relazione gerarchica,
fra genere e specie o fra intero e parte, espressa dai simboli BT (broad term) e NT (narrow term); relazione associativa
espressa dal simbolo RT (related
term) per indicare una coordinazione, una esemplificazione
o una causa-effetto.
Il linguaggio controllato e le specifiche relazioni semantiche tra
termini nelle nuove architetture che fondono searching con browsing diventano
elementi portanti per risolvere ogni tipo di ricerca:
known item seeking
exhaustive seeking
exploratory seeking
e offrire a qualsiasi tipo di utente, che conosca o meno
l'argomento del nostro sito, risultati avanzati attraverso l'evolving search. L'evolving search
è quel servizio di Amazon che, se ordiniamo il libro X, ci
propone una serie di titoli correlati, e si basa su una struttura
reticolare di related
terms e di classificazione delle scelte degli utenti: se
Anna ha comprato i libri X, Y e Z, Antonello, ordinando Z, potrebbe
essere interessato a X e Y.
A questo ambito si riferisce il modello di berrypicking
(raccolta delle bacche) di Marcia Bates, che sostiene che l'utente,
effettuando una ricerca, inizi magari con un termine generico oppure
con un riferimento essenziale e poi proceda esaminando una
molteplicità di risorse. Ogni nuova informazione in cui
incappa gli suggerisce altre idee, nuove direzioni e, di conseguenza,
una diversa percezione della propria ricerca. A sua volta, questo si
lega strettamente a un altro paradigma, quello del "profumo
dell'informazione" (information
scent) elaborato da Pirolli e altri.
Per spiegarne il concetto, Pirolli e Wai-Tat Fu hanno usato la seguente
metafora: l'analogia è con quegli animali che utilizzano gli
odori ambientali predominanti per decidere dove dirigersi (ad esempio,
nella caccia di qualche preda). Secondo questi studi, la scelta del
percorso da seguire è guidata fortemente dai valori di
utilità basati sullo scent
(profumo) che si diffonde attraverso i singoli link.
Il meccanismo di collegamenti incrociati crea poi quella che gli autori
definiscono "circolarità dell'informazione", ovvero il
fornire all'utente sempre spunti ulteriori di navigazione, che aiutino
a stabilire correlazioni profonde tra i diversi contenuti e le
differenti sezioni di un sito, o fra il sito e risorse esterne,
stabilendo quella che Luca Rosati chiama
«circolarità virtuosa
dell'informazione».
Questa parte, dedicata in maniera più pratica
all'organizzazione del contenuto, si chiude con un problema ancora poco
dibattuto ma esemplificativo della condizione di difficoltà
che all'utente si presenta ogni giorno di più nella ricerca
in rete: il numero di risultati e il loro ordinamento. La logica
classificatoria acquista sempre più importanza anche nelle
funzioni di ricerca perché il mero elenco di risultati non
basta più: diventa necessario organizzarli, dare dei
percorsi logico/semantici che aiutino l'utente a districarsi come
quelli proposti da Clusty
o da Kartoo
(motori che raggruppano i risultati in classi rappresentate da mappe
semantiche).
Nel capitolo 8, in particolare, si affrontano problematiche di ordine
epistemologico e di interazione uomo-macchina, dove si cita la
discussione concettuale tra Peter Merholz e Mark Hurst (per chi volesse
approfondire rinviamo al sito
di Luca Rosati) sul concetto di navigazione e di struttura
del sito: l'utente ha reale necessità di sapere dove si
trova?
Il nono e ultimo capitolo si concentra sui casi pratici di siti della
pubblica amministrazione (italiano e anglosassone) che hanno scelto di
passare da una struttura gerarchica ad una multidimensionale. I
risultati? Incoraggianti, purché in Italia si faccia di
più puntando meno a grafiche accattivanti e concentrandosi
sull'informazione, sull'utente e i risultati della ricerca.