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AIDAinformazioni
ISSN 1121-0095, trimestrale
anno 20, numero 4, ottobre-dicembre 2002

Recensioni
A cura di Anna Baldazzi
Armand Mattelart, Storia della società dell'informazione. Torino : Einaudi, 2002, VII, 172 p.
Recensita da Lucia Maffei <maffei@unisi.it> , Università degli studi di Siena
L'opera di Mattelart potrebbe avere per sottotitolo «elementi per una critica della società dell'informazione». Nel denso e contemporaneamente agile libro che Einaudi ha prontamente tradotto dall'originale francese apparso nel 2001, l'autore infatti riprende alcuni dei temi a lui più congeniali e per i quali è riconosciuto come uno dei massimi studiosi: la comunicazione, i media, la loro influenza nello sviluppo sociale.

Un viaggio ragionato, che tenta di risalire la corrente impetuosa di un pensiero tecnocentrico che prescinda da qualunque storicizzazione e delinei un falso scenario, in cui sia gli strumenti che l'elaborazione teorica intorno ad essi si pongono sotto il segno della contemporaneità senza radici. Un viaggio critico, sicuramente a tesi, alla ricerca della nascita di un'idea, quella della centralità dell'informazione nello sviluppo economico e sociale. «La società globale dell'informazione è la risultante di una costruzione geopolitica, anche se l'espansione ininterrotta delle innovazioni tecnologiche tende a farcelo dimenticare. Mettere a nudo le fondamenta di tale costruzione, i suoi presupposti, è appunto lo scopo di questo libro» (p. 3).

Dalla fiducia nel potere propulsivo della diffusione del sapere, delle tecniche applicate alle attività umane, propria dell'Illuminismo, si dipana, secondo l'autore, un filo rosso che attraverso l'economia politica, la statistica, la sociologia, porta verso utopie sociali di stampo tecnocratico. Quando si comincia, appunto nel XVIII secolo, a capire che l'universo può essere tradotto scientificamente in numeri, che i fenomeni possono essere quantificati e che questo pone le basi di conoscenza per indirizzare le attività umane, ecco che, secondo l'autore, possiamo collocare l'inizio del lungo cammino della centralità dell'informazione e della comunicazione nello sviluppo del mondo occidentale. Dall'arte militare alla tecnica agricola, dalla rilevazione dei fenomeni sociali alle attività manifatturiere, non c'è campo dell'attività umana in cui le nuove scienze, dalla sociologia all'economia politica, alla statistica non possano creare e utilizzare informazione per rappresentare in numeri, cifre, dati e calcoli l'evolversi della società. Lo sviluppo complessivo della società diventa così contemporaneamente causa e conseguenza dell'enorme sviluppo delle comunicazioni connesso ad ogni ciclo tecnologico.

«Ad ogni ciclo tecnologico si rinnoverà il discorso redentore sulla promessa di concordia universale, di democrazia decentrata, di giustizia sociale e prosperità generale. E ogni volta si ripeterà anche il fenomeno dell'amnesia nei confronti della tecnologia precedente. Dal telefono ottico al cavo elettrico sottomarino, dal telefono ad Internet, passando per la radiotelevisione, tutti i mezzi destinati a trascendere la trama spazio-temporale del tessuto sociale richiameranno alla mente il mito collettivo dell'agorà delle città dell'Attica. Né la differenza, spesso radicale, delle condizioni storiche in cui si verificherà il loro effettivo impianto istituzionale, né le evidenti smentite arrecate alle promesse iniziali, eclisseranno questo immaginario tecnologico di stampo millenarista» (p. 25).

L'Illuminismo stesso non è immune da questo abbaglio e, forse proprio in questo, secondo l'autore, si può rintracciare l'origine delle diverse prospettive critiche nei confronti del progresso tecnologico nel campo delle comunicazioni: strumento di espansione economica da una parte, evocazione di una nuova libertà e democrazia planetaria dall'altra. Per un tratto della storia umana esse possono anche coincidere e convivere, per esempio in personaggi come Saint Simon e successivamente Chevalier. Ma nell'Ottocento, con la teoria economica smithiana, il taylorismo e successivamente il fordismo, l'acceleratore dello sviluppo economico di tipo capitalista pone, con la divisione del lavoro manuale, le basi teoriche favorevoli alla nascita di applicazioni per la divisione del lavoro intellettuale. Babbage, con la sua macchina di calcolo, porterà a compimento tale processo, richiamando inoltre per la prima volta sulle potenzialità del calcolo automatico l'attenzione delle istituzioni pubbliche. Lo sviluppo delle comunicazioni, dalle ferrovie al telegrafo, produce flussi informativi poderosi che contribuiscono a diffondere un modello di sviluppo e di società. Si delinea così a cavallo dei secoli XVIII e XIX uno sviluppo economico sempre più impregnato di americanismo, termine gramsciano citato dall'autore, in cui si modellano una serie di relazioni sociali funzionali alla gestione e allo sviluppo dell'impresa.

In questo quadro di riferimento generale l'autore non manca di fare cenno alla fiducia visionaria di Paul Otlet e di Henri La Fontaine nella possibilità di portare a buon fine il loro progetto di un Libro universale del sapere contabilizzando giorno per giorno il lavoro intellettuale di due mondi. Progetto visionario e fondatore della scienza della documentazione. E nelle attività intraprese dai due avvocati pacifisti, dal Repertorio bibliografico universale, al Repertorio iconografico universale, al Catalogo centrale delle biblioteche, fino alla fondazione della Società intellettuale delle nazioni, per compensare i vuoti della Società delle nazioni, si trovano i segni dell'interpretazione dello sviluppo tecnologico come veicolo di creazione di una rete universale di saperi e quindi di un mondo pacificato. In particolare Mattelart fa riferimento all'opera di Otlet Traité de documentation. Le livre sur le livre (1934), in cui disegna una «rete universale di informazione e documentazione». Una stupefacente capacità premonitrice gli fa immaginare «una rete che collega centri di produzione, distribuzione, gestione di qualunque specie e in qualunque luogo. La grande biblioteca è dotata di schermi. Grazie al telescopio elettronico, il libro telefonato permette di 'leggere' in casa propria libri esposti nella sala 'televideo' delle grandi biblioteche, alle pagine precedentemente richieste» (p. 41).

È chiara la visione di un uso, oggi diremmo alternativo, delle tecnologie comunicative. Il dualismo di pensiero fra una prospettiva tecnocratica che punta ad uno sviluppo guidato da un centro propulsore che ha i suoi centri nevralgici nelle università e centri di ricerca, e si sviluppa secondo una direttrice centro-periferia e un modello alternativo che punta ad uno sviluppo reticolare percorre tutto il XIX secolo. Dalla polemica fra Jefferson a Hamilton negli Stati Uniti, alle proposte utopiche di Prudhon di una società dove il centro sia ovunque fino ad esprimersi nel XX secolo nelle architetture urbane di F. L. Wright caratterizzate da acentricità.

La parte più corposa del libro di Mattelart è naturalmente dedicata al Novecento e in particolare al secondo dopoguerra. La guerra fredda e il conseguente sviluppo dell'industria bellica di deterrenza, insieme alla corsa alla conquista dello spazio che ne fu un aspetto niente affatto secondario, determinano un'accelerazione tale dei processi di sviluppo delle tecnologie legate all'informazione che negli anni '70 questi stessi processi, una volta riconvertiti ad usi civili, daranno luogo alla rivoluzione telematica. Gli straordinari successi delle tecnologie applicate alla circolazione delle idee, le conseguenze sulla nascita e lo sviluppo della cosiddetta società di massa, saranno un altro passaggio del dibattito intorno ai modelli culturali e quindi anche all'uso delle tecnologie informative. Un riferimento per tutti è alla Scuola di Francoforte. Ma ormai l'informazione è un'industria e non più un insieme di tecniche e procedure strumentali allo sviluppo delle imprese manifatturiere. L'economista Machlup valuta che la knowledge industry in USA, intesa in senso largo, da quella legata alla ricerca scientifica a quella funzionale al tempo libero, nel 1960 rappresenta già il 29% del PIL. Nelle elaborazioni di McLuhan si trova la consacrazione delle tecnologie comunicative come centrali allo sviluppo e si inaugura l'espressione global village.

Nell'ultima parte del suo libro Mattelart dà conto con ampia ricchezza di riferimenti bibliografici e documentali delle tappe che hanno caratterizzato il dibattito che ha accompagnato l'espandersi delle tecnologie della comunicazione e l'accettazione ampia della centralità dell'informazione come risorsa strategica per lo sviluppo. Dopo la fiammata della contestazione studentesca del '68 che elaborò un pensiero critico sull'informazione, la scienza, i media, per lunghi anni infatti è sembrato prevalere un pensiero di tipo tecnocratico a supporto di una westernizzazione del mondo, cioè un trasferimento al secondo e terzo mondo di un modello di sviluppo occidentale. Lo scenario conclusivo porta all'oggi, ai movimenti no global e alla nascita di una critica ad un modello di sviluppo che prevede un uso della conoscenza strumentale allo sviluppo del modello socio-economico dominante.

Contestualizzare storicamente l'evolversi della società dell'informazione è di per se stesso un primo passo per costruire un'opinione critica. L'astoricità è infatti una caratteristica dell'ideologia dominante, tutta proiettata a creare tappe verso il futuro e a ignorare o tagliare le radici con il passato. E Mattelart con questo saggio, che va ad aggiungersi alla sua produzione più che ventennale, ci offre sicuramente una personale chiave di lettura, del resto dichiarata fin dall'inizio. Ma ci offre pure tale ricchezza di riferimenti a personaggi, opere e dibattiti, da mettere ciascuno in grado di ricrearsi un proprio percorso di lettura storico dell'idea di società dell'informazione. Opera infine densa, ma scritta con linguaggio chiaro e con tono didattico, che starebbe bene fra le mani delle giovani generazioni che vediamo spesso incapaci di leggere la società in cui vivono e di collocare in una dimensione storica i processi in atto.

La lettura dell'opera in questione stimola qualche riflessione rispetto al ruolo e al percorso dell'attività bibliografica e di documentazione. L'autore ne sfiora soltanto alcuni passaggi dell'epoca "pionieristica"; d'altra parte, l'ottica di Mattelart si pone in linea con studi recenti, che consentono di rintracciare nelle grandi utopie (da Gessner ad Otlet) l'attualità libertaria di Internet insieme a rapporti stretti, strumentali e talvolta acritici con le forze che guidano il modello di sviluppo attuale. Un dualismo che si ritrova, per esempio, nel dibattito attuale sul diritto d'autore in epoca digitale o sul monopolio dell'informazione scientifica da parte delle grandi multinazionali dell'editoria. Così come anche l'interesse per quanto attiene al knowledge management contiene al proprio interno potenzialità con esiti contrapposti: lo sviluppo di reti di conoscenza infatti può essere funzionale al consolidamento di modelli culturali e sociali dominanti, ma anche al potenziamento di azioni di promozione di soggetti deboli.

Uno stimolo quindi per una riflessione critica sul ruolo di professionisti che operano sulla cerniera di congiunzione fra due prospettive opposte di sviluppo della società dell'informazione.


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