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AIDAinformazioni
ISSN 1121-0095, trimestrale
anno 21, numero 1, gennaio-marzo 2003

Recensioni
A cura di Anna Baldazzi
Documentare il contemporaneo: gli archivi degli architetti. Atti della Giornata di studio. Roma, 19 aprile 2000, a cura di Margherita Guccione ed Erilde Terenzoni. Roma : Gangemi editore, 2002, 127 p.
Recensita da Maria Pia Carosella, AIDA, Roma
Un volume che ci interessa per vari motivi, alcuni dei quali evidenziati fin dal titolo: documentazione, cooperazione interdisciplinare e, in questa particolare sede, alta presenza femminile nella sua cura e poi nel testo.

La Giornata di studio si è svolta presso il Centro nazionale per le arti contemporanee - Museo di architettura di Roma ed è stata organizzata dalla Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee (DARC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali d'intesa con la Direzione generale per gli Archivi.

La pubblicazione è l'ultima testimonianza a stampa di una complessa ed encomiabile azione cominciata pochi anni fa che, dalle molte intenzioni ivi espresse, sembra volta ad ampliarsi. Abbiamo infatti in mano altri due volumi apparsi entrambi nel 2002 presso lo stesso editore e con la supervisione dello stesso Ministero: ci pare segnino alcuni dei passi iniziali dell'azione complessiva prevista. Potremmo addirittura azzardare che - con i dovuti "distinguo" - concettualmente tra di loro stanno come altrettante matrioske, o se si vuole come scatole cinesi, di cui per ora la più capiente contenitrice è Documentare il contemporaneo.

Una delle altre pubblicazioni è l'edizione aggiornata (la prima edizione è del 1999) della Guida agli archivi privati di architettura a Roma e nel Lazio da Roma capitale al secondo dopoguerra, a cura di Margherita Guccione, Daniela Pesce, Elisabetta Reale (127 p.). Oltre 80 sono gli archivi privati presenti, per ognuno dei quali è stata redatta una scheda contenente notizie biografiche sull'architetto considerato, la descrizione dell'archivio, riferimenti bibliografici; in essa è stata anche inserita una illustrazione (foto, pianta, ecc.) di un lavoro di quel dato architetto. In coda al volume: una Bibliografia cronologica (1885-2002) per "ricostruire il quadro generale di riferimento" degli architetti contemplati, l'elenco degli "Istituti di conservazione a Roma e nel Lazio" e l'indicazione di "Altri luoghi di conservazione di archivi di architetti romani". La Guida sembra dunque essere la più ampia iniziativa finora intrapresa nella convergenza archivi-architetti; va però tenuto presente che, come illustrato in Documentare il contemporaneo, altre azioni parziali, anche di tipo vario, sono state intraprese in Italia negli ultimi anni.

Ad inizio del volume sul Lazio sono stati illustrati in elaborati a parte gli archivi di Aldo Rossi e Carlo Scarpa, al quale ultimo è stata dedicata la terza pubblicazione in nostra mano, I disegni di Carlo Scarpa per la Biennale di Venezia. Architetture e progetti (1948-1968), recentemente esposti prima a Venezia e poi a Roma.
Nella Presentazione del volume sugli archivi laziali, Pio Baldi, Direttore generale per l'architettura e l'arte contemporanee, ricorda che "la sperimentazione del Censimento romano... è oggi un prezioso riferimento per il Piano nazionale per la tutela del patrimonio documentario dell'architettura del Novecento, che vede operare d'intesa la Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea e la Direzione generale degli archivi". E prosegue: "Obiettivo del piano è la diffusione in tutto il territorio nazionale del metodo messo a punto, che consente di organizzare e rendere coerenti le diverse fasi del lavoro, dalla conoscenza degli archivi e della loro consistenza, alla loro riproduzione digitale, al restauro e allo studio scientifico delle documentazioni".

Citazione che ci ricollega alla prima parte del volume Documentare il contemporaneo (sul quale vorremmo insistere un po' più a lungo); è intitolata appunto Il Piano per gli archivi di architettura in cui oltre al già citato Pio Baldi è presente un testo di Salvatore Italia, Direttore generale per gli archivi. Gli interventi che seguono, opera di archivisti o di architetti, sono disposti nelle seguenti ripartizioni:

Preferiamo non soffermarci sui singoli contributi, alcuni dei quali - soprattutto quelli della Tavola rotonda nella sua accattivante immediatezza - ripropongono più di una volta concetti simili sia pure importanti, come ad esempio la funzione che archivi di questo tipo assumono per la storia dell'architettura o di una località, ma soprattutto per eventuali future opere di conservazione e di restauro. Per contro, nell'unico ruolo che ci compete - cioè quello di professionista dell'informazione - tenteremo di trarre dal loro insieme alcune deduzioni e/o conclusioni.

Non possiamo però tralasciare, tra le tante informazioni per noi nuove concernenti persone o enti, quella circa l'esistenza operativa del Centro di documentazione degli archivi di architettura, la cui sede temporanea è presso il Museo Andersen di Roma (Guccione, p. 105 sgg.).

Innanzitutto troviamo opportuno prescindere dalla terminologia troppo specialistica che ci distingue tutti: ad esempio, noi documentalisti saremmo probabilmente tentati di parlare di "fondi documentari" piuttosto che degli "archivi" di cui qui si tratta. Molti sono però i concetti comuni e i temi su cui concordiamo. Mettendoci dalla parte degli operatori, ricordiamo: la necessità di cooperazione nella più ampia estensione e quindi l'impellenza di metodologie comuni e di standard minimi per descrizioni uniformi, i problemi di conservazione nel tempo di materiale molto vario e spesso deperibile, la sua selezione, etc. Mettendoci dalla parte degli utenti, citiamo la reperibilità e la consultazione di questo materiale.

Dagli interventi del volume risulta che alcune questioni sono ancora controverse, come quella particolarmente delicata relativa alla dispersione/concentrazione fisica dei documenti riferibili ad uno stesso architetto. Problema che si ipotizza possa essere in parte risolto dalla costituzione di una rete informatica fra i diversi archivi di architetti in Italia, la quale è in corso di studio. La "rete" nelle sue molteplici accezioni (informatiche e non) è presa in considerazione in varie esposizioni ed è il tema della Tavola rotonda della Giornata.

A tale proposito riportiamo due passi per noi particolarmente illuminanti. Il primo è da addebitarsi ad un architetto (Margherita Guccione, p. 28): "L'informatizzazione degli archivi, che è una prospettiva accattivante, mi sembra vada letta come informatizzazione degli strumenti di conoscenza e di accesso agli archivi, degli inventari e dei luoghi di conservazione". Il secondo è da ricondursi ad una archivista (Lucia Principe, p. 29): "Vorrei riprendere qui il tema della rete, sottolineandone, al di là dell'aspetto dell'informatizzazione, il valore di luogo di interessi comuni, condivisibili, delle collaborazioni e degli scambi tra archivisti, architetti, Università, tra le varie e prestigiose istituzioni".

La Giornata Documentare il contemporaneo ferma dunque un dato momento, offrendo informazioni sullo stato delle cose, ed è nel contempo un punto di partenza - o meglio un punto intermedio - verso la realizzazione di una rete di collaborazione non solo basata sull'informatica ma sulla volontà di cooperazione già dimostrata; con queste premesse in futuro si potrà continuare a bene operare perché ci pare siano state accuratamente individuate le necessità cognitive e operative; i problemi di conservazione, uso, reperibilità; gli strumenti di soluzione, siano essi metodologici o materiali (standard comuni, censimenti, rete).


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