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AIDAinformazioni |
ISSN 1121-0095, trimestrale
anno 20, numero 4, ottobre-dicembre 2002 |
In questa sede lo spunto da noi immaginato è - lo ripetiamo - soltanto la lettura, svolta nello stesso periodo, sia di un volume che di due articoli di quotidiano: basta talvolta un appiglio e la mente vaga nei ricordi, anche professionali.
1. La Biblioteca d'Alessandria d'Egitto - Allegro
Libri o biblioteche hanno spesso svolto un ruolo preponderante nella nostra letteratura, non ultimo Il nome della rosa di Umberto Eco. Per contro, la recente pubblicazione de Le bibliotecarie di Alessandria di Alessandra Lavagnino (Palermo : Sellerio; 421 p.), che non ha vinto il premio Strega 2002, ma è giunto quasi in "posizione da podio" - come si dice in gergo sportivo - ci ha invece riportato alla mente quante volte - e come differentemente - l'attuale Biblioteca di Alessandria si è presentata nel nostro percorso professionale. E per una pura coincidenza il volume fa parte della collezione "La Memoria" della casa editrice. (Le bibliotecarie in questione non hanno però mai operato nella Biblioteca di Alessandria, ma l'esser nate e vissute per un certo tempo in quella città ha fortemente influenzato la loro esistenza e la loro attività lavorativa).
L'avvio ai nostri ricordi è giustamente segnato dall'antenata dei tempi tolemaici; la scoperta della sua esistenza per noi risale infatti agli anni Cinquanta e ad uno dei primi testi consultati nel campo: Bibliografia, prezioso (e tuttora valido in alcune parti) manuale Hoepli curato da Giuseppe Fumagalli, dal titolo forse ristretto, poiché il contenuto si estende a biblioteconomia, storia del libro, ecc.. Soltanto molto più tardi seguivamo le ricerche de La biblioteca scomparsa svolte da Luciano Canfora in un volume, guarda caso, della collezione "La Memoria" di Sellerio: grande successo editoriale dimostrato anche dall'aver raggiunto, a partire dal 1986, l'undicesima edizione nel 2002. Con il sostegno di testi classici si va alla scoperta dei fatti intriganti e delle congetture che sottostanno alla storia dei libri di quella e di altre biblioteche e raccolte dell'antichità.
Il primo impatto con l'attuale Biblioteca di Alessandria, o piuttosto con la sua... ideazione, avvenne una trentina di anni più tardi, al momento del concorso bandito dall'UNESCO per la sua progettazione. Un giorno bibliotecari e documentalisti dell'ISRDS - CNR [Istituto di Studi sulla Ricerca e Documentazione Scientifica - Consiglio Nazionale delle Ricerche] furono riuniti dal direttore, Paolo Bisogno, per proporre liberamente suggerimenti su come vedessero una biblioteca del futuro e per rispondere alle domande di un noto architetto italiano, che intendeva appunto partecipare al concorso con un progetto elaborato dal suo studio. Anche in questo caso - come per il volume su Le bibliotecarie di cui sopra - alla fine giunse soltanto in posizione da podio.
L'incontro - ripetuto dall'architetto in altri enti similari - costituì uno stimolo entusiasmante per tutti i partecipanti dell'ISRDS e li riempì di orgoglio, al punto che costoro ce la misero davvero tutta per collaborare al meglio, fornendo anche in séguito copie di articoli, di piante ecc.. Apprezzarono infatti, da parte di un esperto in architettura, la ricerca di collaborazione presso specialisti della materia, fatto che sembrerebbe ovvio ma non sempre si verifica.
Il successivo avvicinamento alla Biblioteca di Alessandria si verificò quasi per caso nella sede parigina dell'UNESCO, dove ci trovavamo riuniti alcuni anni dopo per un'altra occasione. Con stupore e gioia ci imbattemmo in una sala ove erano esposti i progetti giudicati i più idonei nel loro ordine di priorità, ivi compreso quello che consideravamo un po' "nostro".
A conclusione (autunnale) di questo nostro rincorrerci con la Biblioteca ricordiamo che a metà ottobre è stato inaugurato ufficialmente l'edificio ad Alessandria, mentre nel contempo presso la Biblioteca Nazionale di Roma si è aperta una Mostra promozionale itinerante curata dal Museo di architettura di Oslo e dall'AIB [Associazione Italiana Biblioteche], con una selezione di testi, fotografie, disegni e materiale multimediale. I pannelli colorati presentano spiegazioni in arabo, inglese e francese, alla pari di una Guida a stampa. Esistono però depliant illustrativi anche in italiano. Nella speranza di visitarla di persona un giorno, queste righe per ora intendono sottolineare le sensazioni suscitate da qualche "incontro" di diverso tipo, che scandisce la presenza della Biblioteca nella nostra vita. Dalla esposizione e dalla Guida abbiamo comunque constatato come si presenta la nuova Alexandrina finora da noi soltanto immaginata.
Ed ecco la precisa scintilla che ha innescato i precedenti pensieri, alcune parole, cioè, della Premessa del volume di Alessandra Lavagnino: «Ho visto il cantiere della nuova grande Biblioteca. La Biblioteca di Alessandria! Voluta dall'UNESCO, è nata su progetto di architetti norvegesi. Conterrà, dice la guida, tutti i cinquecentomila titoli di quella antica famosa. Mi chiedo come, e lì non ho trovato alcuno cui domandare. Saranno volumi di carta, o microfilm, dischetti e CD? Chi leggerà l'aramaico, il greco antico, le lingue di Persia, il latino?».
Domande legittime, proprie della nostra epoca in cui la conoscenza si va estendendo, e i mezzi e gli strumenti che la supportano, la conservano e la comunicano sono più numerosi e spesso differenti da quelli di un tempo. Domande alle quali nell'ultima pagina del volume viene data una risposta piuttosto pessimistica: «Oggi... non è più necessario... consultare i vecchi cataloghi a schede mobili delle biblioteche. Perché oggi "si digita" la domanda, e la risposta appare su un monitor... Forse un giorno non lontano... dimenticheremo anche - salvo pochi - com'era buono il profumo di una bibliotec».
A questa preoccupazione - oltre alle fotografie esposte a Roma - risponde in parte il depliant italiano: «Alla sua apertura la biblioteca dispone già di 400.000 volumi di opere tradizionali; in futuro però la divulgazione delle conoscenze avverrà in misura sempre maggiore per via elettronica... Ma la Biblioteca Alexandrina intende svolgere un ruolo maggiore di quello legato alla divulgazione delle informazioni... con la sua ubicazione strategica nel Medio Oriente, dovrà diventare un centro globale di risorse per la soluzione dei conflitti culturali».
Se tutto ciò si avverasse, ci si potrebbe forse avvicinare alla perfetta fusione culturale fra tradizione e innovazione.
Un dubbio personale ci ha invece perseguitato per lo meno nelle prime 250 pagine del volume, intrise, è vero, di amore verso i libri, le lingue, la musica, l'arte e la cultura in genere, ma in cui non si accennava direttamente ad alcuna biblioteca. Non riuscivamo infatti a trovare la "giustificazione" del titolo. Ed ecco finalmente apparire i nomi di illustri bibliotecari italiani della prima metà del XX secolo, come Ettore Apolloni o Luigi De Gregori; la descrizione della Casanatense ed il ricordo di altre biblioteche di conservazione di Roma e di Montecassino; quello della Biblioteca Nazionale di Palermo e di altre in Sicilia, alla sistemazione dei cui volumi e manoscritti - negli ultimi anni Trenta, durante e dopo la guerra - si dedicò a fondo una delle protagoniste, "bibliotecaria" in Italia nata ad Alessandria.
2. Un periodico "con la spina dorsale e con l'anima" - Andante
Anche sotto questo secondo "cappello", come per il precedente, riuniamo opinioni e incitamenti estivi, cioè letti o riletti, oppure reperiti nel modo più fortuito durante i mesi di ferie, non conseguenti tra loro e pertanto con salti logici nel loro àmbito, ma ritenuti comunque di qualche utilità per l'organo periodico dell'Associazione.
Qui il primo spunto ci viene dall'articolo con cui il nuovo direttore de "Il Messaggero", Paolo Gambescia, saluta i lettori il 2 luglio 2002. Il titolo è Un giornale con l'anima. Le convinzioni espresse concordano con le nostre; anche perché per le sue caratteristiche essenziali il quotidiano è il periodico per antonomasia.
Il giornale della Capitale nel tempo è divenuto «da una
parte il principale strumento di conoscenza e dall'altra il mezzo per farsi
sentire»: ma pure l'organo periodico di un'associazione è
tenuto sia ad informare («strumento di conoscenza») sia ad
esprimere opinioni su ogni argomento teorico o pratico che possa interessare
i soci.
Sempre seguendo i ragionamenti di Paolo Gambescia, grazie alla «chiamata
a raccolta di tutte le qualità professionali» della direzione
e della redazione si riesce a «rispondere alla domanda di lettori
giustamente esigenti» - fatto prioritario, poiché ai giornali
e ai periodici «l'anima, giorno dopo giorno, la dànno i lettori»
nel colloquio instaurato con loro, più o meno virtuale ma comunque
fattivo.
Per mantenere giusti e duraturi contatti, in redazione «bisogna avere testa sgombra e passione sempre accesa», ma «contemporaneamente essere disponibili ad ascoltare la varietà di voci... rispettosi di tutte le idee...»; si deve inoltre essere in grado di fare «proposte». Ci domandiamo quale programma migliore potrebbe proporsi un periodico destinato a venire incontro agli scopi di una "comunità", in qualsiasi sfera questa si muova (professionale, civica, ecc.). Ecco come si impegna l'"anima" di chi mette insieme un periodico.
Esistono ovviamente manuali e pubblicazioni, insegnamenti a vari livelli di studio per avviare a scrivere, redarre, comunicare con la giusta coerenza, in sostanza per dare attuazione pratica ad un progetto del tipo di quello or ora accennato. Ci limitiamo però a citare un fascicolo di una trentina di pagine e che si trova in nostra mano da altrettanti anni. È opera di Silvano Rizza, Scrivere per il giornale. Manuale per i giovani giornalisti, distribuito da "Paese sera", quotidiano romano ora scomparso: «testo già apparso in uno dei volumi edito dall'Ordine nazionale dei giornalisti per la preparazione dell'esame di Stato, prende spunto dai principî etici professionali per calarli nella tecnica del mestiere», come recita l'Introduzione.
Proponiamo qualche citazione, presa qua e là tra le pagine:
Secondo la nostra attuale logica "estiva" e giovanilistica, rientra bene in questi discorsi il ricordo di un breve saggio giovanile appunto (1846) di Charles Baudelaire, Consigli ai giovani scrittori (a cura di Maurizio Ferrara. Firenze : Passigli ed., p. 21-35). Il titolo originale Conseils aux jeunes littérateurs - non "écrivains" - non è facile da tradurre nella nostra lingua. Non sappiamo quanto la lettura del testo possa aiutare in pratica nella nostra professione; citiamo soltanto una frase del quinto capitolo: «Al giorno d'oggi occorre produrre molto, occorre andare veloci dunque... Per scrivere velocemente, occorre avere molto pensato». Soltanto per... divertimento, indichiamo i titoli dei brevissimi capitoli:
I. Della fortuna e della scarogna negli esordi3. Il duo libro-vino - Scherzo
II. Dei compensi
III. Delle simpatie e delle antipatie
IV. Della stroncatura
V. Dei metodi di composizione
VI. Del lavoro giornaliero e dell'ispirazione
VII. Della poesia
VIII. Dei creditori
IX. Delle amanti!
In nome di quella trasversalità particolare cui l'AIDA ha sempre tenuto in non sospetti tempi lontani [1], presentiamo uno "scherzo" di stagione, basandoci su una considerazione pubblicata il 1° luglio 2002 da Giacomo A. Dente, ancora una volta ne "Il Messaggero": «I luoghi della cultura si fanno sempre più trasversali e si aprono, com'è giusto, anche a nuovi universi e civiltà, vino compreso». Egli parte da una scoperta che ammettiamo di non aver controllato sul posto: a imitazione del fenomeno già diffuso a Parigi e a Manhattan, pure a Roma, e più esattamente nella Galleria Esedra, «una sofisticata vecchia libreria ha già dato il via al nuovo corso», affiancando cioè bottiglie di buon vino a libri d'arte e di poesia.
Dente si spinge oltre, proponendo abbinamenti precisi tra «l'autore giusto e l'etichetta giusta». Ad esempio: «niente di meglio con un classico demodé come Il Piacere di D'Annunzio di uno Chardonnay californiano...»; per Camilleri c'è addirittura l'alternativa tra il filone geografico con un rosso siciliano e, sul versante psicologico, un barolo giovane. Per contro con Proust ben si abbinerebbero «vini da meditazione» come i Sauternes, oppure il Madeira.
Poiché il gioco "un libro - un vino" ci... attrae (e i ben pensanti ci perdonino!) abbiamo pensato di farlo anche noi, restringendo la scelta dei libri alla scienza dell'informazione. Siamo cioè riusciti a immaginare il gioco "un classico di I&D - un vino". Quanto al risultato... abbiamo fallito! Conosciamo infatti i gusti eno-gastronomici di qualche autore e collega, ma non è questo lo spirito, la vera caratteristica del gioco. D'altronde, quale vino potremmo affiancare, ad esempio, ad uno dei nostri manuali classici, come quello dell'UNESCO o l'Handbook dell'ASLIB, oppure all'ultima edizione della Classificazione Decimale, per non parlare delle enciclopedie specializzate, delle collezioni di periodici famosi, o addirittura degli e-book? Dovremmo forse far ricorso a qualche alcolico dalla forte gradazione o ai cocktails?
Il guanto della sfida è lanciato a chi voglia cimentarsi nel
gioco, e ben vengano risposte.
Note
[1] - Si confronti, ad esempio, Informazione e documentazione:
temi trasversali di formazione, a cura di A. M. Paci e P. Costanzo
Capitani. Roma : CNR-ISRDS / AIDA, 1992, 181 p.; Documentazione: professione
trasversale. 5° Convegno nazionale AIDA. Fermo, 23-25 ottobre 1996,
a cura di C. Basili. Roma : CNR-ISRDS / AIDA, 1998, 452 p.