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AIDAinformazioni
trimestrale - ISSN 1121-0095, ISSN elettronico 1594-2201
anno 22, numero 3, luglio-settembre 2003

Notizie
a cura di Maria Pia Carosella

Una nuova scienza: l'informazione quantistica
Scorrendo la p. 35 del supplemento domenicale del 20 giugno 2004 de "Il Sole - 24 Ore" il nostro occhio ha captato per prima la frase «Il ruolo dell'informazione nella cultura moderna è noto» dell'articolo Teletrasportati nel futuro della fisica di Francesco De Martini, studioso di fama mondiale e professore di ottica quantistica all'Università "La Sapienza" di Roma.

Ci siamo soffermati su un'affermazione su cui concordiamo in pieno e che forse è l'unica per noi di immediata comprensione. Abbiamo quindi riletto più volte fin dall'inizio il testo, che si è rivelato una concisa e chiara esposizione di teorie, situazioni, prese di posizione che hanno investito il campo della scienza fisica nel recente passato (di cui non siamo edotte e che ci permettiamo di riassumere soltanto… a nostri fini!)

Abbiamo così appreso l'esistenza della provocazione concettuale di Albert Einstein, non accettabile all'epoca (1935), mentre oggi, grazie ad esperimenti andati a buon fine, «Ne risultò che il "paradosso EPR" tale non era e che la non-località quantistica, un monstrum concettuale per la "fisica" classica era una proprietà della Natura che mostrava irrevocabilmente la struttura olistica del nostro universo».

De Martini ci chiarisce in che cosa consisteva l'appena citato "paradosso EPR". Per esso la correttezza della teoria quantistica vigente avrebbe avuto "una conseguenza inaccettabile al senso comune: due particelle, preparate in uno stato quantistico, o entangled, in un punto dello spazio e lanciate lontano, manterrebbero intatta nel tempo l'iniziale correlazione, qualunque fosse la distanza raggiunta, fosse anche su due pianeti distanti milioni di chilometri… Questa non-località era allora inconcepibile".

Per contro, apprendiamo dall'introduzione all'articolo che proprio Francesco De Martini "nel 1977 per primo ha legato o entangled la polarizzazione - una proprietà o stato quantico di una particella - di due fotoni, ne ha inviato uno in fondo a una fibra ottica e quando ha misurato la polarizzazione dell'altro, quella del fotone lontano è cambiata".

Quanto sopra è una premessa, lunga ma necessaria in questa sede, alla dichiarazione di De Martini per cui «all'inizio degli anni '90 molti scienziati, io tra questi, trovarono tranquillizzante scalare le montagne di un scienza nuova: l'"informazione quantistica", che dà per acquisita la non-località». Egli continua spiegandoci che questa «si trova al crocevia di affascinanti sviluppi in teoria della misurazione, teoria dell'informazione e della computazione, matematica della complessità e teoria dei numeri».

Assodata l'importanza di questa particolare "scienza" dell'informazione, l'Autore fa presente «quanto sia elusiva, delicata e complessa la natura dei fenomeni quantistici» per cui «la conoscenza  anche di aspetti apparentemente semplici della realtà è il frutto di delicati compromessi». Ne deduce che «Serve una scienza dell'informazione "quantistica", appunto, che ricerchi le strategie efficaci per captare, o trasmettere, l'informazione adeguata a un certo specifico problema». (E qui ritroviamo termini e azioni - quali "ricercare", "trasmettere" - che ci riportano in un ambito più vicino a noi!)

Individua anche lo strumento principale: «»Tra i suoi metodi più potenti il "teletrasporto quantistico" consente di trasferire in modo non-locale le informazioni essenziali di strutture atomiche, ossia il loro "stato quantico"», cioè «l'informazione base che permette poi di riprodurre i particolari più profondi ed elusivi di quelle strutture di cui abbiamo una conoscenza solo parziale».

Sappiamo bene di aver osato addentrarci, con la massima prudenza possibile e riportando molte parole altrui, entro territori a noi sconosciuti; non abbiamo però resistito alla sfida di avvicinare al suo nascere un nuovo tipo di "informazione", così diverso da quelli che siamo soliti approfondire.
Di tutto ciò, a parte l'ammirazione per le complesse ricerche fisiche di cui appena ci rendiamo conto, ci resta la conferma che in qualsiasi attività intellettuale non si può prescindere dall'informazione: essa assume caratteristiche talvolta inaspettate, adattandosi alle necessità dei diversi tipi di utilizzatori che di volta in volta se ne servono. Non ci dispiace neppure il fatto che un eminente scienziato italiano voglia applicare la qualifica di "scienza" - come riportato più sopra - sia pure ad un particolare genere di informazione, quella quantistica.

Diari su Internet
Ampia è la tipologia dei diari manoscritti e a stampa: dagli scolastici ai personali, da quelli di bordo a quelli che incarnano una forma letteraria, tanto per citarne alcuni; ognuno di noi ne può facilmente incrementare l'elenco.

Abbastanza di recente abbiamo incontrato sullo schermo cinematografico di Ballando coi lupi un analogo quaderno di appunti che, dimenticato per un momento, aveva procurato non pochi problemi ad un militare statunitense impersonato da Kevin Kostner di stanza in territorio indiano. Tuttavia le vicende del diario di cui ci parla Chiara Somajni ("Il Sole - 24 Ore", 10 maggio 2004, p. 30) ci sono parse del tutto nuove per taluni loro connotati di attualità.

Siamo sempre negli Stati Uniti ed il diario protagonista di questa storia è ancora una volta scritto da un militare, il sergente Charles Floyd, che nel 1804 prese parte e morì nel corso della spedizione esplorativa della Louisiana appena venduta dalla Francia napoleonica agli Stati Uniti.

Ci ha colpito il fatto che nel nostro 2004, dal 14 maggio data di inizio dei ricordi del sergente al 20 agosto giorno della sua morte, la Wisconsin Historical Society (www.wisconsinhistory.org/diary) abbia deciso di pubblicare «giorno per giorno le pagine del diario, duecento anni dopo, come fossero gli appunti di un recente blog»: viene proposta la riproduzione del manoscritto accompagnata da spiegazioni varie, nonché da link con immagini, mappe, informazioni connesse alla storia di Floyd e alla spedizione in Louisiana.

Leggiamo anche che «la fonte primaria del progetto è l'archivio digitale American Journeys (www.americanjourneys.org) che raccoglie migliaia di documenti di testimoni oculari delle prime esplorazioni e dei primi insediamenti americani».

La originale presentazione a puntate degli ultimi giorni del sergente, pur rispecchiando l'autenticità degli eventi, ha lo scopo di far gradire la storia nazionale anche a chi ne è praticamente digiuno, ciò che di certo è più agevole negli Stati Uniti che nel nostro continente, se si tiene presente il numero dei secoli da considerare e dei documenti loro relativi da consultare.

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Poco sopra in una citazione abbiamo riportato il termine blog: seguendo anche questa volta le parole di Chiara Somajni ("Il Sole - 24 Ore", 18 aprile, p. 26), riscontriamo che in genere «i blog, ovvero le pagine personali di diario, notizie e link su Internet, si richiamano l'un l'altro, in una rete di rimandi, di citazioni, di informazioni prodotta e riprodotta…».

L'Autrice ci comunica inoltre che Sam Arbesman con il suo progetto The Memespread Project (www.arbesman.net/meme.php) intende studiare e seguire il modo in cui una determinata notizia si diffonda e venga più volte ripresa attraverso molteplici rinvii, fino al suo esaurimento. «Per l'analisi dei dati si avvarrà di strumenti come il Blog Epidemic Analyzer sviluppato dall'Hp Information Dynamics Lab appunto per studiare la propagazione delle informazioni della blogosfera».

Chi vuole seguire una dimostrazione di ricerca, risalente circa a metà 2003, grazie all'applicazione del Blog Epidemic Analyzer può consultare la pagina <www-idl-hpl.hp.com/blogstuff>.

Le nuove sfide dell'informazione scientifica: per chi scrive il ricercatore?
Il n. 1/2004 dei "Cahiers de la documentation" belgi era monotematico (cfr. "AIDAinformazioni", n. 1-2/2004, p. 104-105) e dedicato al "valore" dell'informazione. Anche il successivo n. 2 è in buona parte rivolto all'esame di un singolo argomento: infatti il dossier su Les nouveaux défis de la publication scientifique: pour qui le chercheur écrit-il? occupa circa un terzo delle pagine.

Si tratta di 3 interventi presentati ad un seminario svoltosi nell'aprile 2003. Sono in francese e forniti di bibliografia:


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