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AIDAinformazioni |
ISSN 1121-0095, trimestrale
anno 21, numero 1, gennaio-marzo 2003 |
Inimmaginabile solo pochi anni fa, «le mitiche figurine Panini... che hanno accompagnato i giochi di intere generazioni di ragazzi non ritraggono più solo muscolosi atleti di sesso maschile ma anche graziose calciatrici con le scarpette chiodate»: con questo linguaggio fiorito l'Agenzia Giornalistica Italia ha dato, il 7 gennaio di quest'anno, la notizia dell'apertura dell'Album Calciatori Panini al calcio femminile. Con l'edizione 2002/2003, infatti, i collezionisti possono acquistare in edicola gli scudetti e le figurine delle 14 squadre della massima divisione di calcio femminile. L'iniziativa è stata accolta con grande calore, registrando in molte località un forte incremento degli acquisti da parte del pubblico che sembra aver apprezzato la nuova collezione proprio per la presenza della componente femminile dello sport più seguito d'Italia. Album e bustine sono andate a ruba nelle città che vantano una tradizione di donne e pallone o con squadre al vertice del campionato.
Su un fronte decisamente diverso, anche l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha avviato al mercato una nuova iniziativa, introducendo per conto della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità la collana editoriale "I diritti umani delle donne" con l'intento di diffondere, tradotti in italiano, i testi dei principali documenti internazionali riferiti ai diritti delle donne o elaborati tenendo conto della differenza tra i due sessi. Leggiamo nella presentazione che nella collana editoriale sono previsti sia testi che hanno valore di legge (convenzioni, trattati, protocolli internazionali), sia documenti politici (piattaforme, dichiarazioni, risoluzioni di organismi ONU), il cui peso è dato non dalla forma giuridica ma dall'impegno solenne assunto dai governi all'atto della sottoscrizione. I primi volumi, pubblicati all'inizio del mese di febbraio, sono: La Convenzione delle donne; La Convenzione contro il razzismo; Donne, migrazione, diversità.
Dunque, è forse tempo, nuovamente, di pensare al femminile, non tanto perché non lo si sia fatto fino ad adesso, quanto perché tutto lo sventolare relativo all'emancipazione, alla parità dei sessi, all'avanzamento delle donne in tutti gli ambiti professionali non è così scontato come si vorrebbe far credere. Ritengo, infatti, che il prevaricante impatto di aspetti legati fortemente al mondo della comunicazione, soprattutto di quella massmediologica, proponga e contribuisca all'affermazione di profili femminili di dubbia emancipazione e di scarso valore aggiunto.
Il progetto editoriale della neonata "Genesis" sorge in seno ad una società scientifica che si è costituita nel 1989, per iniziativa di un gruppo di donne operanti nel settore, con l'intento di incrementare, integrandoli, i contributi e le conoscenze sulla storia di genere elaborati dal movimento femminista e dalla ricerca degli ultimi decenni. La rivista, edita da una piccola e coraggiosa casa editrice romana, la Viella, da anni impegnata sul versante del lavoro editoriale dedicato alla storia e alla storia dell'arte medievale ed essa stessa guidata da una donna, ha una cadenza semestrale, con uscite in primavera e in autunno. Ogni numero comprende una parte tematica, una sezione per le ricerche libere e sette rubriche che, non presenti contemporaneamente, saranno riferite, via via, a biografie, fonti, forum, generazioni, interviste, rassegne, resoconti. La scelta del tema monografico, fondamentale perché dà l'impronta al numero, «sarà guidata dal progetto scientifico e culturale illustrato e sarà attenta a raccogliere suggestioni e stimoli dal tempo presente e dalle contingenze politiche e sociali, accettando la sfida di un'indagine storica capace di contribuire in modo significativo alla comprensione della realtà attuale: una comprensione che può passare solo attraverso la fitta trama della ricerca e della memoria».
La Società delle Storiche, «frutto del felice incontro tra movimento femminista e ricerca storica», raccoglie al suo interno professioniste di diversa provenienza, accomunate dall'obiettivo di favorire e amplificare «il coordinamento e il potenziamento degli studi, la sperimentazione didattica e la valorizzazione del lavoro delle donne storiche, indipendentemente dall'oggetto della loro ricerca».
Gli studi storici sulle donne e di genere hanno espresso apprezzabili risultati anche in Italia già a partire dagli anni Settanta, di pari passo con l'emersione del movimento femminista e con il progredire delle sue attività e, soprattutto, delle sue riflessioni. I contributi sono stati importanti e cospicui, caratterizzati anche per l'innovazione in campo metodologico, artefici di varchi originali sul versante della comprensione critica dei fenomeni e delle interpretazioni "alternative". A differenza di altre aree geografiche del pianeta, in particolare di quelle nordamericana ed europea, questi studi sono progrediti in ambiti differenti da quelli istituzionali, fuori dalle università, per libera iniziativa di studiose che hanno affinato e approfondito queste ricerche.
Pur in tale "solitudine" istituzionale il cammino è stato molto interessante perché la sensibilità delle ricercatrici non ha permesso l'isolamento e l'autoreferenzialità. L'adozione dello strumento principe impiegato in ambito scientifico per la diffusione degli studi e delle ricerche, quello della fondazione di riviste, è stato, infatti, prontamente utilizzato. Come è confermato nell'editoriale di presentazione a firma di Marina Caffiero, Dinora Corsi e Maura Palazzi, coordinatrici del progetto, questo passaggio è risultato strategico soprattutto ad "ampliare il campo tematico e la metodologia, a collegare gli studi italiani con quelli degli altri Paesi". Sono state fondate, infatti, alcune riviste che per anni hanno rappresentato un punto di riferimento, rivelandosi strumento importante di approfondimento e di comunicazione. Viene ricordata, in particolare, l'esperienza di "DWF donnawomanfemme" (1975) e di "Memoria" (1980), che conclusero entrambe la loro vicenda editoriale agli inizi degli anni Novanta e che non sono state più sostituite.
"Genesis" si colloca, da questo punto di vista, nell'alveo di una corrente
già segnata, non impetuosa ma senz'altro consistente e stabile di
tradizione di storia delle donne e di genere. Il progetto culturale ha
alcuni punti fermi che le ricercatrici ritengono qualificanti per il loro
prodotto. C'è, innanzitutto, una particolare attenzione alla dimensione
cronologica dell'indagine, quindi a ricerche sulle differenti epoche storiche
e, soprattutto, ad una utilizzazione della dimensione diacronica come strumento
efficace che consente di accertare criticamente i punti di rottura presenti
in certe periodizzazioni tradizionalmente accettate e di metterli in discussione.
Gli interventi non saranno, perciò, unicamente incentrati sulla
situazione italiana ma andranno ben oltre, nell'intento di non privilegiare
una visione unicamente eurocentrica della storiografia e una chiave di
lettura esclusivamente occidentale. L'impegno politico nel suo stretto
contatto con la ricerca storica è l'altro aspetto da tenere in considerazione,
perché caratterizzerà tutto il lavoro del giornale e ad esso
si collega strettamente «la questione cruciale dell'incontro e del
rapporto con le nuove generazioni». Del resto, questa è già
una caratteristica della Società che, negli anni, ha promosso incontri
proprio sui temi complessi della trasmissione e della comunicazione ed
è aperta, con interlocuzione diretta, a quanti, donne e uomini,
siano rivolti a conoscere e a riflettere sul passato con le metodologie
che si sono descritte.
Il primo numero di "Genesis" è dedicato al tema "caldo" Patrie e appartenenze che, nello specifico femminile, assume soprattutto un richiamo originale a territori inesplorati e sconosciuti più che a una "banale" e scontata connotazione secondo criteri di attualità politica. Tale riflessione, come si rileva nell'introduzione, non è nuova per la Società italiana delle Storiche, che hanno tenuto il loro primo Congresso, nel 1995, sul tema del rapporto tra Identità e appartenenza e che considerano un giunto strategico di trasmissione le grandi questioni della nazionalità, dei legami etnici e del multiculturalismo.
Come è evidente, l'intera questione dell'appartenenza alla patria è questione poco studiata mentre, già nei contributi di questo primo numero, si può constatare l'originalità di certe analisi dedicate al tema. La preminenza è data da analisi di diretta pertinenza con la storia italiana (tra l'altro il numero si apre con un saggio, quanto mai opportuno, su Nazione, patria, madrepatria. Una questione lessicale, di Patrizia Cordin), quali l'appartenenza nazionale e alla cittadinanza negli scritti di donne italiane dell'Ottocento o le fedeltà femminili nell'Italia fascista o le donne "italiane" a cavallo tra due terre, il Südtirol e l'Alto Adige, anche se alcune riflessioni approfondiscono la materia rivolgendosi, per converso, ad argomenti meno scontati e ad ambiti geografici di oltre confine.
Un paio di saggi prende le mosse dal termine "governante" e ne individua non solo la peculiarità del doppio significato a differenza dell'unicità di quello maschile, ma ne analizza l'ambiguità di fondo. Il termine lessicale è analizzato nel contesto storico francese dove, per secoli, la Regina è stata di appartenenza francese per matrimonio e non per diritto perché straniera, e, per effetto della legge salica, moglie o vedova del re più che regina e, quindi, contemporaneamente suddita e sovrana. Ma essere governante è anche la professione di chi, Matmazels nell'harem di provenienza occidentale, andava a lavorare per ricche e possidenti famiglie dell'Impero ottomano e trasmetteva, da subordinata (come "serva") e da antagonista, valori propri di una cultura altra e colonizzatrice.
Il Forum dedicato a Storia orale, memoria delle donne e storia nazionale ospita un approfondimento legato ad aspetti strettamente riferiti alle guerre del Novecento: «Nel gioco tra memoria privata, memoria politica e uso pubblico della storia, le voci dissonanti della memoria sfidano lo stereotipo dell'identità nazionale» e quelle femminili, finalmente ascoltate, consentono la riconsiderazione di molti eventi storici, assumendo un valore di grande innovazione e originalità.
Infine, nel riportare, senza bisogno di parafrasi, una citazione testuale
dall'introduzione al tema del Forum, vorrei mettere bene in evidenza
quanto queste riflessioni ci riguardino, ancora oggi, da vicino: «La
memoria delle donne mostra non solo la capacità di agire il confine,
reso fluido dalla guerra, tra pubblico e privato, tra la conferma dei ruoli
materni delle donne e il loro sovvertimento, ma anche la necessità
di elaborare specifiche categorie di rappresentazione e interpretazione
di un passato che è stato cancellato e manipolato».