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AIDAinformazioni
ISSN 1121-0095, trimestrale
anno 21, numero 1, gennaio-marzo 2003

Recensioni
A cura di Anna Baldazzi
Donna Haraway, Testimone_Modesta@FemaleMan(c)_incontra_OncoTopo(tm). Femminismo e tecnoscienza. Milano : Feltrinelli, 2000
Recensita da Daniele Silvestri, Vulcanoidee srl, Roma, daniele@vulcanoidee.com
"Fare connessioni è il tipo di fisiologia che voglio
incoraggiare nella scienza femminista". (p. 181)
Quella di Donna Haraway, studiosa femminista di storia e filosofia della scienza, attualmente in carica presso il Dipartimento di Storia della Coscienza all'Università della California a Santa Cruz, può essere definita la filosofia dell'ibridazione.

Il suo programma epistemologico, più che in una riflessione sulle strutture logiche-formali del sapere scientifico, affonda le sue radici nel terreno delle relazioni tra il politico e l'economico, il sociale e i programmi di ricerca. In questo terreno la scienza si delinea come prassi culturale e cultura della prassi, e costruisce il proprio discorso a partire da metafore e figure tropiche. Haraway nell'intervista con Goodeve accentuerà proprio il senso della metafora: «tutte le mie metafore implicano un'azione sinergica a un livello di complessità che non può essere affrontato attraverso le piccole parti che lo compongono». Disvelare i tropi che agiscono nell'immaginario tecnoscientifico, secondo Haraway, è uno dei compiti assunti dall'approccio critico femminista alla teoria della scienza. E il cyborg è la sua metafora più nota, un ibrido organico e tecnologico che supera i dualismi con cui per secoli si è drasticamente spiegato il mondo. Ne deriva che l'analisi condotta sui giochi metaforici della tecnoscienza è radicale e stimolante anche se, per alcuni tratti, problematica.

Fondamento di tutto il libro è l'intuizione della tecnoscienza come luogo di collasso delle categorie classiche della filosofia, di fusione delle opposizioni tra naturale e culturale, tra soggetto e oggetto, tra umano e non-umano. I limiti, le barriere disciplinari fluttuano, si assottigliano, confluiscono l'uno nell'altro. FemaleMan(c) e OncoTopo(tm) sono personaggi ideali del libro posti al centro di questi processi. OncoTopo(tm) - topo transgenico utilizzato nella ricerca sui tumori del seno - e FemaleMan(c) - personaggio tratto dal romanzo fantascientifico The female man di Joanna Russ (1975) - vivono «grazie all'implosione di informatica, biologia ed economia», vivono «nell'attimo del collasso epocale di organismi, informazione e forme di vita mercificate» (p. 109). Tutti e due sono al centro di ibridazioni biotecnologiche e semiotiche tra il reale e il letterario. In queste nuove creature la dialettica tra l'autore e l'opera si complica enormemente: il segno del copyright posto vicino a FemaleMan(c) inverte l'opera con l'autore. Haraway passa ad analizzare molti tropi attingendo di volta in volta dalla storia della scienza - testimone modesta rinvia alle ricerche di Robert Bayle alla fine del '600, durante la Rivoluzione scientifica inglese - dalle politiche commerciali delle corporazioni, da materiale pubblicitario e perfino da vignette umoristiche.

La sua attenzione si concentra sui meccanismi della credibilità scientifica, sui processi di feticizzazioni del gene assunto a vita stessa, sul tropo del feto come luogo delle battaglie biomediche dove vengono poste in gioco la libertà, la giustizia e la cittadinanza. Ogni capitolo è aperto da un'opera pittorica di Lynn Randolph; i suoi quadri, che nascono dalle suggestioni del pensiero della Haraway, si innestano in un complesso contrappunto nella struttura del libro: Randolph interpreta pittoricamente Haraway e Haraway si fa interprete di Randolph. Le immagini-metafore rappresentano la naturcultura, in cui l'elemento tecnologico culturale compenetra la natura e viceversa, superando i limiti vicendevoli in una assemblata complessità di ibridazioni pittoriche. Emblematico l'olio su masonite (1994) con il titolo Il laboratorio, ovvero la passione di OncoTopo ambientato in una dialettica glocale di fine del Secondo Millennio in cui vive l'ibrido topo-umano.

L'insistenza sullo statuto metaforico del racconto scientifico a volte sembra scivolare in una forma di relativismo. Ma è la stessa Haraway a metterci in guardia da questo tipo di fraintendimento: l'opposizione tra realismo e relativismo è una delle opposizioni che non trovano più ragion d'essere. Il problema è quello di indirizzare lo sguardo verso modelli standard di oggettività che tengano conto che «non esiste categoria indipendente dalla narrativa, dal tropo e dalla tecnica». Dimenticare questo comporta da una parte una perdita di democrazia, dall'altra una cristallizzazione delle categorie e delle tassonomie operanti nel discorso tecnoscientifico. L'approccio critico della Haraway dovrebbe in qualche modo assicurarne la fluidità.

Come strumento di un approccio oggettivo, per il tipo di posizionamento femminista evocato, viene indicata la scienza statistica sia perché essa si muove all'interno di uno statuto intersoggettivo, sia perché «la storia della statistica è direttamente correlata agli ideali di oggettività e democrazia»: «il posizionamento non è un tentativo empirico di mettersi dalla parte dell'oppresso, ma uno strumento cognitivo, psicologico e politico per un più adeguato sapere giudicato a partire dagli standard non essenzialisti, storicamente contingenti e situati dell'oggettività forte».

Testimone_modesta@Secondo_Millennio si situa organicamente nella "narrativa delle sue preoccupazioni intellettuali", accanto alle sue tre precedenti opere - Primate visions : Gender, race and nature in the world of moderne science (1989); Cyborg and women : The reinvention of nature (1991); Modest_witness (1997) - in cui «il tema principale è il potentissimo legame tra fatto e finzione, tra il letterale e il figurativo o tropologico, tra lo scientifico e l'espressivo». Essa raccoglie anche la sfida transdisciplinare di Hayden White e James Clifford che negli anni '80 davano corpo al dottorato di Storia della Coscienza - non-disciplina attualmente insegnata dalla Haraway - in cui agglomerati di saperi eterogenei acquistano senso nel linguaggio e nella narrativa «come costitutiva della storia, dell'antropologia, e di altri rami del sapere». Nel pensiero della Haraway trovano riscontro epistemologico Foucault e Kuhn, George Canguilhelm filosofo anticartesiano degli anni '60 e il ritualismo cattolico della sua formazione familiare, Bateson e altri; ma è soprattutto il clima iconoclasta e innovativo dell'Università della California che spinge la riflessione della Haraway a dissolvere i confini tra naturale e artificiale, tra corpo e anima, tra uomo e animale per situare la tecnoscienza sempre più in orizzonti inesplorati.


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